CAPITOLO 87

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COLE'S POV

Al mio risveglio, Mirage dorme ancora, avvolta dalle lenzuola, la luce tenue del mattino che filtra dalle tende disegna ombre delicate sul suo volto rilassato. Mi concedo qualche istante per osservarla: i lineamenti morbidi, le lunghe ciglia che sfiorano le guance, l'aria di pace che emana. Ogni dettaglio di lei mi colpisce come un colpo diretto al cuore. Mi chiedo se, trascinandola nella mia vita – così intrisa di peccati miei e della mia famiglia – non la macchierò irrimediabilmente, eppure il pensiero non riesce a smorzare il desiderio di averla accanto a me, sempre.

Se non fosse per il fatto che deve tornare a casa a prendere le sue cose, la lascerei dormire ancora un po', godendomi il tempo extra per realizzare che ho conquistato una ragazza così incredibilmente bella, testarda, forte e fragile allo stesso tempo. Ogni piccola imperfezione di lei, ogni gesto, ogni espressione, mi ricorda quanto sia fortunato.

La scuoto delicatamente. Dopo vari tentativi socchiude gli occhi, li richiude, poi solleva lentamente la testa trascinando con sé un sottile filo di bava. Quando se ne accorge, si alza di scatto, facendo scivolare via le coperte e cercando di asciugarsi in fretta.

«Scusa, non volevo,» dice voltandosi dall'altra parte e tirando su le coperte per coprirsi.

<<Tranquilla>> dico sorridendo, divertito dalla sua reazione, mentre scosto delicatamente le coperte.

«Come fai ad essere così perfetto di prima mattina?» mi chiede, ancora con le spalle rivolte verso di me.  

«È inutile che ti giri, ieri sera mi hai già visto,» replico con un sorriso sulle labbra.

<<Sì, ma...È diverso>>

Scoppio a ridere e il suono sembra sciogliere ogni sua tensione, costringendola a girarsi verso di me. Il suo sguardo, ancora mezzo assonnato, cade subito sul mio corpo. Non provo nemmeno a nasconderlo.

«Se ti stai chiedendo il perché, la risposta sei tu,»dico, con un mezzo sorriso che tradisce il desiderio ancora acceso dentro di me.

Dopo aver raccolto il necessario per la doccia, le chiedo: «Vuoi fare una doccia?»

«Non ho il cambio,» risponde.

<<Indosserai i miei vestiti, tanto dobbiamo passare da casa tua>>

«Ma con te?» mi chiede, sorpresa.

«Se vuoi,» le dico, chiudendomi in bagno.

Poco dopo sento l'anta della doccia aprirsi e il corpo allenato di Mirage entra sotto il getto. Per toglierle l'imbarazzo, chiudo gli occhi lasciando scorrere l'acqua anche su di me.

Quando li riapro, lei è di spalle, rigida. Decido allora di posarle dei baci lungo la linea del collo e questo sembra risvegliarla: china la testa di lato, concedendomi il permesso di continuare.

Le mani percorrono la sua pancia, sfiorano i seni e un leggero mugugno mi conferma che le piace. Scendo più in basso, con delicatezza, accarezzando la sua intimità. Lei reclina la testa, appoggiandola al mio petto ed è come se il mondo intorno a noi scomparisse: c'è solo il calore dei nostri corpi e la tensione sottile tra desiderio e dolcezza.

Quando la sento raggiungere il culmine, la sorreggo con cura, le sussurro con voce bassa:

<<Mi piace che sei così sensibile al mio tocco>>

Non risponde e dalla sua espressione capisco che ha bisogno di tempo per riprendersi.

 Alla fine riusciamo a prepararci e per le sette siamo pronti e vestiti.

«Andiamo a fare colazione?» le propongo.  

«Devo prendere le mie cose dalla stanza di tua sorella,» mi dice raccogliendo le sue cose da terra.

«Ti aspetto di sotto allora,» rispondo, avvicinandomi a lei per posarle un bacio sulla tempia.

Quando scendo, vengo accolto dal sorriso raggiante di Margaret.

<<Buongiorno Cole, come hai dormito?>>
<<Bene>>
Le dico prima di posarle un bacio sulla guancia, come facevo un po' di anni fa. Dalla sua espressione capisco che non se lo aspettava, ma non mi fa domande.

Dopo qualche minuto, mentre sto per finire la colazione, scendono Mirage e Micòl. Quest'ultima ha un'espressione che mi fa capire di aver intuito cosa sia successo tra me e Mirage.  
<<Buongiorno fratellino, immagino tu sia di buon umore>>
<<E cosa te lo fa pensare?>>

«Beh, Mirage ha dormito con te.»

Sorrido, abbassando lo sguardo sul mio piatto mentre le due si accomodano.
<<I vostri genitori?>>
Ci chiede Mirage dopo poco.

«Boh. Di solito facciamo colazione da soli,» risponde tranquillamente Micòl.

Durante la colazione, Micòl racconta aneddoti d'infanzia, e vedo Mirage completamente incantata, ridere e lanciare occhiate di nascosto verso di me. Ogni suo sorriso è un richiamo, un filo invisibile che ci tiene uniti e io mi sento incredibilmente fortunato a poterlo vedere, a poter essere parte della sua vita.

Finita la colazione, raccogliamo le nostre cose e ci dirigiamo in macchina.

«Non mi aspettavo che il tatuaggio sul tuo fianco fosse così bello,» commenta appena avvio il motore.

«Per tutto quello che ho pagato, direi che è il minimo,» rispondo, provocandole una risata sincera.

<<È bello vedere quanto ci tieni a Micòl>>
<<Certo, senza di lei non so dove starei ora>> 

Non risponde, ma anzi cala in un silenzio che dopo un po' mi preoccupa.

«Tutto bene?» le chiedo, gettandole un'occhiata per assicurarmi che stia bene.  
<<Sì. È solo che stavo pensando a come sarebbe stata la mia vita se avessi avuto un fratello o una sorella con cui condividere la mia vita>>
Annuisco semplicemente, non sapendo che dirle. 

Certo, avere una sorella per me è stato un grande conforto, ma per altri può essere un peso, come nel caso di Alex, che è il quarto di otto fratelli e mi ha spesso confidato di voler scappare, anche se in fondo sa di amarli.

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