CAPITOLO 84

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COLE'S POV

Da una settimana a questa parte, nostro padre si comporta in modo strano, quasi irreale. Sorride troppo, fa domande sulla nostra vita privata, si interessa dei nostri amici, delle nostre relazioni. Io non mi fido di questo suo cambiamento improvviso. Ogni gesto, ogni parola, mi sembra calcolato, come se stesse recitando una parte. Cerco comunque di adattarmi, di non farmi travolgere dai dubbi, ma è difficile non percepire in sottofondo il sospetto che mi accompagna costantemente. Micòl, invece, sembra quasi felice: passa più tempo con lui, lo ascolta, gli risponde, accetta le sue proposte. La sua fiducia mi irrita un po', perché vorrei riuscire a provare la stessa leggerezza, ma non ci riesco.

Il rumore alla porta mi fa sobbalzare, ma penso subito che sia Micòl.

<<Entra>>, dico distratto, mentre sistemo la camicia della divisa scolastica.
La porta si apre e davanti a me compare mio padre.

<<Figlio mio, so che non ti aspettavi di trovarmi qui, ma volevo farti una proposta>>

Non rispondo, sorpreso di trovarlo nella mia stanza.

<<Che ne dici di invitare Mirage a cena?>>

Strabuzzo gli occhi. Spero che stia scherzando, ma conosco troppo bene quel suo tono calmo e controllato e capisco che è serio.

<<Quando?>>

Regolo la voce per non far trapelare la sorpresa, cercando di mantenere un tono neutro.

<<Perché non stasera>>

Trattengo a fatica il respiro. C'è qualcosa di inquietante nella facilità con cui fa questa proposta, come se non ci fosse stato quel vuoto, quella distanza che ci ha separati per anni.

<<Va bene>>
Rispondo, non sapendo che altro fare o pensare.

<<Perfetto>>

Si volta e lascia la stanza senza aggiungere altro, lasciandomi con un misto di incredulità e sospetto che mi comprime il petto. Resto immobile qualche secondo, ascoltando il suo passo allontanarsi, cercando di capire se tutto questo sia reale o un'illusione.

Poco dopo, Micòl entra senza bussare.  

<<Cosa voleva papà?>>
<<Vuole che inviti Mirage a cena stasera>>

Lei alza un sopracciglio. <<Inaspettato.>>

<<Già>>

Sospiro, afferrando lo zaino. Non so cosa aspettarmi da una cena con Mirage e papà. L'ansia mi morde lo stomaco.

<<Facciamo così, io mi occupo di vestirla e truccarla>>

«Va bene», rispondo, seguendola fuori.

Arrivati a scuola, la vedo in mezzo alla folla, con Arthur e i suoi amici. Per una volta non rimango con il mio gruppetto, ma mi avvicino a lei.

«Possiamo parlare?» le chiedo, cercando di non attirare l'attenzione, anche se il biondino sembra interessato alla nostra conversazione.

<<Certo. Ci vediamo in classe>>
Saluta Arthur prima di rivolgersi al resto del gruppo. Mi segue in silenzio fino a quando non entriamo dentro l'edificio scolastico.
<<Mio padre ti ha invitato a cena da noi stasera>>
Le dico senza giri di parole.
<<Davvero?>>
Mi chiede stupita.

Stringo le labbra, incapace di aggiungere altro.  
<<Caspita, ma...Cioè, tuo padre>>
Poi prosegue dicendo:
<<Ma non saprei come vestirmi e poi non mi odia?>>
<<È da quando è ritornato che si comporta in modo strano, quindi non ti saprei dire. Per i vestiti ci penserà Micòl>>
Leggo nei suoi occhi l'agitazione che nasconde dietro un sorriso forzato e un accenno affermativo della testa. Il cuore mi batte un po' più forte per la responsabilità che sento di dover gestire, anche se non voglio ammetterlo.

Il suono della campanella mi toglie dall'imbarazzo di doverle offrire parole positive per la cena, una cena da cui non so assolutamente cosa aspettarmi.

 Ci salutiamo e per il resto della mattinata noto che Mirage è ancora focalizzata sulla notizia, infatti non presta molto attenzione alle lezioni come suo solito.

 Alla fine delle lezioni io e Micòl la aspettiamo fuori.

«Come l'ha presa?» chiede Micòl.  
<<Non lo so, ma come dovrebbe prendere una notizia del genere?>>

«Secondo me andrà bene, papà sta cercando di essere una persona migliore.»

«Tu ci credi davvero?» la guardo scettico.

<<Perché no? Perché dovrebbe mentirci, cosa ci guadagnerebbe?>>
<<Non lo so, ma una persona non cambia da un giorno all'altro>>
<<È sparito per settimane, forse in quel periodo ha lavorato su se stesso>>

Decido di non insistere oltre, ma un nodo mi stringe ancora lo stomaco.

<<Ultimamente finisci sempre in tempo le lezioni di musica. Prima restavi lì fino a chissà quando.>>
Riprende poco dopo, con tono fintamente innocente.
<<Ho altre cose da fare>>
Rispondo laconico.
<<Immagino... questi "altri impegni" per caso si chiamano Mirage?>> mi punzecchia.

Roteo gli occhi, incrociando le braccia.
<<Almeno sei meno impostato di prima e sei più naturale. Ridi anche più spesso alle mie battute>>
Nota lei con orgoglio.
<<Solo perché dopo la smetti>>
<<Immagino sia quello il motivo e non perché l'amore ti ha rammollito>>
Mi irrigidisco involontariamente alla parola usata da mia sorella per definire quello che provo per Mirage.

«Non mi dire che ancora non glielo hai detto», aggiunge, scuotendo la testa. I suoi capelli lisci le ricadono sulla spalla.

Rimango in silenzio. Non ha bisogno di sapere che negli ultimi giorni, il mio solo pensiero è stato quello di trattenermi dall'espormi così tanto a livello emotivo con Mirage.

«Io pensavo che l'assenza d'amore dei nostri genitori avesse segnato più me, ma a quanto pare tu hai ancora paura dei sentimenti che provi per Mirage. Ti dico una cosa fratellino: prima o poi dovrai affrontare questo sentimento. Un consiglio? Non trattenere quello che provi, o non provi, per lei.»

Fortunatamente, l'arrivo di Mirage tronca la conversazione e provo un sollievo immediato.

Fatico ancora a dare voce a ciò che sento per Mirage, ma sono certo che ciò che è nato dentro di me è qualcosa di solido e reale, una cosa che non avevo mai provato per nessuna e prima o poi dovrò farci i conti, che lo voglia o meno.

FATEDove le storie prendono vita. Scoprilo ora