MIRAGE'S POV
Manca sempre meno al giorno del diploma e l'ansia mi opprime come una morsa che stringe lentamente il petto. Ogni respiro sembra pesante, ogni passo nei corridoi quasi un atto di coraggio. È diventata una presenza costante, silenziosa, che mi costringe a misurare ogni battito del cuore per evitare che la paura esploda in un attacco di panico.
In queste settimane sono stata brava a mascherare tutto: un sorriso qui, una battuta là. A prima vista, nessuno direbbe che dentro di me c'è un vortice, un mare in tempesta pronto a inghiottire tutto. Soprattutto in mezzo agli altri studenti, sereni e spensierati, che chiudono il capitolo del liceo come se il domani fosse una pagina bianca pronta per essere scritta senza ombre. Io, invece, darei qualsiasi cosa per sbirciare almeno qualche riga di quella pagina, per sapere dove andrò, cosa farò, se arriverò davvero all'università, se riuscirò a costruire la mia vita, ma più ci penso, più la risposta mi sfugge, sfuma come sabbia tra le dita.
<<E quindi ho inviato tutti i documenti a Cambridge proprio ieri>>
Arthur sorride soddisfatto, passandosi una mano fra i capelli dorati che sembrano catturare la luce del corridoio. Lo guardo con una punta di invidia, mentre percorriamo i lunghi corridoi ormai quasi deserti.
<<Tu invece? Non mi hai mai detto cosa vuoi fare dopo>>
<<Perché non lo so>>
Mi stringo le braccia attorno al corpo, come per proteggermi dalla domanda che mi mette a disagio. La sensazione di non avere controllo sul futuro mi stringe lo stomaco, un nodo che non si scioglie, che fa tremare la mia voce anche solo a pronunciare le parole.
<<Vedrai che troverai la tua strada>>
La sua voce è così sicura che, per un attimo, quasi ci credo. Il suo sorriso è di quelli capaci di illuminare una stanza o almeno un pomeriggio grigio come questo.
Un suono lontano ci raggiunge: note morbide, delicate, che si mescolano al silenzio della scuola. Il mio pensiero va subito a Cole.
<<Ci vediamo domani>>
Gli dico, indicando l'aula di musica.
<<Va bene, a domani Mirage>>
Mi stringe la spalla con affetto, poi accelera il passo e sparisce verso l'uscita.
Quando apro la porta dell'aula, so già che troverò solo lui e infatti, appena mi vede, si interrompe. Quel sorriso — il suo sorriso riservato solo a me — mi colpisce come sempre.
«Continua a suonare,» gli chiedo, afferrando una sedia per sedermi al suo fianco.
Lui non dice niente, ma riprende. Io resto lì, cullata da quella melodia che non riconosco, mentre le immagini di quest'anno insieme scorrono nella mia mente: le prime conversazioni timide, gli sguardi che duravano un po' più del necessario, il momento in cui ho capito che ero irrimediabilmente innamorata di lui.
Quando finisce, si alza e mi tende la mano. Sorrido e inizio ad applaudire, ma mi blocco quando mi sfiora la tempia con un bacio leggero. Il gesto è dolce, ma il suo sguardo è serio, quasi ombroso e un brivido di paura mi attraversa.
«Che succede?» chiedo, percependo quell'ombra che negli ultimi tempi appare nei suoi occhi. Ho sperato di non doverla affrontare, ma so che questo giorno sarebbe arrivato.
<<Non mi hai mai chiesto cosa è successo a Thierra>>
Il suo nome cade come una pietra nel silenzio dell'aula. Non lo sentivo pronunciare da mesi. Nessuno aveva più parlato di lei, neppure Arthur, anche se a volte si siedeva al nostro tavolo a mensa. Credevo di aver archiviato quella storia, ma al solo sentire il suo nome mi irrigidisco, istintivamente mi chiudo in me stessa.
<<Non ho mai voluto rivivere quel momento, tanto meno sentire che per l'ennesima volta nella mia vita ero stata tradita, quindi ho pensato che fosse meglio fingere che non fosse mai successo.>>
Non lo guardo negli occhi, perché non voglio scorgere alcuna emozione nel suo sguardo.
<<E non vorresti sapere di più su di lei? Su cosa le è successo?>>
«L'importante è che non ci farà più del male. E poi, conoscendo tuo padre... non credo che abbia fatto una buona fine.»
Cole sorride, ma è un sorriso triste, stanco.
<<Tu non vuoi sapere cosa le è capitato perché hai paura di quello che le è stato fatto e di come potresti vedermi dopo che te lo dico>>
Colpita e affondata, penso riportando lo sguardo a terra.
<<Non te ne faccio una colpa, non credo ti abituerai mai alla mia famiglia>>
La sua voce si incrina leggermente. Alzo la testa di scatto, ma lui si è già voltato.
<<Cole?>> lo chiamo, la voce tremante, il cuore che batte come se volesse uscire dal petto.
<<C'è qualcosa che mi devi dire?>>
Lui inspira a fondo, le spalle tese.
<<Mio padre mi ha dato un ultimatum...Se voglio continuare a frequentarti ti devo sposare. Altrimenti mi costringerà a chiudere i rapporti con te>>
Resto in silenzio, attonita. Le parole restano sospese nell'aria, pesanti, mentre lui guarda fuori dalla finestra, evitando di incrociare i miei occhi.
<<E quando ci dovremmo sposare?>>
È l'unica domanda di senso compiuto che mi viene in mente. Certo, non credo ci sia una persona sulla terra che all'età di diciott'anni voglia sposarsi. A quest'età si pensa a viaggiare, a studiare, a scoprire il mondo.
<<Dopo il liceo>>
Rimango ancora più allibita dalla notizia.
<<E l'università?>>
Cole continua a guardare fuori dalla finestra con i muscoli della mandibola tesi, come se ogni parola fosse uno sforzo immenso.
<<Mio padre non ritiene che una donna sposata, con persone come noi, abbia bisogno di andare all'università. >>
Ogni parola mi colpisce come un pugno. Pensavo — o forse volevo credere — che suo padre fosse cambiato. Mi sbagliavo.
<<E se non dovessi accettare?>>
<<Non potremmo più stare insieme>>
Le mani tremano, lo zaino scivola a terra e io sento come se il pavimento sotto di me stesse cedendo. La paura mi soffoca. Raccolgo le cose senza parlare e corro fuori dall'aula, il cuore che batte così forte da sembrare che possa scoppiare. Non so come affrontare questa situazione e ogni passo mi ricorda quanto il mio futuro sia incerto, fragile, spaventoso.
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FATE
RomanceDopo un anno lontani da tutto, Micòl e Cole tornano nella loro città natale. Credevano che la fuga avrebbe messo fine alle loro paure, che il passato sarebbe rimasto indietro, ma certi fantasmi trovano sempre la strada di casa. Ricominciare non è se...
