CAPITOLO 90

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COLE'S POV

Il dolore sordo alle nocche, ormai arrossate, il sudore che mi scivola lungo le tempie e il fiato affannoso mi costringono a fermarmi. Lascio che le braccia cadano pesanti ai lati del corpo e mi abbandono a terra, il cuore ancora che martella nel petto, come se volesse sfuggire al mio controllo. Ogni colpo alla sacca era stata una piccola liberazione, ma ora la frustrazione resta sospesa nell'aria, densa e opprimente.

<< Posso sapere cosa ti turba così tanto in questi giorni?>>

La voce di Micòl, calma e serena, stona con la tempesta che ho dentro. È come una finestra aperta in mezzo a un temporale: dolce, ma così lontana dalla mia realtà.

Rimango in silenzio, il mio corpo teso, incapace di trovare parole che possano rendere giustizia al tumulto dentro di me.

«Cole, pensavo avessimo superato questa fase del mutismo. Cosa c'è che non va?»

Si siede accanto a me, la sua presenza rassicurante, quasi materna, mi fa sentire piccolo e fragile come quando eravamo bambini. Le sue mani iniziano a scivolare lungo la mia schiena con movimenti lenti e costanti e subito mi sento più calmo, ma il nodo nel petto resta lì.

Alla fine, crollo. Racconto dell'ultimatum di nostro padre e della reazione di Mirage, della paura che le ho visto negli occhi e del dolore che mi ha stretto il cuore.

<<Ah ecco perché sono giorni che non vi parlate neanche a scuola>>

Annuisco appena.

<<Come fate tu e Alex a non avere alcun problema?>>
<<Li abbiamo, solo che a differenza tua sono una femmina e non un maschio>>
La sua affermazione mi strappa un mezzo sorriso amaro: ha ragione. In un'altra vita anche io e Mirage avremmo avuto altri tipi di problemi e non questi.
<<Hai provato a parlarle?>>
<<E cosa dovrei dirle, se neanch'io so come affrontare questa situazione. Forse è meglio finirla, almeno ci risparmiamo entrambi tanta sofferenza>>

Lo sguardo che mi lancia è così tagliente che quasi mi pento di averlo detto.

<<Senti, in diciotto anni di vita non sei mai stato innamorato e poi da quando sei con lei sei migliorato sotto diversi punti di vista, quindi non puoi arrenderti>>
<<Ma è solo perché mi rende migliore che dovrei state con lei?>>
<<No, perché tu la ami e questo dovrebbe essere abbastanza>>

Abbasso lo sguardo, sentendo l'amarezza mescolarsi alla paura. Il destino, segnato da nostro padre, pesa sulle mie spalle come un macigno.

<<È una battaglia persa in partenza. Il mio destino è già stato segnato da nostro padre>>

Le rispondo alzandomi, da terra e andando a prendere una bottiglietta d'acqua per idratarmi.
<<Con nostro padre sicuro e con la proposta che ti ha fatto ancora peggio>>

Scuoto la testa, quasi divertito dalla sua franchezza. «Ora mi sento decisamente meglio.»

<<Senti, l'unico modo è parlarne con nostro padre>>
<<Ancora meglio allora>> borbotto.
<<Tu provaci. È cambiato tanto, forse potrebbe ascoltarti e poi sei il suo figlio preferito>>
Non mi giro a guardarla, perché so che questa cosa la ferisce e la lascio andare via dalla stanza, ma le sue parole rimangono impresse nella mia mente.

Dopo un po', mi alzo, mi faccio una doccia veloce e mi avvio verso lo studio di nostro padre. Una parte di me spera che non sia lì; l'altra sa che devo farlo.

 Quando però, una volta bussato alla porta, ricevo risposta, capisco che c'è e che dovrò affrontare la situazione.
<<Fammi indovinare, vuoi contrattare sulla questione Mirage?>>

Neanche il tempo di chiudere la porta e già legge nei miei occhi tutto quello che provo.

<<Cole>>

Dice, spegnendo il sigaro nel posacenere.
<<Non posso ritrattare una cosa del genere ne vale della nostra vita, della nostra famiglia. Quindi Cole o ti decidi oppure ci penserò io>>

Non mi lascia dire una sola parola. Mi congeda e io, frustrato, abbandono lo studio. Trovo Micòl nel corridoio: mi basta guardarla perché capisca com'è andata, e per fortuna non fa domande.

****

Il giorno seguente, alla fine delle lezioni, mi dirigo velocemente verso l'uscita pronto a ritornare a casa.
<<Cole>>

Non ho bisogno di voltarmi: la sua voce la riconoscerei tra mille. Sono passati giorni dall'ultima volta che abbiamo parlato, ma è come se fossero mesi.

Appena mi raggiunge mi volto verso di lei che, senza aggiungere altro, preme le sue labbra sulle mie e mi basta quel contatto per dimenticare gli ultimi giorni. 

Quando ci stacchiamo, senza fiato, i nostri sguardi si intrecciano.
<<Mi sei mancata>>
Le sussurro piano, come se non volessi spezzare questo silenzio che si è andato a creare.
<<Anche tu, ma avevo bisogno di tempo per pensare>>

Abbassa lo sguardo. Io non insisto. In questo momento, l'unica cosa che conta è averla di nuovo tra le mie braccia.

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