MIRAGE'S POV
È possibile che questo ragazzo vada preso con le pinze?
Non riesco a smettere di pensare a ieri sera. Alla sua voce dura, quando gli ho chiesto se andasse tutto bene; alla rabbia che mi ha scaraventato addosso, senza preavviso e a quello sguardo, talmente tagliente da lasciarmi senza fiato.
Eppure, sotto quella rabbia, c'era qualcosa di diverso. Come se per un attimo gli fosse sfuggito il controllo, come se le mie parole avessero colpito un punto che lui non voleva mostrare a nessuno.
Perché ti importa così tanto?
Scaccio subito questo pensiero e continuo a mangiare la colazione in modo quasi meccanico, senza nemmeno sentirne il sapore.
<<Capito Mirage?>>
Sollevo la testa e guardo mia madre con espressione confusa.
<<Scusa non ti stavo seguendo, dicevi?>>
<<Va tutto bene?>>
Mi chiede, sedendosi di fronte a me.
<<Sì, sono un po' stanca, tutto qua>>
Poi, guardando l'orologio appeso in cucina dico:
<<Dafne mi starà aspettando fuori, meglio che vada>>
Le lascio un bacio a stampo sulla guancia prima di uscire di casa.
Fuori dal cancello, noto Dafne appoggiata al muretto davanti casa. I suoi occhiali da sole neri sono calati sugli occhi, nonostante il cielo sia poco soleggiato.
<<Ciao>>
La saluto semplicemente, iniziando a camminare sul marciapiede.
<<Ciao anche a te. Mi potresti dire dove eri finita ieri, che tipo a mensa sei sparita>>
<<Eri troppo concentrata su Alexander per notarmi>>
<<Non è vero>>
Ribatte, offesa.
<<Ti ho salutato e neanche mi hai risposto e in più per tutto il pranzo non facevi che ridere con lui. Mi avevi detto che ci rinunciavi e improvvisamente vi ho trovati insieme>>
«Ti giuro che è stato inaspettato.»
Si giustifica prima di proseguire:
«Stavo in corridoio alla fine della lezione, mi sono imbattuta in lui, abbiamo iniziato a parlare e non ci siamo più lasciati. Solo che ieri pomeriggio ho provato a scrivergli, ma ha risposto un paio d'ore dopo e in modo sommario. Non capisco.»
Risponde con aria sconsolata. Non sapendo cosa dire, rimango in silenzio mentre continuiamo a camminare fianco a fianco verso la scuola.
Quando arriviamo, il cortile è già gremito di studenti, ma non facciamo fatica a trovare il solito gruppetto.
<<Ciao>>
Ci saluta allegra Micòl, accogliendomi in un abbraccio caloroso. Mentre gli altri parlano tra di loro, noto Cole seduto in disparte, sul solito muretto, con una sigaretta tra le labbra e la mente altrove.
Dovrei ignorarlo. Dopo la discussione di ieri, dopo il modo in cui mi ha respinta, sarebbe logico. Eppure qualcosa dentro di me mi spinge verso di lui. Una forza che non so controllare.
Respiro a fondo e mi siedo al suo fianco. Lui non reagisce, non accenna nemmeno a guardarmi. Alla fine, mi decido a rompere il ghiaccio:
«Ho notato che non sei un fumatore abituale.»
Bel modo di iniziare una conversazione, brava.
Cerco di non ridere pensando a me stessa, incapace di sembrare naturale o di socializzare, ma a quanto pare non basta, perché lui mi guarda con un leggero cipiglio, che mette in risalto il suo volto perfetto.
<<Cosa c'è di divertente?>>
<<Niente è solo che...Niente un pensiero stupido>>
<<Quindi ridi alle tue stesse battute?>>
La sua voce non ha il tono divertito che mi aspettavo: sembra più stanco che altro, come se ridere fosse l'ultima cosa che gli riesca.
<<Forse, è un problema?>>
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FATE
RomanceDopo un anno lontani da tutto, Micòl e Cole tornano nella loro città natale. Credevano che la fuga avrebbe messo fine alle loro paure, che il passato sarebbe rimasto indietro, ma certi fantasmi trovano sempre la strada di casa. Ricominciare non è se...
