COLE'S POV
Scoprire che anche lei odia il giorno del suo compleanno mi ha fatto uno strano effetto. È come se una parte di me, quella che si ostina a restare impassibile, si fosse incrinata per un istante. Un misto di dispiacere e fastidio mi stringe lo stomaco: dispiacere per non essermene mai interessato, fastidio per la mia stessa superficialità.
<<Cole, mi aiuti o no?>>
La voce di Alexander mi strappa dai pensieri. Mi volto verso di lui: è chino sul banco, concentrato su due becher che ribollono debolmente come se stessero covando un disastro imminente. L'odore di reagenti bruciati aleggia nell'aria.
<<Cosa stai combinando?>>
<<Ti pare il momento di farti i viaggi mentali?>>
<<Ti pare il momento di distruggere il laboratorio?>>
<<Dio, non dirmi che pensavi a Mirage. In laboratorio?>>
Abbasso lo sguardo, ma finisco per ridere.
<<Te l'ha proprio fottuta la testa>> commenta, scrutandomi. <<Hai riso senza che ti costringessi. Devo farle i miei complimenti.>>
<<Tu non farai niente>>, lo ammonisco afferrando i becher per salvare il salvabile. Riesco, con non poca fatica, a far rientrare la situazione e a impedire che Alexander faccia saltare in aria l'aula di chimica. Quando la campanella segna la fine dell'ora, il tintinnio metallico dei banchi e il brusio degli studenti riempiono la stanza. Raccogliamo le nostre cose e ci avviamo verso l'uscita.
<<Cole>>
Una mano compare davanti ai miei occhi.
<<Mi sembra di essere ritornati all'inizio dell'anno scolastico dove entravi in trance randomiche. Andiamo a mensa, sì o no?>>
<<No, vado a cercare Mirage>>
Mi guarda stranito, in cerca di spiegazioni che non gli do. Mi volto nella direzione opposta a quella del flusso di studenti e spero che lei non sia già in mensa. Vago per i corridoi finché non la trovo in compagnia del biondino, appoggiato all'armadietto accanto al suo. Stanno parlando e non sembra che si siano accorti di me. Decido comunque di avvicinarmi in silenzio per non interrompere la conversazione, ma il ragazzo mi nota poco dopo e avverte Mirage.
<<Ciao Cole>>
La sua voce è calma, limpida, priva della malizia che aveva questa mattina.
<<Non vi ho ancora presentati, lui è Cole. Cole Arthur>>
Vista l'espressione serena e amichevole di lui, non mi faccio troppi problemi a stringergli la mano e a ricambiare il sorriso.
<<Vi lascio soli, ci vediamo dopo. Ciao Cole>>
Si congeda senza ulteriori perdite di tempo e capisco che alla fine non sarà male come persona.
<<Non vai a mensa?>>
chiede chiudendo l'armadietto con un tonfo metallico.
<<No, ti volevo portare a mangiare fuori>>
<<E perché?>>
<<Come regalo del tuo compleanno>>
<<È già passato>>
<<Non è mai troppo tardi per festeggiarlo>>
Le labbra le si piegano in un sorriso, quello che fa brillare i suoi occhi più del riflesso della neve fuori.
<<E dove andiamo?>>
<<Lo scoprirai, spero ti piaccia la carne>>
Le dico, afferrandole la mano e conducendola verso l'esterno dell'edificio.
<<La amo>>
Le dita si intrecciano alle mie con naturalezza. Il contatto mi scalda, come se il gelo esterno avesse finalmente trovato un punto debole.
Mi pento di non aver preso la macchina, ma fortunatamente il posto è vicino e non dovrò far uso dell'autista.
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FATE
RomanceDopo un anno lontani da tutto, Micòl e Cole tornano nella loro città natale. Credevano che la fuga avrebbe messo fine alle loro paure, che il passato sarebbe rimasto indietro, ma certi fantasmi trovano sempre la strada di casa. Ricominciare non è se...
