COLE'S POV
Una volta che l'autista ingrana la marcia, Micòl si volta verso di me.
«Devo dire che in questi ultimi giorni sei stato più silenzioso del solito. Dopo che sei andato con papà, sembri cambiato di nuovo.»
Mi fissa con occhi determinati, come se volesse scavarmi dentro.
«E allora?»
Le chiedo annoiato, passandomi la mano tra i capelli per scompigliarli.
«Vedi? Lo fai solo quando sei nervoso. Quando sei calmo, te li sistemi.»
Sbuffo, roteando gli occhi, e mi liscio per l'ennesima volta i pantaloni dell'uniforme. Un gesto meccanico, quasi compulsivo, che non riesco a frenare.
«Cole...»
Sospira.
«Non puoi continuare a chiuderti così. Prima o poi esploderai.»
Resto in silenzio, fissando il parabrezza. L'auto svolta lungo una strada fiancheggiata da alberi, ma il verde sfuma subito, diventa un'ombra opaca davanti ai miei occhi.
«Spero davvero che tu riesca a trovare qualcuno in grado di tirarti fuori da... qualunque cosa stia succedendo là dentro.»
«Non ne ho bisogno. Mi bastate tu e Alexander.»
«Infatti si vede. Non vuoi nemmeno che io mi avvicini a lui.»
Sbuffa, ricomponendosi sul sedile in pelle della macchina.
«Pensa quel che vuoi, ma hai solo due opzioni: o esplodi o ti sfoghi.»
«Posso sapere perché te ne esci con questi discorsi filosofici e inutili?»
«Perché ti voglio bene, Cole, e mi manca tanto quel bambino spensierato e felice che eri.»
La parola felice mi colpisce in pieno. Mi irrigidisco. L'immagine mi torna addosso senza chiedere permesso: il sangue che si allargava sul pavimento, rosso scuro, che rifletteva la luce fioca della stanza. L'odore ferroso mi è rimasto in gola, difficile da mandare via. Lo sguardo vuoto di quell'uomo, fermo e irreale e la voce di mio padre che rimbombava alle mie spalle, fredda, crudele, come se non avesse un'anima. È successo da pochi giorni, ma sembra scolpito dentro di me. Mi costringo a scacciare quell'immagine, serrando la mascella.
«Tu sei spensierata e felice?»
La mia voce è bassa, tesa, mentre la guardo con un'espressione impenetrabile.
«Felice sì, con quel che ho. Spensierata no.»
«Sono felice per te.»
La voce mi esce piatta. Mi volto verso il finestrino.
«Immagino.»
Sussurra con tono dispiaciuto. Il resto del tragitto scorre nel silenzio più assoluto.
Davanti alla scuola, l'autista accosta qualche metro prima dell'ingresso, bloccato dalla folla di studenti.
«Che fai, non scendi?»
Mi chiede Micòl, stizzita, afferrando il suo zaino nero.
«Tu vai. Ti raggiungo.»
Alza le spalle e se ne va, senza una delle sue solite frasi pungenti.
«Ci dev'essere una guardia nei paraggi per tutta la giornata.»
«Sarà fatto, signorino.»
Replica l'autista, dietro gli occhiali scuri che mascherano ogni sua emozione. Annuisco e apro lo sportello.
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FATE
RomanceDopo un anno lontani da tutto, Micòl e Cole tornano nella loro città natale. Credevano che la fuga avrebbe messo fine alle loro paure, che il passato sarebbe rimasto indietro, ma certi fantasmi trovano sempre la strada di casa. Ricominciare non è se...
