Parte Terza - La Ballata della Morte

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Il signor Harris si era accasciato a terra sotto gli occhi della signora Larsen che aveva fatto di tutto per aiutarlo e rianimarlo ma senza successo.
I paramedici stavano sistemando il copro dell'uomo dentro un sacco per cadaveri mentre la signora dava le spalle alla scena e raccontava piangendo ad un'infermiera come erano andate le cose.

La porta d'entrata era spalancata e l'aria fredda di novembre entrava con prepotenza nell'appartamento dei due anziani facendosi strada come un cucciolo curioso di esplorare ogni angolo.
«Cosa è successo?» Un viso familiare fece capolino proprio dall'uscio distraendo la Larsen dal suo angosciante racconto.
«Signor Moen!» esclamò lei facendo un respiro profondo per poi scoppiare in un pianto sconsolato portandosi le mani sul volto per coprire gli occhi ormai gonfi.

L'infermiera provò a consolare la donna che aveva di fronte accarezzandole una spalla e la invitò a sedersi sul divano ma solo quando Moen la accompagnò prendendola per un braccio, la signora Larsen si sedette sul sofà.
«Il mio compagno è morto» esclamò poi la donna distrutta dal dolore.
«Come è successo?» chiese l'uomo che si era seduto accanto a lei.
«Non ne ho idea» concluse la signora. «Si è accasciato e se n'è andato.»
Il signor Moen non aveva parole per una perdita così grande e non sapeva nemmeno come si faceva a consolare una signora anziana che perdeva uno dei grandi amori della sua vita.
«Non sia triste» disse poi. «Crede nel paradiso?»
La donna alzò le spalle, non sapeva che cosa rispondere.
«Il suo compagno se n'è andato senza soffrire.»
La vita era fatta di alti e bassi, di felicità e di tristezza, ma come tutte le cose, belle o brutte che fossero, c'era sempre una fine. Per alcuni era un'addio sereno, per altri tormentato, improvviso, all'insaputa di tutti o già pianificato, con mille giorni per salutarsi  mettersi il cuore in pace, ma la signora Larsen si stava chiedendo se fosse stato meglio così, all'improvviso ma senza dolore per il signor Harris, o se avesse preferito avere il tempo di dirgli addio ma vederlo soffrire. Sapeva che l'ultima idea era da egoisti e non doveva nemmeno essere arrabbiata per quello che era successo, in fondo si veniva al mondo senza volerlo e allo stesso modo lo si lasciava, le anime erano solo di passaggio sulla terra e destinate alla vita eterna in qualche altro posto, magari nell'Eden descritto nei Testi Sacri, o magari in un ipotetico inferno dantesco. Nessuno poteva immaginare che cosa ci fosse prima della nascita e dopo la morte, erano tutte supposizioni, come l'idea della reincarnazione.

Se avesse saputo che quello era il suo ultimo giorno, non sarebbe andata in biblioteca a scegliere un libro, sarebbe rimasta con lui in modo da poterlo salutare, ma non aveva potuto farlo ed era arrabbiata, sia con sé stessa per non aver passato più tempo con lui, sia con il compagno perché aveva lasciato un immenso vuoto senza un ultimo addio, senza avvisare, senza il minimo segnale che potesse prevedere la sua partenza.
«Il signor Harris rimarrà sempre con lei» continuò poi Moen. «Proprio qui» le disse indicandosi il cuore.
La signora Larsen smise di piangere, si asciugò il volto con un fazzoletto umido che aveva in mano e cercò di farsi forza.

I paramedici avevano caricato l'uomo senza vita su una barella e stavano informando la signora di ciò che sarebbe successo di lì a breve: avrebbero spostato il corpo in una struttura adibita alle camere ardenti, avrebbero pulito e rivestito il signor Harris di tutto punto e poi l'avrebbero chiamata per potergli fare visita. La donna annuì e si precipitò in camera a scegliere quali vestiti far indossare al compagno per l'ultimo saluto prima del viaggio verso una nuova vita e scelse il completo che aveva indossato per portarla a teatro al loro primo appuntamento.
«Ecco qua» disse poi tornando in salotto e consegnando il malloppo ai paramedici che a loro volta li avrebbero consegnati a quelli delle pompe funebri.

La squadra speciale dell'ospedale lasciò la casa della signora Larsen lasciando un grandissimo silenzio e disordine a circondarla. La donna iniziò a sistemare la cucina mentre il signor Moen era ancora seduto sul divano.

«Vuole che la aiuti?» le chiese mentre la signora stava rimettendo in piedi la sedia dove poco prima vi era seduto il compagno.
«Non si preoccupi» rispose lei. «Vuole un caffè? è quello che aveva dato ad Harris» spiegò poi.
«No» disse secco il signor Moen. «Cioè, no grazie, l'ho già bevuto prima che succedesse tutto questo.»
La signora Larsen rimase un po' interdetta da quella risposta ma non le diede molto peso, probabilmente anche il suo vicino era rimasto scosso da ciò che era successo.

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