MIRAGE'S POV
Chiudo la porta di casa alle spalle e subito il mio sguardo cade su Dafne, ferma fuori dal cancello, come se mi stesse aspettando con un'anticipazione impaziente.
<<Ciao>>
La saluto una volta fuori.
«Ciao Mirage, com'è andata ieri con le ripetizioni?»
Mi domanda come prima cosa, iniziando a incamminarsi verso scuola.
<<Bene, era molto più capace di me >>
Dico, tornando con il pensiero a ieri e al groviglio che mi ha lasciato addosso: la confusione di non capire perché avesse voluto esercitarsi con me nonostante fosse già preparato, ma anche quel brivido sottile — quasi un piacere proibito — nell'aver avuto per un attimo l'occasione di intravedere qualcosa di più di Cole. Uno spiraglio minuscolo, ma sufficiente a turbarmi.
<<Quindi mi stai dicendo che non aveva veramente bisogno di aiuto>>
«Esatto», rispondo, abbassando lo sguardo e divertendomi a schiacciare le foglie secche sotto le scarpe. Il loro crepitio riempie il silenzio, ma dentro di me il rumore è più forte: i pensieri che tornano ostinati a lui.
Dopo qualche minuto Dafne riprende:
<<Voleva passare del tempo con te>>
Mi volto di scatto, sorpresa e divertita dal tono sicuro della sua voce.
<<Ti sbagli di grosso, non mi sopporta e stiamo sempre a battibeccare>>
<<E quindi una persona che non ti sopporta ti chiede una mano?>>
Mi mordo l'interno della guancia, indecisa su come rispondere.
<<Lo sai che Cole è strano. Ci conosciamo da anni, ma non si è mai spinto oltre il semplice saluto>>
<<Forse ha capito quanto sei bella>>
Scoppio in una risata improvvisa, fragorosa, che fa sobbalzare Dafne. Lei resta a fissarmi, le spalle leggermente alzate in un gesto di resa.
<<Dafne, ti prego>>
<<Non è che sei brutta>>
<<Non sarò brutta, ma non sono mai piaciuta ai ragazzi>>
<<Non per questo non puoi conquistarne uno adesso>>
Alzo gli occhi al cielo, senza degnarla di risposta. Eppure la sua frase continua a riecheggiare in me, più insistente del rumore delle nostre scarpe sul marciapiede.
Arrivate a scuola ci mescoliamo subito al solito gruppetto. I discorsi sugli ultimi acquisti non fanno per me: scivolo via dal centro delle chiacchiere e mi accomodo sul muretto. Accanto a me c'è Cole, tiene le gambe a penzoloni e scruta il cortile con quella calma inquieta che sembra appartenergli da sempre.
<<Hai paura di me, per caso?>>
Mi chiede, ancora intento a scrutare l'area. Mi ci vogliono alcuni istanti per capire che sta parlando con me.
<<Perché dovrei?>>
<<Guarda dove sei andata a sederti>>
Indica lo spazio vuoto tra noi. Per fortuna non arrossisco facilmente o gli avrei mostrato tutto il mio imbarazzo.
<<Non siamo così vicini da poterci sedere uno attaccato all'altro>>
<<Siamo vicini di banco e ieri eravamo a meno di un metro di distanza>>
<<Era diverso>>
Il suo sorriso nasce piano, lento, eppure ha la potenza di un fulmine. Gli occhi blu si accendono, come se sapessero più di quanto io voglia ammettere. Mi sento catturata in quello sguardo, come se l'aria intorno a noi fosse diventata più densa, elettrica, vibrante. Un nodo dolce e bruciante mi stringe dentro, e per un istante ho la sensazione che il muretto sotto di me non basti a tenermi ancorata.
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FATE
RomanceDopo un anno lontani da tutto, Micòl e Cole tornano nella loro città natale. Credevano che la fuga avrebbe messo fine alle loro paure, che il passato sarebbe rimasto indietro, ma certi fantasmi trovano sempre la strada di casa. Ricominciare non è se...
