CAPITOLO 57

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MIRAGE'S POV
<<Quindi ho veramente bisogno del tuo aiuto per decorare la scuola in tempo per Natale>>, mi spiega Dafne mentre camminiamo a passo lento verso scuola. La sua voce ha quella nota insistente che usa quando sa di starmi trascinando in qualcosa che non ho voglia di fare.
<<Ma è davvero necessario? Ci sono altre persone nella commissione e io vorrei utilizzare questo fine settimana per studiare>>

 E lo dico davvero, perché invece di studiare e pianificare le giornate di studio, mi sono ritrovata a tornare con la mente al momento in cui Cole ha messo fine a qualsiasi cosa potesse nascere tra noi.
Almeno adesso posso dire di aver capito davvero cosa intendessero i miei genitori quando mi ripetevano che la scuola è importante e l'amore può aspettare.

<<Siamo in poche, ti prego>>

Non è tanto per i suoi occhioni dolci, ma per quel bisogno disperato di distrarmi da me stessa che finisco per annuire.

<<Grazie, grazie, grazie!>>, esclama saltellando come una bambina prima di afferrare il telefono e iniziare a programmare la scaletta dei lavori per Natale.
<<Dopo scuola rimaniamo e ci organizziamo per bene per i preparativi>>

Annuisco, stringendomi nel cappotto. L'aria è così pungente che mi pizzica il naso e mi costringe ad arricciarlo per evitare che inizi a colarmi. Ogni respiro brucia appena e il fiato si trasforma subito in piccole nuvole bianche che si dissolvono in fretta.
I marciapiedi sono ricoperti da un sottile strato di brina che scricchiola sotto le nostre scarpe a ogni passo. L'odore nell'aria ha qualcosa di tagliente, come se da un momento all'altro potesse cominciare a nevicare e non vedo l'ora. La neve ha sempre avuto qualcosa di puro. Quando cade, tutto sembra rallentare: la città si fa più calma, più sospesa e in quei momenti, tutto sembra davvero un po' più bello.

<<Com'è andata l'uscita al bar con gli altri?>> le chiedo, ricordandomi dell'appuntamento a cui doveva andare.

«Bene. Sono riuscita a passare tutto il tempo con Alex, l'ho distratto da Micòl e ha anche riso», racconta soddisfatta.

Cerco di trattenere la mia disapprovazione, ma non ci riesco. Non abbiamo più accennato alla piccola discussione di ieri, anche se avrei voluto chiarire le cose. Dafne, però, sembra essersela completamente dimenticata.

«Dafne, ne abbiamo già parlato ieri. Non è giusto nei confronti di Micòl.»

Lei mi lancia un'occhiata infastidita.
«Mirage, non ho voglia di discutere di nuovo con te e tantomeno di questa cosa. Che ne sai tu di cosa sia giusto o meno in amore? Non sei mai stata fidanzata, non hai mai amato nessuno come io amo Alexander. Non puoi davvero capire cosa provo e perché sto agendo così.»

Le parole le escono tutte d'un fiato, con la voce che si alza di poco mentre si ferma di colpo, voltandosi verso di me per affrontarmi.

Le sue frasi mi colpiscono dritte al petto, lì dove il mio cuore da tempo batte per Cole, ma lei non lo sa, o forse non le importa. Non ha idea di cosa sia successo tra noi, né di quanto mi abbia ferita.

Vorrei dirle tutto, vomitarle addosso la verità, ma non se lo merita.
Non capisce che non sempre tutto ciò che viene fatto per amore è giusto e che a volte bisogna saper riconoscere quando è il momento di fermarsi.

Provo di nuovo la stessa sensazione di ieri, come se Dafne fosse diventata un'estranea. Non la riconosco più e questo pensiero mi pesa sul cuore. Abbasso lo sguardo verso il marciapiede, osservando i piccoli granelli di brina che scricchiolano sotto le nostre scarpe, poi volto lo sguardo avanti e continuo a camminare verso la scuola.

Raggiungiamo l'edificio in silenzio, accompagnate solo dal rumore delle macchine che passano lungo la strada e dal ritmo dei nostri passi sul marciapiede ghiacciato. 

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