MIRAGE'S POV
Sbatto le palpebre un paio di volte, poi ancora. La luce è troppo forte, fastidiosa. Solo dopo qualche secondo riesco a tenere gli occhi aperti, ma appena lo faccio un dolore acuto alla testa mi trafigge. Istintivamente porto la mano alla tempia, ma qualcosa non va, le mie braccia non si muovono.
Abbasso lo sguardo, confusa.
Le mie mani sono legate ai braccioli di una sedia metallica e la corda mi scava nei polsi, ruvida e tagliente. Sento il battito del cuore farsi irregolare, troppo veloce.
Mi raddrizzo di scatto sulla sedia di metallo, cercando di capire dove sono.
La stanza è vuota, spoglia. Il pavimento di mattoni rossi assorbe la poca luce che arriva dalla lampada gialla sospesa e tremolante, mentre una scrivania metallica e uno scaffale nudo completano il quadro. Il silenzio mi avvolge, pesante, denso, come se l'aria stessa fosse diventata materia.
Cerco subito un modo per liberarmi, stringo i polsi, provo ad allentare la corda, ma non si muove di un millimetro. Tiro ancora fino a quando non sento la pelle bruciare sotto la stretta, ma la corda non cede. Non so dove sono, né come ci sono arrivata, ma una cosa mi è chiara: non è un sogno, non è un brutto scherzo. Inizia a farsi strada in me una consapevolezza gelida. Nei film e nei libri che ho letto, chi si sveglia legato in una stanza vuota non sopravvive mai troppo a lungo.
Smetto di lottare e mi aggrappo al respiro, sperando che la calma porti chiarezza, ma nella mia mente le domande rimbalzano come schegge e il panico cresce, si allarga in ogni spazio del mio corpo, impetuoso e incontrollabile.
Vorrei solo capire come sono finita in questa situazione, cosa ho fatto di male e chi mai vorrebbe farmi del male, ma non faccio in tempo a trovare delle risposte che la porta alle mie spalle si apre con un rumore secco.
<<Finalmente ti sei svegliata. Ho seriamente pensato di averti ucciso con quella dose di sonnifero.>>
La voce mi risulta familiare, ma ci metto qualche secondo a riconoscerla. Poi la figura avanza nella luce: Thierra e con lei tornano, come un pugno allo stomaco, i ricordi che credevo di aver perso.
<<Cosa vuoi da me?>>,la voce mi esce roca e tesa.
<<Non provarci nemmeno>>, mi risponde con un sorriso freddo e ironico, riferendosi al mio movimento brusco, a quel tentativo disperato di sciogliere le corde.
<<Tyler è stato un marine. Quelle corde non si sciolgono facilmente.>>
Chi? Tyler?
Quasi in risposta ai miei pensieri, un uomo imponente compare accanto a lei. I miei occhi si posano su di lui solo un secondo, poi distolgo lo sguardo. Non voglio sapere di cos'altro è capace.
<<Finalmente hai capito>>, commenta Thierra con quel tono compiaciuto di chi sa di avere il controllo.
Si siede sulla scrivania a pochi metri da me, dondolando le gambe con una calma che mi sorprende. Indossa dei jeans neri che la fasciano perfettamente e ha assunto una postura rilassata. Il trucco è più marcato del solito, definito, quasi studiato per evidenziare un'età leggermente più avanzata di quella che avevo immaginato.Sembra più grande, più sicura, più consapevole del suo potere. Mi fissa in silenzio, osservando ogni mio piccolo movimento.
<<Non mi guardare in quel modo. Non sono io la persona da odiare. Appena capirai chi sono i veri nemici, mi ringrazierai per averti aperto gli occhi>>
Si china sulle ginocchia, quasi in posizione di sfida.
<<Cosa vuoi da me?>>
Ripeto con più calma, anche se dentro di me sto facendo le mie ultime preghiere.
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FATE
RomansaDopo un anno lontani da tutto, Micòl e Cole tornano nella loro città natale. Credevano che la fuga avrebbe messo fine alle loro paure, che il passato sarebbe rimasto indietro, ma certi fantasmi trovano sempre la strada di casa. Ricominciare non è se...
