CAPITOLO 13

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MIRAGE'S POV

<<Sai, sto iniziando a farmi un pensierino su Alexander>>

Dice Dafne, mentre si infila un'altra manciata di patatine rustiche in bocca. Mi volto di scatto verso di lei, che mantiene un'espressione serafica.

<<E da quando?>>

<<Da un paio di settimane, ma la conferma l'ho avuta durante la festa di beneficenza.>>

<<Perché? Che ha fatto?>>

Chiedo curiosa, visto che da quanto mi ha raccontato non si è mai veramente innamorata di qualcuno.

<<Beh... Quando te ne sei andata abbiamo iniziato a ridere e scherzare, si è comportato in modo dolce e cortese. Lui, che di solito è un po' strafottente...>>

La guardo  nuovamente per assicurarmi che non stia scherzando, ma  il suo sguardo sognante mi fa capire che è veramente presa da quel ragazzo.

<<E Micòl?>>

Chiedo, volendo assicurarmi che questa storia non finisca male.

<<Micòl?>>

Mi fissa per un attimo con aria confusa, ma quando capisce a cosa alludo, risponde:

<<Beh...È passato un anno ormai. Non mi sembrano affiatati come prima, lei durante la cena non lo ha neanche guardato, lui era concentrato su di me e sui suoi amici, quindi non credo. Anzi, sono certa che non ci sia più niente tra loro.>>

<<Mh...>>

<<Non ti vedo convinta. Che c'è?>>

Mi chiede, gettando la busta di patatine dentro un cestino prima di riprendere a camminare al mio fianco.

<<Non so. Non lo conosco bene, certo, ma è noto per le sue storielle brevi>>

<<Sì lo so, ma ha smesso. Non è stato con nessuna ragazza da un bel po', sono sicura che abbia capito che in quel modo non sarebbe andato lontano>>

Annuisco dubbiosa, ma per non scoraggiarla le sorrido fiduciosa.

<<Quindi cosa vorresti fare?>>

<<Non è ovvio? Cercherò di avvicinarmi a lui il più possibile e poi si vedrà>>

Inizio a scalciare i sassolini sul marciapiede, persa nei miei pensieri. Continuiamo a percorrere la strada verso le nostre case in silenzio e, non appena arriviamo davanti casa mia, Dafne mi chiede:

<<Visto che ti piace correre, che ne dici di andare a scuola a piedi?>>

<<Tutte le mattine?>>

<<Finché le temperature lo permetteranno>>

<<La scuola è a più di dieci minuti da qui>>

<<Non fare la pigra >>

Mi esorta, dandomi una leggera pacca sul braccio.

<<Va bene>>

Dico roteando gli occhi, cercando di trattenere un sorriso divertito.

<<A domani allora e non fare tardi>>

<<Certo>>

La saluto. Una volta dentro casa, vengo accolta dal solito silenzio e, approfittando dell'assenza dei miei, mi concedo un lungo bagno sorseggiando il vino dei miei genitori. Poi mi dedico alla lettura per almeno due ore, finché non sento la porta d'ingresso aprirsi.

FATEDove le storie prendono vita. Scoprilo ora