COLE'S POV
Un lieve bussare alla porta mi sveglia dal sonno profondo.
«Avanti», mormoro con voce roca, sollevandomi dalla posizione prona per mettermi seduto.
«Buongiorno, Cole»
Mi saluta Margaret con il suo solito sorriso radioso mentre entra nella camera, richiudendosi la porta alle spalle.
«Tuo padre ti vuole nel suo ufficio.»
«Adesso?» chiedo, voltandomi verso la portafinestra da cui filtrano deboli raggi di luce.
«Che ore sono?»
«Quasi le cinque.»
Margaret lancia uno sguardo alla mia stanza, poi torna a fissarmi.
«Grazie», le dico alzandomi, mentre lei lascia la stanza senza aggiungere altro.
Mio padre che vuole parlare con me a quest'ora... non si prospetta niente di buono, penso, mentre cerco di sistemare i miei capelli arruffati.
In silenzio, scendo le scale, diretto al suo ufficio, dove, senza bussare, entro. È impegnato in una telefonata. Mi siedo in silenzio su una delle sedie davanti alla scrivania, ascoltando solo la sua parte della conversazione.
«Oggi sarò assente per buona parte della mattinata. Voglio quattro uomini a sorvegliare Chantel e Micòl.»
Si mette in ascolto prima di rispondere:
«Se escono, li seguite. Se restano a casa, assicuratevi che nessuno entri. Nessuno di non identificato. Chiaro?»
Riattacca e si volta verso di me.
«Cole.»
Il tono è calmo e non mi sorprendo che abbia percepito la mia presenza, sebbene fosse assorto dalla chiamata.
Si siede con lentezza, appoggia i gomiti sulla scrivania e inizia a giocherellare con l'anello al mignolo.
«Oggi ho delle cose da concludere», dice fissandomi con i suoi occhi verdi. «Vorrei che venissi con me. Inizierai ad abituarti a ciò che sarà il tuo futuro.»
Mantengo un'espressione serafica. Non sono turbato dalle sue parole, me lo aspettavo. Era solo questione di tempo.
«Hai venti minuti per prepararti. Ti voglio pronto, fuori dal cancello», conclude, accennando col capo verso l'uscita.
Mi alzo senza rispondere. Salgo di nuovo le scale, ancora stanco per le poche ore di sonno. Raccolgo le mie cose, vado in bagno per una doccia veloce, mi lavo anche i capelli. Mi vesto in fretta con uno dei tanti completi e, d'impulso, scelgo di indossare l'orologio che Micòl mi ha regalato un paio d'anni fa.
Prima di uscire passo in cucina: Margaret ha già posato un caffè fumante e un paio di barrette energetiche sul tavolo.
Quando avverte la mia presenza, si volta e sorride.
«Ho pensato che fosse una buona idea prepararti qualcosa. Sospettavo che sareste usciti presto, tu e tuo padre.»
Si pulisce le mani sul grembiule bianco che ha addosso. Prima che possa ringraziarla, mi anticipa:
«So che mi dirai grazie, ma non ce n'è bisogno.»
Accenno un sorriso. Afferro una barretta energetica che divoro con pochi morsi, bevo velocemente il caffè e infilo l'altra barretta in tasca.
«Ci vediamo dopo, Margaret», le dico, uscendo.
Guardo l'orologio: mancano cinque minuti. Soddisfatto, esco dal cancello e salgo sulla macchina nera dove mio padre è già seduto. Quando chiudo la portiera, lui fa cenno all'autista di partire.
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FATE
RomanceDopo un anno lontani da tutto, Micòl e Cole tornano nella loro città natale. Credevano che la fuga avrebbe messo fine alle loro paure, che il passato sarebbe rimasto indietro, ma certi fantasmi trovano sempre la strada di casa. Ricominciare non è se...
