MIRAGE'S POV
I miei genitori sono già usciti per lavoro, lasciandomi sola nel silenzio della casa. Mi avvolgo in questo vuoto e penso a come sarebbe stata la mia vita se avessi avuto fratelli o sorelle: qualcuno con cui condividere le piccole battaglie quotidiane, qualcuno capace di leggere il mio silenzio come una lingua segreta. È un pensiero dolceamaro, che mi attraversa per un istante prima di svanire, inghiottito dal ticchettio dell'orologio. È tardi, devo andare.
Raccolgo i capelli in una coda alta, come se quell'ordine esteriore potesse contenere il caos che mi porto dentro. Controllo che le finestre siano chiuse, poi afferro il cappotto e varco la soglia.
L'aria fredda mi colpisce come uno schiaffo, riportandomi di colpo alla realtà. Mentre mi stringo nel tessuto pesante, i miei occhi si fermano su una macchina parcheggiata al di là del cancello.
Ci metto un attimo a riconoscerla e ancora meno a sentire quel calore sottile, quasi impercettibile, che si riaccende nel basso ventre, riportandomi alla notte precedente — alle sue mani, agli sguardi, a quel confine fragile tra desiderio e tenerezza.
Affretto il passo, ma quando apro lo sportello evito accuratamente di incrociare i suoi occhi. Il silenzio tra noi è denso, quasi tangibile, come se ogni parola rischiasse di spezzarlo.
<<Grazie di essere venuto a prendermi>> dico, fissando le mie mani, ancora lucide dello smalto trasparente steso la sera prima.
<<Scusami se mi sono addormentato ieri e non ti ho più riaccompagnata a casa>>
<<Tranquillo, ci ha pensato Micòl>>
La mia voce è più dolce di quanto vorrei. Dentro, però, il cuore accelera — perché ricordarlo addormentato accanto a me mi provoca un'emozione difficile da spiegare.
Solo allora mi accorgo che non ha ancora avviato il motore. Sollevo lentamente lo sguardo e lui è già lì. Mi osserva in silenzio, con quello sguardo che sembra potermi attraversare.
<<Va tutto bene?>>
Dal suo sguardo traspare un senso di preoccupazone che mi fa corrucciare la fronte.
<<Sì, perché?>>
<<Non mi hai mai guardato da quando sei salita in macchina>>
Il sangue mi affluisce al viso. Distolgo subito lo sguardo, cercando rifugio nelle mie mani.
<Ti sei pentita di ieri?>>
La domanda cade come un sussurro, ma mi trafigge.
<<No, assolutamente, è stato bello...È solo che, beh, io...cioè>>
Farfuglio confusamente, sperando che capisca senza che io debba proseguire.
<<Tu cosa?>>
I suoi occhi cercano i miei e capisco che sa perfettamente cosa sto tentando di dire, ma non mi aiuterà.
<<Lo so che hai capito>>
<<E cosa avrei capito?>>
Il suo sorriso è sottile, provocatorio.
<< Ieri mi sembravi così spavalda e oggi non riesci neanche a dire cosa abbiamo fatto.>>
<<Senti Cole, avvia questa macchina>>
Mi appoggio allo schienale, incrociando le braccia. Cerco di sembrare indifferente, ma dentro di me il cuore batte impazzito.
Lui ride piano e il suono mi colpisce come una carezza. Solo allora mette in moto e il ronzio del motore spezza la tensione che ci avvolge.
STAI LEGGENDO
FATE
RomanceDopo un anno lontani da tutto, Micòl e Cole tornano nella loro città natale. Credevano che la fuga avrebbe messo fine alle loro paure, che il passato sarebbe rimasto indietro, ma certi fantasmi trovano sempre la strada di casa. Ricominciare non è se...
