CAPITOLO 1

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A chi ha innalzato muri per difendersi, ma alla fine ne è rimasto prigioniero
A chi ha paura del futuro, perché pensa di non averne uno
A chi vuole semplicemente amare ed essere amato

COLE'S POV

NOVE MESI PRIMA

<<Perché ci hai portati in questa città?>>

La domanda mi esce più dura del previsto. Lui si toglie il cappotto con calma, come se non l'avesse nemmeno sentita.

<<C'entra qualcosa il rapimento di Micòl con questa storia?>> 

Insisto, vedendo come non incrocia il mio sguardo.

<<Cole, ci sono certe questioni che per ora non ti riguardano>>

<<Nel momento in cui queste tue questioni coinvolgono me e Micòl certo che mi riguardano. Non ho intenzione di restare a guardare mentre decidi per noi>>

<<Non ti devi preoccupare, è tutto sotto controllo>>

Fa per scostarsi come a chiudere il discorso, ma io gli blocco il passo. 

Sono anni che parla della sua "attività", di ciò che ha costruito, ma non ci ha mai raccontato nulla davvero. Solo accenni, mezze verità, ha tessuto un racconto di cui solo lui conosce le ombre. Fino a quando non ho visto i segni sul corpo di Micòl, solo allora ho capito che questa rete è probabilmente più grande di quanto pensassi e forse più grande di lui.

<<Micòl è stata rapita e torturata e non voglio neanche immaginare cos'altro ha dovuto affrontare da sola, mentre tu stavi seduto tranquillo in casa a cenare>> Gli getto tutta la mia rabbia e frustrazione addosso. <<E tu mi vuoi far credere che è tutto sotto controllo?>>

<<Figlio mio, se ancora non ti ho raccontato nulla vuol dire che non è il momento, che non sei pronto>>

"Non sei pronto." Lo dice sempre, come se capire fosse un privilegio, non un diritto.

Lo afferro per il bavero della giacca, stanco di sentire le sue scuse, mentre sento una rabbia che non ho mai provato prima salirmi alle vene e darmi il coraggio di affrontare l'uomo che per tutta la mia vita ho cercato di rendere fiero.

<<Hai messo in pericolo la vita di mia sorella e non ho intenzione di ascoltare queste tue inutili scuse>>

Gli urlo contro, ormai sull'orlo di perdere il controllo.

<<Se non mi levi le mani di dosso, te ne pentirai amaramente.>>

La sua voce è bassa, quasi un sussurro, ma taglia l'aria come una lama.

Gli occhi verde smeraldo — gli stessi che Micòl ha ereditato — si accendono di una rabbia fredda, controllata, come se bastasse un suo cenno per distruggere tutto ciò che amo.

In quel momento lo lascio andare, come sempre; come ogni volta che provo a ribellarmi e finisco per assecondarlo, piegandomi ancora una volta al suo volere.

<<Vedi di ubbidirmi o la prossima volta non ci sarà nessuno a salvare tua sorella>>

Detto ciò, si sistema la cravatta con aria indifferente e se ne va, lasciandomi solo con la consapevolezza di essere impotente di fronte ai segreti che nostro padre ci nasconde.

PRESENTE

<<Cole, mi stai ascoltando?>>

La voce di Micòl mi colpisce come uno schiaffo.
Per un istante sento ancora quella minaccia rimbombare dentro di me, poi torno a fissare il nastro trasportatore, come se potessi nascondermi dietro il rumore del metallo.

FATEDove le storie prendono vita. Scoprilo ora