COLE'S POV
«Sei bellissimo», si complimenta Micòl con occhi sognanti mentre ci avviciniamo a passo lento verso il gazebo. In risposta, le stringo la mano in segno di ringraziamento.
«Mi sa tanto che questo gesto sarà l'unica cosa che riuscirò a ottenere da te», commenta rassegnata, scostandosi i capelli color carbone dalla guancia sinistra.
So che è agitata all'idea di incontrare tutte le persone che nostra madre ha invitato.
Continua a scostarsi le ciocche dal viso in modo nervoso, così, stanco di vederla agitarsi, mi fermo, lascio il suo braccio e mi posiziono di fronte a lei.
«Micòl», la chiamo fissandola negli occhi e posando le mani sulle sue braccia nude, accarezzandole leggermente con i pollici.
«Se ti senti a disagio, o vuoi andartene, ti volti verso di me o mi chiami. Se ti fanno troppe domande e hai bisogno di me, basta un segnale. Stasera non sarai sola».
Cerco di mantenere uno sguardo rassicurante, anche se in realtà vorrei solo cacciare via tutti e rifugiarmi al pianoforte.
«Cole...», sussurra prima di stringermi in un abbraccio e affondare il suo viso nel mio collo. Le accarezzo i lunghi capelli sciolti, poi le sollevo il viso per incrociare il suo sguardo.
«Pronta?»
«Assolutamente. Forza, andiamo»,
dice, allacciando il suo braccio al mio mentre un largo sorriso le si forma in volto. Appena entriamo nella sala, diversi sguardi curiosi e sognanti si puntano su di noi. Mi concedo qualche minuto per far scorrere il mio sguardo sulla stanza e, non appena mia sorella mi stringe leggermente il braccio per segnalarmi che è pronta, ci dirigiamo verso il tavolo riservato a noi e ai nostri amici. Lì veniamo accolti con abbracci e sorrisi. Vedo che Micòl si sta rilassando, quindi posso dedicarmi anch'io ai saluti.
«Da quanto tempo, Cole!»
Mi canzona Alexander, dandomi una leggera gomitata sul fianco. Poi comincia a raccontare della sua intenzione di entrare nella sua università dei sogni per meriti sportivi. Intrattiene gli altri con entusiasmo, e a me va benissimo: posso osservare le amiche di mia sorella. Sono tutte ragazze che frequentava abitualmente prima di partire, tranne una. Fatico inizialmente a ricordare il suo nome, ma alla fine ci riesco. Non so da quando la frequenti, ma la osservo: non parla, si tiene in disparte, sorride appena alle battute delle altre.
Distolgo lo sguardo da loro per riportare l'attenzione su Alexander.
«Lo sai che tua sorella non scompare se smetti di guardarla come un pazzo, vero?», mi punzecchia, lanciando a Micòl uno sguardo sognante.
«E tu ti rendi conto che la stai fissando come un ebete?», ribatto, dandogli una gomitata.
«Che ci posso fare, se è la ragazza più bella della sala?»
«Non ci provare».
Lo ammonisco con sguardo torvo.
«Ancora non ho capito perché non vuoi che la frequenti. Mi piace davvero, e non credo di esserle indifferente», dice passandosi una mano tra i ricci.
«Quando sarà il momento, ti spiegherò. Ma fino a quel momento lasciala perdere».
Mi osserva perplesso, poi si scrolla di dosso il discorso e riprende a parlare con gli altri. Ne approfitto per guardare ancora Micòl. Sembra a disagio, ha gli occhi delle amiche puntati addosso. Anche Mirage ora la osserva: forse le stanno chiedendo perché sia sparita così all'improvviso. Sto per intervenire, quando la voce profonda e affabile di mio padre richiama l'attenzione generale.
Per quest'occasione ha optato per uno smoking color turchese e ha tirato indietro con il gel i suoi capelli castano scuro. Non ascolto il suo discorso e con tranquillità mi rivolgo ad Alexander dicendogli:
«Io vado, devo suonare».
«E me lo dici così? Tranquillo che andrai bene».
«Non ne dubito», gli rispondo con un mezzo sorriso.
Mentre mi avvicino al palco, tutti ascoltano le parole dei miei genitori e, approfittando di quel momento di totale ipnosi, i camerieri si spostano agili tra i tavoli per servire la cena. Salgo gli ultimi gradini e mia madre mi fa cenno di accomodarmi allo sgabello del pianoforte.
L'idea di esibirmi davanti a tutta quella gente non mi suscita nulla. So che non gliene importa del brano: vogliono solo lo spettacolo.
Dopo qualche secondo di silenzio, inizio a suonare. La sala piomba nel silenzio. Chiudo gli occhi e mi lascio assorbire dalla musica, ogni nota un rifugio, un respiro. Le dita scorrono leggere sulla tastiera. Quando finisco, resto sospeso per un istante, poi il silenzio si rompe in un'esplosione di applausi.
Il mio sguardo incrocia quello di Mirage. Mi osserva assorta, con gli occhi lucidi. Forse sono lacrime. Non mi permetto di soffermarmi oltre. Accenno un sorriso al pubblico e mi dileguo verso l'esterno del gazebo, evitando di tornare al tavolo.
Mi vado a sedere su una delle panchine a qualche metro di distanza dal gazebo per prendere un po' d'aria, sbottono ancora di più la camicia e mi piego su me stesso. Ripenso al momento in cui il mio sguardo si è posato su Mirage, fasciata nel suo abito azzurro in raso, e al modo in cui mi guardava assorta. Ha capito cosa provo? Ha sentito il mio dolore? Ha colto la mia musica?
I pensieri mi affollano la mente, finché non percepisco una presenza accanto a me. Resto immobile. Dopo un po', spinto dalla curiosità, sollevo lo sguardo e la vedo: è Mirage. Trema leggermente, cerca di scaldarsi stringendosi tra le braccia.
Perché non rientra dentro, se ha freddo? mi chiedo, mentre mi tolgo la giacca dello smoking e gliela porgo. I nostri sguardi si incastrano per qualche istante.
«Grazie», sussurra, come sorpresa. Mi volto senza rispondere e torno a sedermi.
Pochi minuti dopo arriva Dafne, una delle amiche di Micòl. A quel punto si alza, si avvicina e mi restituisce la giacca, ringraziandomi di nuovo. Mi alzo dalla panchina afferrando la giacca e per qualche istante lascio scorrere il mio sguardo sul suo viso leggermente abbronzato, sui suoi grandi occhi color nocciola che sembrano in attesa di qualcosa. Forse si aspetta una risposta al suo "grazie", ma non dico nulla. Interrompo lo sguardo e mi incammino a passo svelto verso il gazebo.
«Dove sei stato?», mi chiede Alexander.
«A prendere una boccata d'aria».
Mi osserva per qualche secondo, per accertarsi che stia bene, poi guarda lo schermo pronto a proiettare il totale della serata.
«Grazie ancora una volta a tutti voi per aver partecipato questa sera».
Pronunciate queste parole, fa una pausa a effetto per accogliere gli applausi, poi prosegue:
«Con questi quattrocentomila dollari potremo aiutare l'associazione dell'Unicef, che si occuperà di aiutare molti bambini bisognosi», conclude sfoderando uno dei suoi sorrisi migliori.
Tutta una messa in scena, un modo per riaffermare la sua influenza in città. Non ascolto oltre. Mangio quel che c'è nel piatto.
A fine serata, la folla si riversa all'uscita. Io resto seduto al tavolo con Micòl, Charlotte, Alexander e altri amici che, come noi, aspettano che la sala si svuoti. Mirage se n'è già andata con Dafne e le altre, allegra e spensierata. Eppure, da quando era rientrata, non aveva più detto una parola.
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FATE
RomansaDopo un anno lontani da tutto, Micòl e Cole tornano nella loro città natale. Credevano che la fuga avrebbe messo fine alle loro paure, che il passato sarebbe rimasto indietro, ma certi fantasmi trovano sempre la strada di casa. Ricominciare non è se...
