La signora Larsen aveva il cuore a mille. Aveva appena lasciato la casa del signor Moen e aveva trovato un indizio che poteva essere una prova insieme al pacchetto di caffè macinato.
La donna si era fermata davanti la porta della propria abitazione con le chiavi in mano e pronta per inserirle nella serratura.
Poi però cambiò idea.
Uscì nuovamente dal palazzo per fare una passeggiata e prendere una boccata di aria fresca.
La donna aveva con passo lento si allontanò dalla palazzina, estrasse il cellulare e fece una chiamata.
«Pronto?» chiese una voce maschile dall'altro capo del telefono.
«Ciao Jensen, sono Larsen» disse la donna.
«Dimmi» continuò sospirando.
«Ho trovato un indizio in casa di Moen, ma mi serve il tuo aiuto.»
«Ancora con questa storia?»
«C'era una termosigillatrice in cucina. Probabilmente l'ha usata per richiudere il pacchetto d caffè dopo averci messo il veleno.»
«Senti, Larsen» disse l'uomo senza pazienza. «Anche io a casa ho quell'affare ma non significa che impacchetto veleni e poi li distribuisca! Ho visionato il documento della morte di Harris quando te ne sei andata e confermano che è venuto a mancare perché il cuore non ha più retto a causa dell'età.»
«Hanno sbagliato, non hanno fatto le dovute analisi.»
«Ti prego, Larsen. Sono dei professionisti e non volevano nemmeno darmi accesso alla cartella» le spiegò Jensen.
«Non volevano fartela vedere perché nascondono qualcosa!»
«Adesso basta, per favore. Stai diventando paranoica!»
«Sto solo cercando di scoprire la verità sulla morte di Harris e ti sto chiedendo una mano.»
«La verità è che queste cose capitano! Non scegliamo noi quando andarcene o quando venire al mondo, purtroppo la vita è così e dovremmo imparare a goderci ogni singolo giorno prima che sia troppo tardi. Capisco molto bene il tuo dolore, sai che ho perso mia moglie a causa di una Førerløs bil mal funzionante e ho passato mesi a chiedermi cosa sarebbe successo se fossi andato a prenderla io al lavoro, se fosse uscita cinque minuti dopo, se avesse preso un'altra macchina, ma questa non è vita. Le disgrazie come queste capitano, sarà colpa del destino, sarà colpa del karma, chiamalo come vuoi, ma non possiamo pensare che tutte le morti siano omicidi e andare in paranoia.»
«Jensen...»
«Prenditi un periodo per elaborare il lutto, ma ti prego, non continuare con questa storia, ti farai solo del male. Se vuoi ho il numero di un bravo psicologo specializzato in lutti. Posso...»
«Non ho bisogno di andare da una persona del genere. Mi stai dando della pazza?»
«Larsen, ha aiutato anche me. Non sei pazza e capisco che tu non te ne sia ancora fatta una ragione, ma ti prego, fatti aiutare.»
Dopo quelle parole, la donna riattaccò il telefono senza salutare l'ex collega, negandogli anche l'opportunità di finire il suo discorso.
La signora Larsen era irremovibile sulle sue idee e avrebbe fatto qualsiasi cosa per smascherare Moen. La sua esperienza alla N.U.F.V. le aveva insegnato che tre indizi facevano una prova e raramente erano frutto di una casualità, ma avrebbe seguito l'unico consiglio buono che Jensen le aveva dato: si sarebbe presa qualche giorno per elaborare la morte di Harris nella casa dove aveva passato l'infanzia.
La signora Larsen tornò a casa sconsolata. Aveva versato qualche lacrima mentre camminava verso l'abitazione ma era stanca di continuare a piangere.
La donna rientrò in casa lasciando che la porta si chiudesse dietro di lei sbattendo, fregandosene del trambusto e fregandosene dei vicini indispettiti.
Si diresse subito in camera, estrasse un borsone dall'armadio e iniziò a riempirlo di qualche cianfrusaglia da portare cose sé: un paio di maglioni, lupetti termici, qualche pantalone comodo e un paio di pantofole semi nuove che teneva accantonate per qualche occasione speciale, come finire in ospedale, ma pensò che se avesse dovuto farsi curare d'urgenza, i medici non le avrebbero di certo guardato le ciabatte.
I vestiti erano ben piegati e il borsone pieno solo per metà, avrebbe potuto portare con sé altro vestiario ma, invece, decise di prendere il suo tablet nuovo di zecca. Vi infilò dentro anche le medicine per la pressione alta, un paio di mutande a vita alta e un solo reggiseno perché tanto, di seno, non ne aveva mai avuto molto.
Una volta preparata la valigia, si sedette sul letto e guardò la foto del compagno che teneva sul comodino.
«Cosa ti è successo?» chiese la donna all'immagine che aveva davanti.
Prese in mano la cornice, una lacrima rigò il vetro, poi se la portò al petto per abbracciarla.
«Mi manchi così tanto» disse poi la signora Larsen stringendo talmente forte la foto da far aprire lo sportello posteriore della cornice.
L'anziana riappoggiò il cimelio sul comodino.
«Ci mancava solo questo» sbuffò Larsen con le lacrime agli occhi pensando di aver rotto la cornice.
La donna raccolse tutti i pezzi: il cartoncino che avrebbe dovuto tenere ferma la foto sul retro, la foto, il vetro, il telaio in legno e una macroSD che si era materializzata alla distruzione della cornice.
La signora se la fece girare tra le dita, era più piccola di una sua unghia. Riteneva persino incredibile il fatto di averla trovata e non averla gettata per terra pensando fosse un insetto.
Ricompose la fotografia, si alzò dal letto con la SDchiusa saldamente nel suo pugno sinistro e andò a mettersi le scarpe e ilcappotto, pronta per uscire di casa e dirigersi a Bergen nella casa difamiglia.
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FUTURE LIBRARY
Mister / Thriller2114, Oslo. La Future Library sta per aprire le porte a tutta la popolazione mondiale: una biblioteca composta unicamente da 100 volumi, scritti a partire dal 2014 - uno all'anno - e custoditi gelosamente per non farli leggere a nessuno prima del p...
