MIRAGE' POV
Rimango immobile, il fiato sospeso.
Le sue parole mi colpiscono come un pugno allo stomaco. Sapere che con me si sente vulnerabile, che non si nasconde, mi spaventa e mi scalda allo stesso tempo. È come se finalmente vedessi il vero Cole, quello che nessuno conosce davvero.
Due settimane lontano da lui sono state un tormento. Ogni giorno ho cercato di convincermi che fosse giusto evitarlo, che dovevo proteggermi, ma la verità è che mi mancava in ogni respiro e adesso che ce l'ho davanti, che lo sento così vicino, ogni difesa che avevo costruito si sgretola.
So che potrebbe essere l'errore più grande della mia vita ritornare con lui, ma in questo momento è la cosa di cui ho bisogno.
Voglio sentirlo, voglio viverlo e so che è pericoloso, ma non ho più paura.
Mi sollevo sulle punte e gli sfioro le labbra. Doveva essere un bacio leggero, un tentativo timido di riconcigliarsi, invece diventa qualcosa di più.
Lui risponde con fame, con un'urgenza che percepisco in ogni suo gesto.
La sua mano — quella sana — scivola lungo il mio collo e mi attira a sé.
Sento il tremito dell'altro suo braccio, il respiro che si spezza per il dolore alla spalla, ma non si ferma. Si piega verso di me, come se il contatto potesse fargli dimenticare tutto.
Le nostre bocche si cercano, si trovano e per un momento non esiste altro che questo.
La tensione, la rabbia, la nostalgia: tutto si mescola in un bacio che sa di resa.
Il movimento della spalla lo costringe a fermarsi per un istante — un gemito trattenuto gli sfugge e quando lo guardo negli occhi, vedo quanto stia lottando per non mostrare dolore.
Il cuore mi si stringe e lo aiuto io, prendendo l'iniziativa, guidandolo fino al sedile posteriore.
Non smettiamo di baciarci neanche per un secondo.
Ogni tocco è un perdono silenzioso.
Le sue dita mi sfiorano appena, come se avesse paura di rompermi, ma è proprio quella cautela che mi incendia.
Lo sento trattenersi, eppure tremare per la voglia di non farlo.
Mi perdo nel suo respiro contro il mio collo, nella pelle che brucia dove le sue labbra si posano.
Gli afferro la mano e la porto dove la voglio, senza vergogna.
Mi guarda e in quello sguardo c'è una domanda muta.
Annuisco, incapace di dire altro.
Il suo tocco si fa più deciso e il piacere mi travolge come un'onda.
«Cole...» sussurro, la voce rotta.
Lui solleva appena la testa, i suoi occhi nei miei: due tempeste scure.
Poi sorride, il fiato corto, le labbra umide.
«Pensavo che la tua prima volta sarebbe stata nel mio letto non sul sedile posteriore della macchina.»
Le sue parole mi strappano un mezzo sorriso.
«Quindi?» riesco a dire, con il cuore impazzito.
«Quindi se vuoi continuare, torniamo a casa mia.»
«Andiamoci allora,» mormoro. Non ho mai desiderato qualcuno, come in questo momento.
Non se lo fa ripetere due volte: mi aiuta ad alzarmi, mi sistema il giacchetto e sale sul lato del guidatore.
Questa volta guida più veloce, ma non provo alcun panico: per la prima volta in vita mia, mi sto godendo la corsa.
In poco tempo siamo a casa sua.
<<Cole>>
Lo saluta Margaret spuntando dalla cucina e il suo sorriso si allarga quando mi vede.
<<Ciao anche a te. Vi preparo la cena?>>
<<No grazie, noi saliamo>>
Senza aspettare, mi guida nella sua camera.
Appena la porta della sua stanza si chiude alle nostre spalle, non esistono più confini.
Le giacche cadono a terra, i respiri si confondono.
Lui mi spinge piano sul letto, con la cautela di chi teme di far male, ma non riesce più a trattenersi.
Le sue dita percorrono la mia pelle e quando arrivano alla patta dei jeans, il mondo intero si dissolve.
Resto senza fiato, travolta, finché non sento la sua mano fermarsi.
Lui si stacca, ancora ansante e il suo sguardo si addolcisce.
«Non lo faremo oggi, Reyes.»
Mi sollevo, confusa. «Perché no?»
Lui si avvicina, mi accarezza la guancia con il dorso della mano.
«Perché non voglio che la tua prima volta sia qualcosa di impulsivo, figlia del momento. Voglio che sia giusta.»
Mi bacia piano sulla tempia, poi mi stringe a sé e per un istante il mondo sembra fermarsi.
Sento il suo cuore martellare contro il mio, il suo respiro che si calma piano.
«Non puoi capire quanto mi piace averti qui,» sussurra, la voce roca, quasi spezzata.
Appoggio la testa sul suo petto, avvolta nel suo profumo e nel battito che mi culla.
Non servono parole.
In quel silenzio capisco che non è solo desiderio. È qualcosa di più profondo, più pericoloso.
Qualcosa da cui non voglio più scappare.
Mi ero quasi abituata al silenzio, tanto che la sua domanda mi coglie di sorpresa.
<<Tu e quel biondino per caso?>>
<<Per caso cosa?>>
Mi sciolgo dalla sua presa e lo guardo negli occhi, che sono tornati normali, più chiari.
<<Vi ho visti così affiatati in questo periodo>> dice, senza guardarmi.
<<È l'unica persona che avevo quando il mio mondo è iniziato a crollare, quindi sì, è importante per me>>
<<Capisco>>, mormora soltanto, fissando un punto nel vuoto.
Mi sollevo per osservarlo meglio. I suoi capelli gli ricadono sulla fronte, disordinati e per la prima volta noto le profonde occhiaie che incorniciano i suoi occhi.
<<Hai dormito ultimamente?>>
Gli chiedo, preoccupata, accarezzandogli i capelli. Questo gesto sembra dargli conforto e infatti chiude gli occhi.
<<Non molto, ma non ne voglio parlare>>
sussurra e c'è una fragilità nella sua voce che mi stringe il cuore.
Continuo ad accarezzargli la chioma finché non chiude gli occhi.
Il suo respiro rallenta, il corpo si rilassa e in pochi minuti si addormenta tra le mie braccia.
Resto a guardarlo, così vulnerabile e così bello. Le sue labbra leggermente schiuse non fanno altro che accentuare la sua espressione rilassata. Forse, soltanto il sonno, può distruggere qualsiasi suo tentativo di apparire costantemente forte e padrone di sé.
Poi, piano, mi alzo. Raccolgo il giacchetto e i jeans da terra e mi vesto.
Esco dalla stanza con cautela, sperando di non incontrare nessuno, ma le mie speranze vengono infrante quando mi imbatto in Micòl.
<<Mirage?>>
Per un momento restiamo immobili, io ancora con la mano sulla maniglia, lei che passa lo sguardo da me alla stanza del fratello.
<<Avete chiarito?>> chiede, un sorriso che tradisce curiosità e sollievo.
<<A quanto pare. Mi dispiace di non aver cercato di capire che non avete controllo su quello che vostro padre fa, ma io ero->>
«Tranquilla,» mi interrompe dolcemente, stringendomi in un abbraccio. «Sono felice che tu l'abbia capito, finalmente.»
<<Dove sei stata?>>
Le chiedo quando si allontana, notando il modo elegante e provocante in cui è vestita.
<<Appuntamento con Alex>>
Sorrido, felice per loro per poi ricordarmi che devo andare.
<<Dai ti accompagno io di sotto. Sei venuta qui con la macchina?>>
<<No, torno a piedi>>
«Non ci penso nemmeno. C'è l'autista, ti porta lui. Non ti lascio andare a casa da sola a quest'ora.»
Annuisco, grata.
La seguo lungo le scale, con il cuore ancora troppo pieno.
L'odore di Cole è ancora sulla mia pelle, la sua voce ancora nella mia mente e mentre esco, ho la certezza che da lui non mi sono mai davvero allontanata.
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FATE
RomanceDopo un anno lontani da tutto, Micòl e Cole tornano nella loro città natale. Credevano che la fuga avrebbe messo fine alle loro paure, che il passato sarebbe rimasto indietro, ma certi fantasmi trovano sempre la strada di casa. Ricominciare non è se...
