COLE'S POV
<<Cole>>
La voce di Margaret mi strappa via dall'abisso in cui stavo sprofondando. Mi volto lentamente, come se il mondo intorno a me scorresse a rallentatore e nei suoi occhi scorgo un misto di apprensione e dolcezza .
<<Cole>>
Ripete, questa volta avvicinandosi, le braccia aperte. Non ci penso due volte: mi ci butto dentro, cercando rifugio tra le sue braccia. Inspiro il suo profumo dolce, familiare e per un attimo — uno solo — il mondo smette di tremare sotto i miei piedi.
Negli ultimi giorni avevo cercato di resistere, di essere forte per Micòl, di proteggerla da nostro padre e dalla totale indifferenza di nostra madre, ma ora, tra le braccia di Margaret, mi rendo conto di quanto fossi solo, di quanto fosse logorante recitare la parte del ragazzo invincibile.
<<Cole, mi dispiace tanto. Vorrei davvero aiutarvi e spero che un giorno sarete disposti almeno a parlarne.>>
<<Non risolverà nulla>>
La mia voce esce fioca, quasi un sussurro. Le lacrime premono dietro le palpebre, ma non voglio lasciarle scivolare via.
<<Forse no, ma almeno ti sentiresti meno solo.>>
<<Continuerò ad esserlo fintanto che sarò chiuso in queste mura>>
E nel silenzio che segue, entrambi comprendiamo che non c'è molto altro da dire. L'abbraccio di Margaret è caldo, rassicurante, ma non può cancellare la fatica accumulata negli anni, la rabbia repressa, la frustrazione di non poter essere normali.
Quando finalmente mi stacco, le rivolgo un sorriso tirato, consapevole di quanto la mia vita sarebbe potuta essere diversa con genitori come lei e suo marito. Sicuramente migliore.
Salgo le scale verso la mia stanza, quella che ultimamente condivido con Micòl, tormentata dagli incubi ogni notte. Entrando, la trovo seduta sul bordo del letto. Appena mi vede, i suoi occhi si sollevano verso di me, cercando conforto.
<<Non capisco cosa lo abbia fatto cambiare. Prima del nostro undicesimo compleanno era il padre dei nostri sogni. Il mio idolo. Ti rendi conto che da bambina pensavo che l'uomo perfetto fosse lui? Che avrei voluto sposare un uomo come lui?>>
Scoppia in una risata nervosa. Mi siedo al suo fianco, felice di sentire finalmente la sua voce, dopo giorni di silenzio.
<<Poi ha cominciato a trasformarsi, lentamente. Voleva che diventassimo perfetti: corsi per imparare sette lingue, autodifesa, balistica... Ci ha fatto cambiare sport mille volte, voleva che fossimo bravi in tutto. Ci sottoponeva a test per il quoziente intellettivo e nel frattempo ci illudeva che fosse per il nostro bene, che servisse a renderci forti, ma quando abbiamo compiuto quindici anni ha smesso di fingere. Ci ha parlato del suo ruolo nella mafia, della sua produzione illegale di armi. Cazzo Cole, armi. Siamo noi la causa per cui migliaia di bambini ogni giorno muoiono o perdono i loro genitori.>>
Un singhiozzo le scuote il petto. Si blocca per un attimo.
<<Non mi aveva mai toccata, anche se mi aveva minacciato più volte. Non mi ha mai neanche chiamat puttana...Ti rendi conto di come mi vede? Una puttana, io, sua figlia...>>Sospira pesantemente<<Cosa sarebbe successo se tu non fossi intervenuto?>>
Vorrei risponderle, ma non trovo le parole giuste.
<<Lui non vuole la nostra felicità, lui vuole delle macchine. Ecco cosa siamo per lui, delle macchine. Non possiamo neanche contare su nostra madre di cui non frega niente della nostra salute, anzi in questi giorni ha deciso anche lei di abbandonare qualsiasi traccia di umanità>>
Scoppia in un pianto silenzioso, appoggiandosi al mio petto. Il mio cuore batte all'impazzata mentre le accarezzo i capelli lisci. Abbiamo vissuto troppo per la nostra età.
Avrei voluto afferrare Mirage e dirle quanto mi è mancato vederla e sentire la sua voce. Avrei voluto spiegare i motivi per cui non la merito. Avrei voluto dirle di quanto sia importante per me e che proprio per questo non possiamo stare insieme. Invece l'ho solo ferita ancora di più, l'ho allontanata da me più di prima e tutto questo per il suo bene.
<<Noi ci meritiamo di più Cole>>
Riprende mia sorella tra un singhiozzo e l'altro.
<<Lo so Micòl, troveremo un modo per sopravvivere>>
<<Non voglio più stare in modalità sopravvivenza>>
Non rispondo. La stringo più forte, appoggiando la testa sulla sua, cercando di trasmetterle almeno un briciolo di conforto.
Dopo qualche minuto, un bussare leggero alla porta interrompe la nostra quiete. È la giovane domestica, incaricata da nostro padre di "soddisfare i miei piaceri", un pensiero disgustoso che mi fa serrare i pugni.
<<I vostri genitori vi aspettano di sotto>>
Annuisco, ormai abituato alla tensione che cala tra me e mia sorella ogni volta che i nostri genitori vengono nominati.
Aiuto mia sorella ad alzarsi e sono felice di vedere che non ci sono più segni dell'aggressione.
Raggiungiamo il salotto, dove ci aspettano entrambi.
<<Figli miei>>
Ci saluta nostro padre, come se non sapesse quanto odio e risentimento nutriamo nei suoi confronti.
<<Sono felice di annunciarvi che faremo una festa per l'arrivo del Natale, ma soprattutto del vostro compleanno>>
Rimaniamo in silenzio. Nessuno dei due ha la forza di replicare. Ci illustra i dettagli, soddisfatto di sé, come se stesse regalando il mondo a due figli grati.
<<In più è ora che voi due ritorniate a scuola, facendo finta di nulla e comportandovi nel modo migliore possibile>>
Ci sorride. Il suo sguardo dice tutto: sa che ubbidiremo, perché non abbiamo altra scelta. Perché le macchine, alla fine, obbediscono sempre.
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FATE
RomanceDopo un anno lontani da tutto, Micòl e Cole tornano nella loro città natale. Credevano che la fuga avrebbe messo fine alle loro paure, che il passato sarebbe rimasto indietro, ma certi fantasmi trovano sempre la strada di casa. Ricominciare non è se...
