COLE'S POV
<<Alexander mi ha detto che hai passato l'ora di pranzo con Mirage>>
<<Vero. L'ho vista giù di morale, non sembrava intenzionata ad andare in mensa e ho pensato fosse colpa tua, ma mi ha detto che tra voi va tutto molto bene.>>
<<Allora sta evitando qualcun'altro>>
Penso ad alta voce, con lo sguardo perso oltre il parabrezza. Il cielo, riflesso nel vetro, è di quel grigio lattiginoso che precede la pioggia.
<<Probabile, ma mi sono concentrata più sul farle compagnia che altro. Dopo le scriverò per sapere come sta>>
<<Lo farò anch'io>>
Lei si volta verso di me con un sorriso.
<<Sono felice che tra voi le cose funzionino>>
<<Chissà per quanto ancora>>
Appoggio la testa al finestrino freddo e fisso il paesaggio che scorre fuori. La voce di Micòl mi arriva ancora alle orecchie, ma la mia mente è già altrove, già in casa, nel salotto, a cercare di indovinare quale sarà l'ennesima maschera che mi toccherà incontrare oggi.
La macchina si ferma davanti alla porta di casa e scendiamo insieme. Come al solito, al nostro ingresso ci accoglie Margaret.
<<Ciao ragazzi, com'è andata a scuola oggi?>>
Ci domanda, venendoci incontro.
<<Bene dai>> risponde Micòl, stringendola in un abbraccio rapido ma affettuoso.
<<Vostro padre vi aspetta di là>>
Roteo gli occhi. Già so cosa mi aspetta: un'altra "candidata" scelta per me, un'altra sfilata di ragazze educate, composte e perfette nel modo più irritante possibile.
Una che probabilmente saprà parlare cinque lingue, suonare il violino e sorridere al momento giusto, con la stessa espressione stampata che hanno tutte.
<<Chissà perché vuole anche me>>
mormora Micòl, appoggiando lo zaino a terra e seguendomi in sala.
Nostro padre è seduto sul divano, le gambe accavallate, un bicchiere di liquore tra le dita e l'orologio d'oro al polso che cattura la luce. Non ci guarda subito, ma la sua voce riempie la stanza come se lo stesse facendo.
<<Venite pure avanti>>
<<Iniziamo da te, Micòl>>dice poi, rivolgendole lo sguardo. Indossa come sempre un completo elegante e ha i capelli perfettamente laccati all'indietro.
<<Ho saputo che ti sei trovata bene con Osvald. Non me lo aspettavo da te, sinceramente. Mi ero preparato a dover insistere affinché ci parlassi, ma forse hai capito che non ti conviene. Sono felice che tu mi abbia ascoltato. Ci saranno altre occasioni perché tu possa incontrarlo e con la tua bellezza sono sicuro che lo conquisterai senza problemi>>
Micòl incrocia le braccia, le labbra tese in un sorriso appena accennato.
<<Non vorrei dirti nulla, ma ho altre qualità oltre alla bellezza>>
Mio padre ride piano, quel suono basso e privo di calore che conosco fin troppo bene.
<<A una donna non serve altro che bellezza e un po' di intelligenza per non annoiare il suo compagno. Tutto il resto è superfluo>>
<<Posso sapere perché allora hai speso così tanti soldi per istruirmi?>> ribatte lei, la voce ferma ma gli occhi lucidi dalla rabbia trattenuta.
<<Perché ti devi distinguere dalle altre ragazze in tutto e per tutto.>>
Micòl si limita a inspirare lentamente, poi distoglie lo sguardo. Sa che contro di lui non vale la pena discutere.
<<Per te, Cole, invece, sto iniziando a perdere le speranze. È da tempo che ti presento ragazze diverse, ma nessuna ti soddisfa. Perciò ne ho trovata un'altra che rispecchia i tuoi gusti.>>
Aggrotto le sopracciglia, confuso.
<<Arriverà tra poco, quindi vedi di essere pronto in meno di trenta minuti. Ora andate pure>>
Io e Micòl ci alziamo insieme e, dopo esserci congedati, ci dirigiamo nelle nostre stanze.
<<Che significa che rispecchia i miei gusti?>>
<<Non lo so, ma nostro padre è pazzo, quindi sarà una delle sue bellissime trovate,>> dice Micòl, aprendo la porta della sua camera prima di richiuderla alle sue spalle con un sospiro pesante.
Sospiro, stanco delle solite ragazze che mi presenta: tutte dello stesso stampo, tutte con le battute studiate a memoria. Decido di scrivere a Mirage per sapere come sta, così da ricevere una risposta una volta finita la sceneggiata organizzata da mio padre.
Quando scendo in sala, trovo mio padre in compagnia di una ragazza che sembra avere la mia età: ha i capelli color carbone raccolti in una coda morbida, occhi nocciola che ricordano quelli di Mirage e un sorriso impeccabile.
Ora capisco cosa intendeva quando ha detto che rispecchia i miei gusti: assomiglia a Mirage. Non in modo preciso, ma abbastanza da infastidirmi. Abbastanza da farmi distogliere lo sguardo. È come se qualcuno avesse cercato di ricrearla in laboratorio.
<<Ciao, sono Madison>>
La sua voce è dolce, calibrata e quando sorride rivela una dentatura perfetta.
<<Vi lascio soli allora>>
Prima di uscire, mio padre si china verso di me e sussurra a pochi centimetri dal mio orecchio, con quel tono di falsa complicità che mi irrita più di tutto:
<<Ricordati che con queste ragazze non ci puoi fare sesso>>
Resto immobile per un istante, le mani strette a pugno. Vorrei dirgli che non sono come lui, che non mi serve "controllarmi" perché non cerco corpi, cerco una persona con cui sentirmi a casa e che l'ho anche trovata, ma non dico niente.
Mi preparo mentalmente a trascorrere il resto della giornata nella noia più totale, già immaginando l'elenco di successi accademici e hobby raffinati che mi toccherà ascoltare.
Appena mio padre se ne va, Madison prende fiato e inizia a parlare. Non è stupida e nemmeno troppo noiosa. Sorride nel modo giusto, fa le domande giuste, dice anche qualcosa di vagamente spiritoso, ma è come ascoltare una canzone che conosco a memoria, solo cantata da qualcun altro.
Non provo niente.
Annuisco, rispondo, recito la mia parte, ma ogni parola che pronuncia mi ricorda che questa non è Mirage e che mio padre ha pensato bastasse una copia ben confezionata per rimpiazzare qualcosa che nemmeno capisce.
Quando finalmente se ne va, non provo né sollievo né irritazione.
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FATE
Storie d'amoreDopo un anno lontani da tutto, Micòl e Cole tornano nella loro città natale. Credevano che la fuga avrebbe messo fine alle loro paure, che il passato sarebbe rimasto indietro, ma certi fantasmi trovano sempre la strada di casa. Ricominciare non è se...
