COLE'S POV
Un'intera settimana passata a ripassare formule, dimostrazioni e disequazioni con Mirage e finalmente il giorno dell'interrogazione è arrivato. Sono seduto sul muretto, i piedi dondolanti e mi sento addosso una specie di tensione che vibra come una corda tesa.
<<È arrivato il grande giorno>>, le dico.
«Già...» dice, stringendo la tracolla dello zaino come se potesse tenerci dentro anche la calma che le manca. «Non so perché ho tutta questa ansia, anche se abbiamo fatto un sacco di esercizi. Anzi, quasi tutti quelli del libro e poi sei stato di grande aiuto, davvero e molto paziente e...»
Continua a parlare, a intrecciare parole sconnesse che si inseguono e si accavallano, come se temesse il silenzio più dell'interrogazione stessa.
La osservo. I suoi lineamenti rivelano ogni cosa: la tensione che le increspa la fronte, le labbra che si muovono in un ritmo incerto, lo sguardo che corre altrove e poi torna su di me, come per cercare un punto fermo.
In questi giorni ho avuto l'onore — sì, l'onore — di passare più tempo con lei. Ho imparato a riconoscere i suoi gesti più piccoli: il modo in cui si tocca il naso quando riflette, come si illumina quando capisce un passaggio difficile, la risata improvvisa che fa quando non riesce più a concentrarsi.
Tra un esercizio e l'altro, ci siamo persi in chiacchiere leggere, in battute che non volevo finissero. Non mi sarei mai aspettato che parlare con lei potesse diventare il momento migliore delle mie giornate.
Ora che è arrivato il giorno che le metteva tanta ansia, non posso che essere fiero di lei, dell'impegno, della costanza, di come non ha mollato mai.
Quando la vedo torcersi le dita, nervosa, mi muovo d'istinto: le prendo le mani tra le mie. Sono fredde e tremano appena.
«Andrà bene», le dico piano, ma convinto.
Lei smette di parlare, il respiro si fa più regolare. I suoi occhi si sollevano e incrociano i miei. Per un attimo tutto intorno sparisce: solo lei, le nostre mani intrecciate, l'aria fredda che ci circonda.
Vorrei dirle che è bellissima — sia quando è tesa, sia quando si rilassa, quando ride o quando abbassa lo sguardo, ma resto zitto.
<<Che c'è? Ho qualcosa in faccia?>> mi chiede all'improvviso, inclinando la testa di lato.
Ci metto un secondo a capire che la stavo fissando, perso.
<<No>>, rispondo, un mezzo sorriso sulle labbra mentre le accarezzo le mani con i pollici. <<Sei perfetta.>>
Il suono della campanella la fa irrigidire sul posto e proprio in quel momento veniamo raggiunti da Dafne
<<Ehi piccioncini. Scusami, Cole, se ti rubo la mia migliore amica che non vedo quasi più perché passa tutto il suo tempo con te>>
Mirage ride, imbarazzata. La risata si infrange contro lo sguardo tagliente che Dafne mi lancia.
<<Ci vediamo dopo>>
Mi saluta Mirage, prima di seguire la sua amica verso l'edificio scolastico.
Alexander si avvicina a passo lento, le mani in tasca, il mento leggermente sollevato.
<<Vedo che te e Mirage...>>, commenta.
<<Cosa?>>
<<Sei innamorato, non ti ho mai e dico mai visto stare con la stessa ragazza per così tanto tempo e non hai mai guardato nessuna come guardi lei>>
<<È arrivato l'esperto>>
Lo prendo in giro, scendendo dal muretto pronto ad entrare a scuola.
<<Almeno io ho ammesso sin da subito di provare qualcosa per Micòl, mentre tu no>>
Non gli rispondo, mentre ci aggiriamo per i corridoi insieme ad altri studenti. Le lezioni passano in fretta e quando arriva l'ora di matematica mi dirigo nell'aula senza perdere troppo tempo.
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FATE
RomanceDopo un anno lontani da tutto, Micòl e Cole tornano nella loro città natale. Credevano che la fuga avrebbe messo fine alle loro paure, che il passato sarebbe rimasto indietro, ma certi fantasmi trovano sempre la strada di casa. Ricominciare non è se...
