COLE'S POV
Non appena scende dal veicolo, riparto senza voltarmi. Mi lascio dietro il suo profumo dolce, quegli occhi grandi da cerbiatta e i capelli mossi che le cadevano sulle spalle. Non so spiegare perché, ma c'è qualcosa in lei che mi attrae e questa cosa mi irrita.
Quando il cancello di casa compare all'orizzonte, lo apro con un gesto rapido e parcheggio accanto all'ingresso. Spengo il motore, salgo i gradini in due falcate ed entro. Mi accoglie un silenzio innaturale. Strano: a quest'ora i domestici sono ancora in giro.
Appena accendo la luce, la sagoma di mio padre mi appare davanti, immobile sulla soglia del salone, con le braccia conserte e lo sguardo tagliente come una lama che mi attraversa senza bisogno di parole, perché basta la sua presenza a rendere l'aria più densa e pesante, quasi soffocante.
<<Dove sei stato?>>
Non gli rispondo, consapevole del fatto che è già a conoscenza della risposta.
Avanza, lento, misurato. Poi la sua mano si chiude sulla mia mandibola, con una forza tale da costringermi a guardarlo negli occhi.
<<Sai Cole, tu sei il mio erede, la mia carta vincente e se perdi tempo a queste feste mondane dove i ragazzini si ubriacano fino a perdere la testa non andrai da nessuna parte>>
<<Hai bevuto?>>
<<Solo un bicchiere>>
Trattengo tutto il disprezzo che ho in corpo.
<<Hai fatto sesso?>>
Mi perfora con lo sguardo, ma io resto impassibile.
<<No>>
<<Hai toccato qualcuna?>>
<<Può darsi, ma poi mi sono stufato>>
Non distolgo gli occhi dai suoi.
Gli occhi gli brillano di disprezzo e compiacimento insieme. «Sai quante ragazze sarebbero disposte a infilarsi nel tuo letto pur di vantare un figlio tuo? Denaro, nome, eredità...»
<<E tu sai che quasi tutte le famiglie di questa città sono ricche e ignare dell'attività che conduci?>>
Gli lancio la provocazione.
Per un istante il silenzio ci divora. Poi le sue labbra si piegano in un sorriso gelido. «L'uomo è programmato per volere sempre di più.» La sua presa sulla mia faccia si fa dolorosa. «E ricordati, Cole: nessuno ti amerà mai come me, tua madre... e forse tua sorella.»
A quest'ultima affermazione gli scoppierei volentieri a ridere in faccia per via della falsità del contenuto, ma mi trattengo. Dopo avermi guardato per un' ultima volta, si allontana da me con calma. Quando non vi è più traccia di lui mi stringo frustrato i capelli fino a quando la voce dolce e familiare di Margaret non mi raggiunge.
<<Cole>>
Mi volto appena. Lei è una delle poche persone che mi vede davvero, non come un burattino da ostentare in società. Eppure non le permetto di avvicinarsi troppo. Non voglio che pensi che sia facile da raggiungere, da amare. Le passo accanto senza una parola, il cuore che batte ancora troppo forte.
Salendo in camera, mando un messaggio a Micòl. Le scrivo di rientrare in silenzio, di evitare nostro padre. Non credo nemmeno che si sia accorto della sua assenza, altrimenti me lo avrebbe già fatto pesare.
Mi spoglio lentamente, lasciando cadere i vestiti a terra. Prendo accappatoio e asciugamano e mi rifugio sotto la doccia, sentendo l'acqua scorrere sulla pelle come se potesse lavarmi via la notte, mio padre, tutto. Resto lì a lungo, chiuso tra me e il vapore, cercando di ritrovare un po' di equilibrio.
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FATE
RomanceDopo un anno lontani da tutto, Micòl e Cole tornano nella loro città natale. Credevano che la fuga avrebbe messo fine alle loro paure, che il passato sarebbe rimasto indietro, ma certi fantasmi trovano sempre la strada di casa. Ricominciare non è se...
