CAPITOLO 42

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COLE'S POV

So che non dovrei essere qui con lei, so che avrei dovuto controllarmi e che avrei dovuto restare con mia sorella, ma ho chiesto ad Alex di occuparsene e c'è una guardia pronta a intervenire. Sotto questo punto di vista, non ci sono troppi problemi. Tuttavia, vederla vestita così, con quello sguardo che mi scrutava con diffidenza, mi fa capire che forse doveva andare così. È bellissima stasera ed era da tanto che non la sentivo così vicina; la parte egoista di me, quella che la voleva solo per sé, ha finito per prevalere.

«È così bello»

dice finalmente, dopo essere rimasta in silenzio per così tanto tempo che pensavo avesse fatto voto di silenzio.

«Vero»

rispondo, continuando a scorrere lo sguardo su di lei. Si volta e mi coglie sul fatto.

«Mi devi ancora spiegare perché mi hai evitato, ma forse non avrò mai una risposta»

dice sollevando le spalle e voltandosi a guardare il panorama sotto di noi.

«Vengo qui ogni tanto, non mi capita spesso, ma quando posso vengo qui e mi sento nuovamente pronto ad affrontare tutto»
confesso, spostando lo sguardo davanti a me e non più su di lei, che nel frattempo si è voltata verso di me avvicinandosi di qualche passo.

«Beh, è certamente un bel posto dove stare per scappare da tutto»

«Già» rispondo, per poi riprendere:

<<Forse non merito di stare qui con te, eppure non riesco a starti lontano. Con te mi sento diverso, la mia vita sembra diversa. Vivo in una prigione dorata che si restringe giorno dopo giorno. L'unica mia salvezza sono stati Micòl e Alexander, lo sono stati a lungo, ma...>> Sospiro, cercando le parole giuste.
<<Ma tu sei riuscita a portare un po' di luce in questa mia gabbia. Tu mi fai desiderare di rimanere e affrontare i miei demoni.>>

Confesso tutto questo, aprendomi più di quanto mi sarei mai aspettato di fare stasera e forse in tutta la mia vita. Domani potrei pentirmene, ma oggi ho bisogno di una tregua. Sono già tante le mie battaglie e per oggi voglio gettare le armi per una persona che è riuscita a catturare la mia attenzione, più di quanto mi sarei aspettato all'inizio.

Mi volto verso di lei, con un po' di timore di essermi esposto troppo, ma quando i nostri sguardi si incrociano tutto cambia.

Non vedo compassione né pena nel suo sguardo. Anzi, è come se mi avesse capito davvero, come se ogni parola che ho detto fosse rimasta impressa nella sua memoria. La distanza che ci separava si accorcia in un attimo, perché è lei a muoversi verso di me.

Istintivamente, le mie mani cercano il suo volto. L'ho fatto altre volte, ma stavolta è diverso: è come se sapessi qualcosa che la mia mente non vuole ancora ammettere. Le accarezzo la pelle, che da estranea è diventata la mia ancora, il mio raggio di luce. È come se la mia stessa vita dipendesse da quel contatto fragile.

Le sue labbra si schiudono appena, il desiderio nei suoi occhi brucia chiaro e senza difese. Non resisto oltre: annullo lo spazio tra noi e la bacio. Un bacio che sa di istinto, di bisogno, ma che dura poco, perché sento ancora una lieve tensione in lei. Mi fermo e cerco il suo sguardo per capire se ho malinterpretato i suoi gesti, se il mio cuore ha visto qualcosa che non c'era.

«Scusa, è...Non ho mai baciato nessuno»

sorrido sollevato del fatto che non ho frainteso i suoi occhi, ma sono felice anche di essere il suo primo bacio.

«Stai tranquilla, neanche io ho mai baciato nessuna»

E detto ciò noto che si lascia andare del tutto, ma è sorpresa dalla cosa; però, prima che possa dire qualsiasi cosa, la ribacio. Passo le mani dalle sue guance alla vita per avvicinarla di più a me e per sentirla più vicina mentre approfondisco il bacio, rimandando il rimpianto a un'altra volta. In risposta si solleva sulle punte e posa le sue mani sul mio collo, portandomi a percepire una sensazione di calore mai provata prima.

Non mi sarei mai immaginato che il mio primo bacio sarebbe stato così intenso da farmi sentire vivo come mai prima; non mi sarei mai aspettato che qualcuno sarebbe stato in grado di mandare completamente all'aria il mio autocontrollo; non mi sarei mai aspettato che la ragazza dagli occhi color nocciola avrebbe fatto breccia nel mio cuore da tempo incapace di provare qualcosa di nuovo; non mi sarei mai aspettato che un bacio sarebbe stato in grado di esprimere più di quanto io sia capace di fare a parole.

A corto di fiato ci stacchiamo, fissandoci negli occhi come se volessimo confessare tutto senza parlare. Poi la bacio di nuovo, senza remore, più desideroso di imprimere nella mente il sapore delle sue labbra. La faccio retrocedere finché la sua schiena non tocca la macchina e il mio corpo non aderisce al suo. L'energia che scorre tra di noi è elettrica, pura e ci costringe a fermarci solo per riprendere fiato. Lei abbassa lo sguardo, imbarazzata.

«È meglio se andiamo, Dafne mi starà cercando»

mi dice, portandosi una ciocca di capelli dietro l'orecchio.

«Giusto»
Solo ora mi rendo conto di quanto mi sono lasciato andare e di quanto mi sia piaciuto stare con lei.

Una volta in macchina tra noi cala il silenzio e per il resto del viaggio di ritorno non ci rivolgiamo la parola, entrambi chiusi ognuno nella propria bolla. Quando parcheggio davanti alla casa da cui provengono ancora i rumori della musica, lei slaccia la cintura e si volta verso di me.

«Grazie»

Non so se lo dice per il passaggio o per la fuga, ma va bene così. La guardo mentre si allontana verso la casa e quando è dentro scendo dalla macchina deciso ad andarmene da lì una volta trovata Micòl. Raggiungo il gruppo di amici e trovo Charlotte, la quale appena mi vede perde subito colore e, capendo il perché, cerco subito con lo sguardo Alex che non trovo.

«Dove sono?»
le chiedo semplicemente, ricevendo subito una risposta.

«Sono al piano di sopra»

Senza dire nulla, mi dirigo al piano superiore e apro le porte una ad una, trovando in alcune stanze delle coppie e in altre stanze vuote; quando raggiungo la terz'ultima camera li trovo e fortunatamente non sono impegnati a fare quello che avevo immaginato.

«Cole»

È l'unica cosa che esce dalle labbra di Alex, sorpreso dal mio arrivo. Accanto a lui, Micòl dorme beatamente, le labbra leggermente schiuse. Mi accovaccio e la sveglio delicatamente. Dopo un attimo di spaesamento, si riprende e, riconoscendomi, sembra sorpresa.

«Micòl, aspettami in macchina»

«Cole, non—»
«Vai in macchina, Micòl»

le dico interrompendola nel mezzo delle scuse che voleva propinarmi. Dopo aver lanciato un paio di occhiate a me e Alex, raccoglie le sue cose e lascia la stanza.

«Cole, non abbiamo fatto niente»

inizia a giustificarsi Alex alzandosi da terra. Continuo a guardarlo senza dire niente e questo sembra portarlo a cambiare approccio.

«So che la vostra famiglia non è come tutte le altre e so che non deve essere facile e che vuoi proteggerla, ma ti assicuro, Cole, che io la amo e non le farei mai del male di proposito. Quindi, per favore, smettila di opporti a quello che proviamo l'una per l'altra»
dice quasi in tono di supplica.

So che sarebbe la scelta sbagliata e so quanto i due siano legati da un sentimento forte da più di un anno; forse è arrivato il momento di lasciarglielo fare, di lasciarsi amare e per quel che verrà dopo troverò un modo.

«Va bene»
«Davvero?»
sembra sbalordito dalla cosa.

«Cazzo, Cole, sei veramente...»
«Non mi far pentire della scelta»
«Non mi aspettavo che avrei chiesto la benedizione al fratello della ragazza che mi piace»
«E invece»gli dico in vena di sorridere e ricambiare la felicità palpabile che sta sprigionando al momento.

Ci scambiamo un lungo abbraccio prima di dirigerci entrambi verso l'uscita. Io raggiungo mia sorella in macchina mentre lui raggiunge gli altri. Appena salgo in macchina Micòl mi chiede:

«Non gli hai fatto male, vero? Noi non abbiamo fatto niente»
«Stai tranquilla, va tutto bene»

Detto ciò avvio il motore e per il resto del viaggio non dice più una parola.

FATEDove le storie prendono vita. Scoprilo ora