COLE'S POV
«Papà prima o poi ci farà fuori entrambi»
Micòl tira giù la cerniera del giubbotto con un gesto nervoso, lo sguardo fisso sul parabrezza appannato.
<<Parla per te. Io potrei sempre usarla come copertura>>
Lo sguardo severo che mi rivolge mi fa capire che ho detto qualcosa di sbagliato.
<<Non puoi usare Mirage>>
<<Non sono quelle le mie intenzioni, ma se dovesse mai scoprire che...Comunque se dovesse essere necessario ho una scusa>>
Concludo, guardando fisso davanti a me.
«Tu volevi dire che, se un giorno accetterai quello che provi per lei e quanto è forte quel sentimento, potresti volerle restare accanto», ribatte lei.
<<Per ora l'unica cosa certa è che mi attrae>
Non sono il tipo da aprirmi così facilmente, ma dopo l'episodio con nostro padre, tra me e Micòl si è creata una connessione ancora più profonda di quella che ci lega fin dalla nascita.
<<Mi vorresti dire che quando pensi a lei, pensi solo al suo corpo?>>
Sospiro. «Assolutamente no. Non è stato quello a colpirmi per primo.»
Abbasso lo sguardo, cercando le parole giuste. «È la sua tenacia, il modo in cui affronta le cose anche quando tutto le rema contro. È quella luce che ha negli occhi quando crede in qualcosa, o in qualcuno. La fiducia che riesce a dare senza riserve, come se non avesse paura di farsi male. La sua determinazione, la capacità di vedere il buono anche dove non c'è.»
Mi fermo un attimo, poi aggiungo, più piano: «È questo che mi ha fregato. Il fatto che, per la prima volta, qualcuno mi abbia fatto desiderare di essere migliore di quello che sono.»
Mi interrompo, rendendomi conto di aver detto ad alta voce ciò che ho sempre tenuto per me.
«Mi pare che tu sia innamorato, ma se ti spaventa ammetterlo, puoi continuare a fingere che sia solo attrazione.» sorride soddisfatta, appoggiandosi allo schienale.
Il resto del tragitto lo passiamo in silenzio, accompagnati solo dal suono regolare del motore, ma appena la grande villa in stile vittoriano appare davanti a noi, ogni traccia di buonumore svanisce, sostituita dall'angoscia.
<<Siamo ancora in tempo per scappare?>> chiede Micòl, cercando di mascherare il nervosismo.
<<Almeno questa sarà la volta buona che nostro padre ci fa fuori con le sue stesse mani>>
<<Non so cosa mi terrorizza di più e parlo per esperienza>>
Scoppio a ridere, forse per la tensione.
Quando l'auto si ferma davanti alla scalinata, ringrazio l'autista e apro lo sportello per Micòl, aiutandola a scendere. Con quell'abito stretto che nostra madre ha scelto per lei, ogni passo sembra una sfida.
«Stamattina mi ha detto che dovrei dimagrire perché non entravo nel vestito», sbuffa. «Le ho risposto che può metterselo lei il vestito, se riesce. Avrei anche voluto aggiungere che certi commenti sono alla radice di alcuni disturbi alimentari, ma dubito l'avrebbe capito.»
<<Neanch'io lo credo>>
Saliamo lentamente la lunga scalinata e, davanti al portone, troviamo inaspettatamente nostra madre.
<<Finalmente siete arrivati. Stavo per chiamarvi>>
<<Non credo tu abbia il nostro numero, mamma>>
Afferma Micòl, calcando sull'ultima parola con l'obiettivo di infastidirla.
<<Visto che oggi fai tanto la simpatica, ti presento Osvald>>
<<Osvald?>>
Un ragazzo alto, magro, dai capelli ramati, compare alle sue spalle. Fa un mezzo inchino impacciato. Sembra uno di quei soldatini addestrati sin da piccoli.
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FATE
RomanceDopo un anno lontani da tutto, Micòl e Cole tornano nella loro città natale. Credevano che la fuga avrebbe messo fine alle loro paure, che il passato sarebbe rimasto indietro, ma certi fantasmi trovano sempre la strada di casa. Ricominciare non è se...
