MIRAGE'S POV
<<Ehi Mirage che ti prende?>>
Mi domanda Arthur, posando la matita sul banco.
Lo guardo appena, poi distolgo subito lo sguardo. «Niente» rispondo, come se quella parola potesse bastare a chiudere il discorso. Mi appoggio allo schienale della sedia cercando rifugio in una postura che vuole sembrare rilassata ma che in realtà tradisce tutta la mia tensione.
«Niente non credo. Sei taciturna e non hai smesso di scarabocchiare su quel povero quaderno» continua con un tono dolce ma serio.
Abbasso gli occhi e mi accorgo per la prima volta del groviglio di linee che ho tracciato senza accorgermene. Segni confusi che sembrano parlare al posto mio. Sospirando, chiudo il quaderno e finalmente alzo lo sguardo verso Arthur. Lui mi osserva con occhi sinceramente preoccupati e questo, stranamente, mi spiazza.
«Solo un brutto voto» butto lì, minimizzando. Dentro invece vorrei urlare, o piangere fino a sentirmi svuotata, ma non lo faccio: sarebbe infantile, almeno per chi non conosce cosa significa vivere ogni giorno in lotta contro la propria mente.
«Un brutto voto? Tu?» chiede incredulo. Si gira completamente verso di me e i suoi capelli biondi ondeggiano seguendo il movimento come se fossero mossi da un vento invisibile.
«Già» mormoro, abbassando lo sguardo per non farmi tradire dalle lacrime che mi bruciano gli occhi. Oggi sembra una giornata infinita e l'insegnante di inglese ancora non si è fatto vivo.
Arthur prova a rassicurarmi, ammorbidendo la voce: «Sai che può capitare vero?»
«Certo» sussurro, sforzandomi di accennare un sorriso.
«E poi non avrai problemi a recuperare. Capita anche ai migliori» aggiunge facendomi l'occhiolino. Proprio in quell'istante il professore entra in aula e il silenzio cala come un sipario.
<<Buongiorno>>
Ci saluta prima di iniziare la sua lezione. Provo ad ascoltare, ma le parole si mischiano ai pensieri che iniziano a dilatarsi nella mia testa, diventando quasi insopportabili. Pensavo di aver vinto, di aver seppellito quella guerra interiore, eppure eccola di nuovo a reclamare il suo posto. Non finisce mai, ci sono solo tregue e la mia sembra essersi appena conclusa.
<<E con questo, la lezione per oggi è finita>>
Annuncia l'insegnante, alzandosi dalla cattedra.
<<Vieni a mensa con me?>>
<<No, mangerò fuori>>
Rispondo laconica, riponendo le mie cose nello zaino.
<<Vuoi compagnia?>>
<<No, grazie. Vai pure con i tuoi amici>>
Gli dico, cercando di nascondermi dietro un sorriso per niente vero.
<<Sai per me non è un problema, mi diverto a stare con te>>
<<Ti rovinerei l'umore>>
<<Non è un problema, sono abbastanza felice da poter resistere al tuo malumore>>
Scherza regalandomi un sorriso radioso che riesce a strapparmi un sorriso.
<<Lo so, immagino. Oggi però preferisco stare sola>>
<<Va bene, ma per qualsiasi cosa mi chiami e ti raggiungo>>
<<Grazie>>
Rispondo sinceramente sorpresa dalla sua disponibilità fin dal primo giorno in cui ci siamo conosciuti e dal modo in cui riesce a strapparmi un sorriso anche nei momenti del genere.
Quando usciamo le nostre strade si separano e, mentre mi dirigo verso l'uscita, vengo raggiunta da Dafne.
<<Ciao Mirage >>
Mi saluta allegra.
<<Ciao>>
Dico, cercando di nascondere ogni traccia di tristezza.
<<Che fai non vieni a mensa?>>
<<Non oggi. Preferisco mangiare fuori>>
<<Ah...Beh>>
<<Non c'è bisogno che tu venga>>
La rassicuro consapevole del fatto che non ha tanta voglia di venire fuori a patire il freddo.
<<Va bene. Ci vediamo dopo allora>>
<<Sì>>, le dico, salutandola mentre si allontana seguendo la folla verso la mensa.
Quando esco fuori, sono costretta a stringermi maggiormente nel mio giacchetto per via del vento che tira. Come mi aspettavo, le panchine sono vuote, perciò, ne scelgo una e mi ci siedo afferrando le cuffiette dal mio zaino e il panino che mi porto sempre dietro per qualsiasi evenienza.
Quando finisco di mangiare, mi alzo e mi dirigo a passo lento verso l'entrata della scuola facendo scorrere lo sguardo dal cielo nuvoloso al vasto cortile spoglio della scuola.
Appena rientro, sospiro di sollievo: la temperatura interna mi riscalda subito. Sto per andare direttamente alla prossima lezione, quando ricevo un messaggio da un numero sconosciuto.
Sconosciuto [14:10]: ci vediamo all'uscita fuori scuola
Il mio pensiero corre subito a Cole, ma poi mi correggo: non ha il mio numero. Ignoro il messaggio e vado in palestra per la lezione di pallavolo. Stranamente, trovo Stacey lì.
«Che ci fai qui?» chiedo, sorpresa di trovarla sola.
<<Volevo fare uno scherzo a Miley>>
Dice, ridacchiando tra sé e sè. Scuoto la testa divertita prima di dirigermi verso il mio armadietto.
Le ultime ore scorrono più in fretta del previsto. Il gioco, per fortuna, mi ha aiutata a sfogarmi. Quando esco da scuola e mi avvicino ai cancelli, vedo Cole appoggiato al muretto. Appena mi nota, fissa subito lo sguardo su di me. Per un motivo o per un altro cambio rotta e mi avvicino a lui.
<<Immagino tu abbia letto il mio messaggio >>
Dice calmo.
Allora era veramente lui
Penso, mentre il mio cuore fa una piccola capriola di felicità.
<<Già>>
<<E non ti sei degnata di rispondere>>
<<Non sapevo fossi tu>>, ribatto, leggermente irritata — anche se non so perché.
<<Ti voglio portare in un posto. Ti accompagno a casa così ti cambi e poi andiamo>>
Corruccio leggermente lo sguardo prima di dirgli:
<<Non so te, carissimo, ma a casa mia si invita una persona. Tu invece hai già organizzato tutto dando per scontato il mio consenso>>
<<Esattamente>>
Risponde con tono divertito.
<<Io con uno che fa così non ci esco>>
Rispondo pronta ad andarmene, ma vengo prontamente afferrata per il braccio e in pochi istanti mi ritrovo con il viso a pochi centimetri dal suo.
<<Io non sono una persona qualunque e poi quali ragioni avresti per rifiutare?>>
<<Fammici pensare>> dico, puntellandomi il mento con l'indice e fingendo di riflettere.
<<Tante, anzi, troppe>>
<<Sentiamo un po'>>
Mi sfida, avvicinando pericolosamente il suo viso al mio. Mantengo per qualche minuto il contatto visivo prima di interromperlo e dichiarare sconfitta.
<<Allora vieni, Reyes?>>
<<Sì, ma vorrei che iniziassi a chiamarmi per nome>
Gli dico, liberandomi dalla sua presa.
<<Bene>>, dice semplicemente, voltando lo sguardo verso l'ingresso della scuola. Lo seguo, aspettandomi di vedere qualche ragazza uscire, ma sta guardando Micòl, che scende in fretta le scale.
<<Eccomi>>
Poi, accorgendosi della mia presenza, mi abbraccia.
<<Da quanto tempo. Vieni con noi? Ti accompagniamo volentieri a casa>>
<<Sì>>, rispondo, senza dirle che è stato suo fratello a propormelo per primo.
Insieme, Cole davanti , io e Micòl a pochi passi di distanza ci incamminiamo verso la macchina che si trova dall'altra parte della strada fuori dal cancello. Cole si posiziona davanti, mentre io e Micòl ci sediamo dietro. Appena la macchina si avvia, una visiera si alza tra noi e Cole e l'autista.
<<Vorranno parlare di affari>>
Mi rassicura Micòl, tranquilla.
<<Affari?>>
Chiedo confusa.
<<Niente di importante. Comunque io e Alex ci siamo, finalmente,messi insieme!>>
<<Davvero?>>
Le chiedo sorpresa.
<<Sì, finalmente il mio fratellone burbero ci ha dati la sua benedizione>>
<<E perché prima no?>>
Chiedo, volendo sapere di più riguardo al modo di comportarsi di Cole.
<<Non lo so>>
Risponde con una semplice alzata di spalle.
<<Fatto sta che sono super felice che finalmente possiamo stare insieme. Ma dimmi, perché sei sparita ultimamente ?>>
<<Mh...ho avuto da fare>>, rispondo evasiva, cambiando subito argomento. Non voglio dirle che l'ho evitata a causa di suo fratello.
Per il resto del viaggio si lamenta della quantità di cose che deve studiare e quando arriviamo davanti alla mia abitazione faccio per scendere ma la visiera scura si abbassa e il viso di Cole ricompare.
<<Ti vengo a prendere tra poco. Vestiti comoda con scarpe comode e portati da bere>>
Lo guardo perplessa, ma annuisco. Non oso voltarmi verso Micòl, che sarà sicuramente sorpresa.
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FATE
RomanceDopo un anno lontani da tutto, Micòl e Cole tornano nella loro città natale. Credevano che la fuga avrebbe messo fine alle loro paure, che il passato sarebbe rimasto indietro, ma certi fantasmi trovano sempre la strada di casa. Ricominciare non è se...
