MIRAGE'S POV
<<Girano voci che siano partiti di nuovo. Alexander ha provato a chiamarli, ma niente. Nessun segnale, nessuna risposta. Praticamente la stessa storia dell'ultima volta.>>
Dafne si appoggia a uno degli armadietti con disinvoltura, il capo appena inclinato, mentre nei suoi occhi si accende quella curiosità invadente che conosco fin troppo bene.
Cerco di non lasciar trapelare la rabbia che mi sale, mentre lei continua, apparentemente ignara — o forse compiaciuta — del veleno che sta sputando.
«Tu che ne pensi? Sai niente? Fino all'altro giorno eravate inseparabili, sempre a lanciarvi sguardi e battute...»
«Per caso la vostra luna di miele è finita prima di iniziare? È davvero strano che non ti abbia detto nulla.»
Vorrei reagire d'istinto, dirle di smetterla, ma mi trattengo. Non ho alcuna intenzione di darle la soddisfazione di vedermi perdere il controllo.
Un'amica, di solito, ti appoggia e ti consola. Lei, invece, sembra divertirsi della mia situazione.
«Con questo cosa stai cercando di dire?» le domando, fingendo di cercare qualcosa nel mio armadietto per nascondere le emozioni che minacciano di esplodere.
«Che avevo ragione. Cole non è mai stato innamorato di te. Ti avevo avvertita di stare alla larga da uno come lui. E poi, sinceramente, sono felice che siano spariti. Una settimana senza di loro, ma soprattutto senza Micòl, è un'oasi.»
Continua a parlare come se fossi trasparente, come se le sue parole fossero un monologo rivolto a se stessa più che a me.
«Ho Alex tutto per me. Da quando non c'è lei riesco a parlargli di più e visto che è preoccupato, chi meglio di me può consolarlo?»
Sopporto il suo tono velenoso quando parla di me, ma non riesco a restare in silenzio mentre infanga Micòl, la sua amica da anni.
«Dafne, ti rendi conto di quello che stai dicendo? Come puoi pensare una cosa del genere, sapendo che Alexander e Micòl stanno insieme?»
Il suo sguardo infastidito mi dice che non si rende nemmeno conto della gravità delle sue parole.
«Senti, Micòl ha sempre ottenuto tutto: soldi, popolarità, amici. Non le succederà nulla se per una volta non ottiene una cosa.»
La guardo come si guarda qualcuno che si pensava di conoscere e che improvvisamente rivela il suo vero volto.
Sapevo che non avesse superato Alexander, ma non credevo potesse arrivare a tanto.
Non ho intenzione di fare una scenata davanti a metà scuola, perciò mi limito a chiudere di scatto l'armadietto.
«Devo andare in classe. Ci vediamo dopo.»
Mi allontano a passi rapidi, cercando di lasciarmi alle spalle la sua voce e il sapore amaro che mi è rimasto in bocca.
Fortunatamente, quando arrivo in classe, Arthur è già seduto al nostro solito posto. Sventola una mano appena mi vede, con quel sorriso genuino che riesce sempre ad allentare la tensione.
Si è tagliato da poco i capelli: il nuovo taglio gli incornicia meglio il viso, mette in risalto i suoi occhi color nocciola, anche se lui sostiene che stava meglio prima.
<<Ciao>>
<<Tutto bene?>>
Mi domanda, notando subito che c'è qualcosa che non va.
Ci conosciamo da poco, ma con lui mi capita di parlare come se ci conoscessimo da sempre. È come se intuisse le cose, prima ancora che io le dica.
Negli ultimi tempi mi sento più a mio agio con lui che con Dafne — lei, ormai, sembra vivere solo in funzione di Alexander.
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FATE
RomansaDopo un anno lontani da tutto, Micòl e Cole tornano nella loro città natale. Credevano che la fuga avrebbe messo fine alle loro paure, che il passato sarebbe rimasto indietro, ma certi fantasmi trovano sempre la strada di casa. Ricominciare non è se...
