MIRAGE'S POV
Appena esco di casa, l'aria pungente e piena del profumo umido della terra e della neve che ancora non si è sciolta, mi travolge.
Dafne è lì, ad aspettarmi fuori dal cancello, le mani infilate nelle tasche, il volto coperto a metà dalla sciarpa. La sua postura rigida e l'espressione cupa mi fanno subito intuire che c'è qualcosa che non va.
<<Io e te dobbiamo parlare>>
Il tono è secco e deciso.
Il tono è secco, deciso. Una fitta di ansia mi risale lo stomaco e mi blocca per un attimo il respiro. Cerco di mascherarla con un cenno del capo, ma dentro di me sento già il peso di quello che sta per dire. La nostra amicizia, fragile da settimane, scricchiola sotto i nostri silenzi. Nessuna delle due ha voluto affrontarlo fino ad ora.
Camminiamo fianco a fianco in silenzio. Il rumore dei nostri passi sull'asfalto sembra amplificato, rimbomba tra gli edifici silenziosi. Lei fissa la strada, io il bordo del marciapiede, i pensieri che si intrecciano come fili sottili e tesi. Poi si ferma di colpo.
«Fammi finire e poi, se vuoi, parli tu.»
Si gira verso di me. Il suo sguardo è freddo, distante. Annuisco, più per riflesso che per convinzione.
<<Io e te non siamo più compatibili. Quando ti ho notata per la prima volta alla mensa, dopo che te e Jasmine avevate litigato e lei si è trasferita, ho pensato che potessi avere qualcosa di interessante da offrirmi perciò mi sono avvicinata a te. Nei primi mesi ho visto la tua riservatezza e le tue scarse capacità di relazionarti come una cosa interessante e passeggera; ma con il tempo ho notato che non avevi altri amici al di fuori di me, non ti sei mai relazionata con nessun ragazzo se non negli ultimi mesi. Sono certa che prima o poi il ragazzo con cui stai a mensa si stancherà di te perché capirà anche lui che non hai niente da offrire e la stessa cosa vale per Cole che chissà perché e come ha trovato qualcosa di bello in te che durerà altrettanto poco>>
Fa una pausa, respirando a fondo. Si sistema gli occhiali da sole sul naso, anche se il cielo è grigio e io noto il tremito leggero delle sue mani.
<<Non esci mai, non ti diverti, non ti metti in gioco. E adesso invece di essere dalla mia parte, stai con Micòl. Micòl! Una con cui non parlavi nemmeno. Ti sei fatta abbindolare dalla prima che ti ha dato due attenzioni in più e ti sei dimenticata di chi ti è sempre stata accanto. Io non voglio un'amica così. Jasmine probabilmente l'ha capito prima di me e se n'è andata.>>
Resto immobile. Le sue parole arrivano come un vento gelido, ma lontane, ovattate. Poi, quando smette, sollevo lo sguardo e lascio emergere la mia voce.
«Bene. Sono contenta che finalmente tu mi abbia detto quello che pensi davvero.»
Inspiro a fondo, cercando di tenere a bada il nodo che preme in gola.
«Hai ragione su una cosa: è finita, ma non mi difenderò. Non sprecherò il fiato per spiegarti chi sono né tantomeno per farti capire i tuoi erroi»
Mi volto prima che possa replicare e accelero il passo.
Sento il pianto montare come un'onda che non riesco a contenere. Appena arrivo a scuola, non mi fermo da nessuna parte: supero i ragazzi radunati all'ingresso e punto dritta verso i bagni.
Appena chiudo la porta dietro di me, mi accascio a terra, esausta.
Sapevo che quella conversazione sarebbe dovuta avvenire, ma non mi aspettavo che sarebbe andata in questo modo. Avrei potuto dirle tutto ciò che ho provato in questo ultimo periodo per colpa sua; avrei potuto mostrarmi più forte, ferirla come le sue parole hanno ferito me e invece non ho detto niente.
Niente per smentirla. Niente per difendermi.
Pensavo che, se non avessimo affrontato questo discorso, avrei potuto fingere una parvenza di normalità, che avrei potuto continuare a illudermi di avere una migliore amica che davvero teneva a me, a ciò che sono.
Ma la verità è che la nostra amicizia non aveva radici profonde.
Ora lo so: si è avvicinata a me solo perché mi ha vista in un momento di fragilità e ha deciso di sfruttarlo.
Mi stringo le braccia attorno al corpo, come a cercare calore, ma è inutile.
Il freddo che sento non viene da fuori. È dentro, profondo e nasce dalla consapevolezza di essere stata rifiutata e lasciata sola ancora una volta.
Sto per sprofondare ancora di più in me stessa, quando sento la sua voce.
<<Mirage...?>>
Riconoscerei la sua voce ovunque, ma non mi muovo. Le lacrime iniziano a scorrere più forte, come se il solo sentire il suo tono mi facesse crollare definitivamente.
Poi sento il suo calore avvolgermi e la sua testa posarsi sul mio capo e rimaniamo lì immobili fino a quando non smetto di piangere.
<<Cosa è successo? Chi ti ha fatto questo, Mirage?>>
Vorrei lasciarmi cullare dalla sua voce, dal mio nome sulle sue labbra, ma la consapevolezza delle parole di Dafne mi colpisce come un pugno in pieno petto.
La verità è che ha ragione: non ho mai avuto molti amici. Sono sempre stata quella che resta indietro, quella che viene scelta solo quando gli altri non ci sono. Quella che viene lasciata. Sempre.
<<Niente, va tutto bene>>
Mi asciugo gli occhi con il dorso della mano, evitando il suo sguardo.
<<Non puoi stare qui e poi, come hai fatto a trovarmi?>>
<<Come si può non notare una persona che corre verso scuola con il viso arrossato>>
Una risata stanca mi sfugge dalle labbra. Lui ne approfitta per scostarmi una ciocca di capelli dalla fronte.
<<Chi è stato?>>
<<Nessuno di importante>>
<<Se vuoi, mi occupo io di questa persona>>
Lo dice serio, ma senza rabbia. C'è una calma nei suoi occhi che è promessa e protezione insieme.
<<Sprecheresti solo tempo>>
Non aggiunge nulla. Mi stringe ancora, più forte. Sento il suo respiro contro il mio orecchio e qualcosa dentro di me si scioglie.
<<Ci tieni a me?>>
Lo chiedo in un soffio, ormai troppo stanca per preoccuparmi di sembrare ridicola.
<<Certo Mirage>>
Mi solleva il mento con delicatezza, cercando il mio sguardo.
<<Non dubitare mai di quanto io tenga a te>>
Abbasso lo sguardo. La voce mi trema.
<<Sono sicura che prima o poi te ne andrai. Non ti piaccio neanche come tu piaci a me>>
Lui esita. Lo vedo, ma poi respira e parla.
«Sinceramente, non lo so cosa provo per te. Non so dargli un nome, ma è qualcosa di forte, così forte che mi impedisce di starti lontano anche quando penso che dovrei. Quello che provo mi spinge a cercarti ogni mattina, a guardarti mentre parli in classe, a pensare a come poterti proteggere, anche se so che potresti farlo da sola. Ogni volta che ti bacio, sento il cuore impazzire e quando ti guardo negli occhi mi sento a casa. Quindi, anche se non so definirlo, non metterlo in dubbio. Per favore.»
Scoppio di nuovo a piangere, ma stavolta non è solo dolore. È qualcosa che somiglia alla gratitudine. Lo stringo forte. Sento la sua camicia bagnarsi sotto il mio viso, ma lui resta lì, fermo, come se non volesse essere altrove.
La campanella suona.
Cole mi aiuta ad alzarmi. Poi tira fuori un fazzoletto dallo zaino e mi asciuga il volto con una dolcezza che mi spiazza. Mi dà un bacio sulla tempia.
<<Quando vorrai parlarne, io ci sarò>>
Usciamo insieme dal bagno, in silenzio. Poco dopo ci separiamo, ognuno verso la propria aula.
Forse...qualcuno ci tiene davvero a me.
STAI LEGGENDO
FATE
RomanceDopo un anno lontani da tutto, Micòl e Cole tornano nella loro città natale. Credevano che la fuga avrebbe messo fine alle loro paure, che il passato sarebbe rimasto indietro, ma certi fantasmi trovano sempre la strada di casa. Ricominciare non è se...
