CAPITOLO 35

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MIRAGE'S POV

Il suono rapido del mio battito cardiaco è l'unica cosa che sento mentre la macchina di Cole si allontana veloce da casa mia. Non mi sentivo così viva da non so quanto. Sono bastati pochi minuti con quel ragazzo che ancora conosco appena, ma che è riuscito a smuovermi dentro come nessuno da tempo.

Con un sorriso stampato in faccia e il cuore che galoppa, rientro in casa, ma appena varco la soglia, lo specchio del corridoio mi rimette brutalmente con i piedi per terra: ho le guance arrossate, la fronte lucida di sudore e i capelli in un disordine indecente. Mi ha vista così e va bene che non sono il tipo da preoccuparsi troppo dell'aspetto, ma così? Davanti a lui?

E quindi?

La voce razionale in me si fa avanti, riportandomi bruscamente alla realtà.

<<Mirage sei tu?>>
<<Sono io papà>>

Rispondo, sorpresa di trovarlo già a casa.

<<Che ci fai qui?>>
Gli chiedo, raggiungendolo in cucina.
<<Ero stanco e quindi ho staccato prima>>
Poi guardandomi attentamente aggiunge:
<<Sei andata a correre?>>

<<Sì era da un po' che non ne avevo il tempo.>>

<<Non trovandoti in casa ho mangiato già, ma se vuoi ti faccio compagnia>>
<<No tranquillo ceno in camera, ho ancora dei compiti da fare>>

Prendo il pentolino con il minestrone e, dopo avergli stampato un bacio sulla guancia, salgo in camera. Mi spoglio in fretta e mi concedo una doccia lunga, rilassante. Chiudo gli occhi e lascio che l'acqua calda scivoli via insieme al peso della giornata e che i miei pensieri tornino a lui.

Quando finisco, mi metto a studiare e mangio nel frattempo. Ci metto un paio d'ore a completare tutto, poi, visto che ho ancora un po' di tempo, prendo un libro per leggere qualche pagina. Sto aspettando il ritorno di mamma, ma finisco col cedere al sonno prima che lei torni.

La mattina seguente mi sveglio carica, con una strana leggerezza dentro. Appena scosto le coperte, apro la finestra e vengo accolta da un cielo gonfio di nuvole scure, dense di tempesta. Lo preferisco al sole. È come se l'aria sapesse che oggi ho bisogno di malinconia.

Mi preparo con calma e, arrivata in cucina, trovo mia madre intenta a fare colazione.

<<Ciao tesoro, ieri non sono riuscita a tornare prima che ti addormentassi>>
<<Tranquilla, com'è andata?>>
<<Bene, oggi lavoro, ma se vuoi questo fine settimana potremmo trovare qualcosa di bello da fare>>

<<Se non ho test per me va bene>>

Sorseggio il mio latte con un mezzo sorriso. Una volta finito, torno in camera a prendere lo zaino e controllo il telefono, aspettandomi un messaggio da Dafne. È l'unica persona con cui ho una chat attiva oltre ai miei genitori. Invece, con sorpresa, trovo un messaggio da Micòl.

Micòl [7:12]: Ti passo a prendere alle 7:30, se per te non è un problema. Vorrei parlarti di una cosa

Rimango alcuni minuti a riflettere sul da farsi dal momento che dovrei andare a scuola con Dafne, perciò decido di inviarle un messaggio per chiederle se le dispiace se ci incontriamo direttamente a scuola, ma lei mi risponde che va bene. Sono felice che non ci siano problemi e così accetto la richiesta di Micòl che risponde subito dopo con un 'okay'.
Scendo di sotto visto che sono già le sette e ventotto. Avverto mia madre del fatto che mi accompagnerà Micòl e come risposta a ciò mi dice:
<<Micòl? E da quando tu e lei siete amiche?>>
<<Stanno succedendo molte cose in questi giorni che non ti saprei neanche spiegare >>
<<Allora mi dovrai aggiornare>>
<<Certo, appena puoi ti dico tutto, ora vado>>

Le lascio un bacio sulla guancia e chiudo la porta di casa.

Ho avuto la fortuna di avere due genitori che mi amano alla follia e che mi trattano nel modo migliore possibile e da diverso tempo a questa parte mia madre è diventata la mia migliore amica , il mio posto sicuro.

Appena fuori, vedo un veicolo nero con i vetri oscurati parcheggiato dall'altra parte della strada. Mi affretto. Quando mi avvicino, la portiera posteriore si apre e appare Micòl, elegante come sempre, con un sorriso caloroso.

<<Ciao Mirage>>
Mi saluta con due baci sulle guance.
<<Ciao>>

Rispondo, chiudendo la portiera alle mie spalle.

Non appena partiamo, solleva una sorta di vetrino che ci separa dall'autista.

<<Così possiamo parlare senza problemi>>
Si giustifica, sistemandosi sul sedile in pelle morbida.
<<Ieri pomeriggio sei stata con mio fratello>>

Lo dice come un'osservazione, non una domanda.

Mi chiedo se Cole le abbia raccontato la nostra giornata.

Strano, da parte sua.

Annuisco senza aggiungere nulla, in attesa di capire dove voglia arrivare.

<<E come è stato?>>
<<Cosa?>>
<<Lui, stare con lui>>

Non so quanto voglio espormi, quindi mi limito a dire:
<<Non male. Perché?>>

<<È tornato a casa ed era... sereno. Direi persino felice. Quasi svenivo. So che non dovrei raccontarti queste cose, ma sono stata felice di rivederlo così. Dopo tanto.>>

Le sue parole mi restano impigliate dentro. Sono tentata di chiederle il motivo. Di sapere cosa si nasconde davvero dietro quegli occhi blu che sembrano acqua profonda, silenziosa, segreta.
Ma mi trattengo.

<<Sarà stato di buon umore.>>

<<O sarai stata tu.>>
Dice con un sorriso così grande da illuminarle il volto perfetto.

Abbasso lo sguardo sul mio zaino per nascondere il sorriso che mi sfugge. Per fortuna, Micòl cambia argomento.

Mentre la sento parlare, leggera e disinvolta, la mia mente torna a lui. Mi chiedo dove sia, perché non siano venuti insieme, e poi capisco: con Cole presente, questo discorso non sarebbe stato possibile.

E forse... proprio per questo lei mi ha voluta qui, da sola.
Per parlarmi di lui.

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