COLE'S POV
<<Cole, Micòl, prima che vi alziate, volevo avvisarvi che ho intenzione di organizzare una festa di beneficenza per facilitare il vostro rientro a scuola. Almeno in una volta sola, tutta la città saprà del nostro rientro>>
Traduzione: sfilata di ricchi, foto sui giornali locali, la solita smania di farsi vedere, dopo un lungo periodo lontani dai riflettori. Di beneficenza non ha nulla, questa festa, è solo un'altra vetrina per nostra madre.
<<E nostro padre?>>
le chiede Micòl, tornando a sedersi, mentre io rimango in piedi, posando le mie mani sullo schienale della sedia.
<<Vostro padre sarà già presente il giorno in cui verrà organizzata questa festa, quindi non vi preoccupate>>
risponde nostra madre, appoggiando le posate sul tavolo.
<<Ora potete andare>>
Con il suo permesso, io e Micòl prendiamo ognuno la propria direzione. Io mi dirigo verso il pianoforte in fondo alla sala e, una volta seduto sullo sgabello nero del piano, mi concedo alcuni minuti lasciando scorrere le dita sullo strumento lucido e privo di polvere. Dopo un momento di contemplazione, apro la serrandina del pianoforte trovandomi davanti alla tastiera anch'essa pulita, nonostante il lungo tempo trascorso senza essere usata. Il primo brano che mi viene in mente è la Sonata claro de luna di Beethoven, che è ormai parte di me per quante volte l'ho suonata. Così lascio scorrere le dita sui tasti: la melodia lenta e malinconica mi permette di immergermi completamente. È in quel momento, cullato dal suono, che mi ritrovo in un mondo dove sono io a dettare le regole, i ritmi e l'intensità. Un mondo dove domino e non vengo dominato. Lentamente il suono si diffonde nella stanza come una carezza, discreta e controllata.
<<Sai, Cole, durante la festa potresti suonare uno di questi brani. Farebbe molto effetto>>
La voce pacata e compiaciuta di mia madre mi risveglia dal senso di pace in cui ero sprofondato. Ovviamente, per lei la musica non è altro che un passatempo, un'arte da esibire per impressionare.
<<Ti riserveremo un momento preciso della serata in cui potrai dilettare nel suonarci qualcosa di bello>>
prosegue, compiaciuta della sua stessa idea.
<<Direi che possiamo iniziare con i preparativi già da domani>>
E con questo, senza attendere una mia risposta, esce dalla sala, lasciando dietro di sé una scia del suo profumo e un vuoto ben più invadente. Ormai la voglia di suonare mi è passata, perciò chiudo la serrandina e mi appresto a uscire dalla grande stanza occupata dai domestici che ripuliscono silenziosamente il tavolo dove abbiamo da poco finito di pranzare. Il leggero tacco delle mie scarpe stringate risuona impercettibile sul pavimento mentre mi dirigo verso la mia camera da letto.
Raggiungo in poco tempo la mia destinazione e, stranamente, trovo in corridoio, appoggiata sulla porta chiusa della sua camera, Micòl. Senza dare troppo peso alla cosa, mi volto verso la mia stanza proprio di fronte alla sua.
<<Dobbiamo comprarci dei telefoni>>
dice mentre sto per entrare e lasciarla sola nel corridoio.
<<Lo sai cosa ha detto papà. Ci procurerà lui dei telefoni sicuri>>
<<Oh no. Se saranno delle scatole di latta come quelle che avevamo nell'altra casa, direi proprio di no>>
<<Micòl, non possiamo correre rischi>>,
rispondo sollevando leggermente la testa, esasperato.
<<E che rischi vuoi che corriamo se tra poco arriverà la scorta di guardie del corpo di papà?>>
Mi volto fulminandola con lo sguardo.
<<Micòl>>
sibilo, avvicinandomi a lei.
<<Okay boss. Non volevo contrariarla>>
dice sollevando le mani in segno di resa.
<<Comunque, non sono d'accordo con questa festa di beneficienza. Ci saranno tutti i nostri vecchi compagni di classe e io non voglio vederli tutti insieme in una volta sola, dentro casa mia>>
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FATE
RomanceDopo un anno lontani da tutto, Micòl e Cole tornano nella loro città natale. Credevano che la fuga avrebbe messo fine alle loro paure, che il passato sarebbe rimasto indietro, ma certi fantasmi trovano sempre la strada di casa. Ricominciare non è se...
