CAPITOLO 58

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COLE'S POV

Subito dopo scuola, io e Molly usciamo insieme, diretti verso casa sua.

«Sai, pensavo che non saremmo mai finiti per passare di nuovo del tempo insieme. Avevo perso le speranze, ma poi, a quanto pare, non mi resisti», dice mentre premo il piede sull'acceleratore, cercando di arrivare il più in fretta possibile e chiudere tutto prima che diventi complicato.

«Oggi eri un po' più eloquente», continua, senza accorgersi che tutto quello che voglio è silenzio.

Mi concentro sulla strada, cercando di spostare la sua voce in sottofondo fino a quando non raggiungiamo la sua abitazione. Una volta dentro, in una casa che non mi è familiare, non perde tempo e mi conduce nella sua stanza, iniziando subito a sbottonare la mia camicia.

Non sento eccitazione, mi sembra di trovarmi in un corpo a me estraneo. Tutto mi sembra sbagliato. Le blocco le mani a metà dell'opera e dico: «Non voglio».

Il suo sguardo tradisce sorpresa.

«Che significa che non vuoi? Stamattina in classe mi sei sembrato molto interessato a passare del tempo con me.»

Se solo sapesse il vero motivo per cui avevo accettato la sua compagnia. Gli occhi color nocciola di Mirage mi ritornano alla mente e devo chiudere gli occhi per scacciarla dai miei pensieri.

«Che c'è, non ti senti bene? Posso prepararti un tè e poi possiamo riprovarci.»
«No, è meglio se vado a casa», rispondo con urgenza, riabbottonandomi la camicia.

Afferro la giacca che ha gettato a terra e scendo di corsa le scale. Una volta in auto, accendo il motore e premo sull'acceleratore, come se volessi scappare da qualcosa, come se volessi scappare da me stesso.

Quando il tachimetro segna i centoventi chilometri orari, un brivido mi percorre la schiena. Finalmente sento qualcosa di diverso dall'apatia. Per evitare pericoli, scelgo le strade secondarie della città, impiegando molto più tempo per tornare a casa.

Appena parcheggio davanti casa, mi sento più leggero di prima. A rendere tutto ancora più piacevole è il fatto che mio padre non è in casa. Salendo in camera mia, trovo Micòl con il volto acceso e lo sguardo felice.

<<Ciao>>, la saluto, appoggiando la giacca sul comodino della mia stanza.
<<Ritornerò a dormire nella mia stanza>>

Mi volto, sorpreso, ma non faccio domande. Non ce n'è bisogno.

<<Non ha senso continuare a dormire qua e poi mi sento molto meglio. Sono pronta a ritornare nella mia adorata stanza dove non c'è un ordine maniacale come qui.>>

Sorride, poi aggiunge:

<<E poi, grazie a Mirage...>>

Al suono del suo nome mi irrigidisco, ma riesco comunque a non farlo notare.

<<Ho passato un pomeriggio spensierato e divertente. Non so che poteri abbia, ma è in grado di farti dimenticare tutto anche solo per poco>>

Lo so. Lo so fin troppo bene ed è proprio per questo che mi sono allontanato da lei. Prima che diventasse una dipendenza. Prima che diventasse tutto.

<<E poi è stato bello decorare l'albero della scuola e la scuola stessa. È stato strano, ma bello>>

Mi guarda con entusiasmo. A casa nostra non abbiamo mai decorato nulla: ci pensavano i domestici. L'unico momento davvero nostro erano i regali, ma anche quello, col tempo, è svanito.

<<Sono felice per te>>, le dico sedendomi al suo fianco.

<<Sai, anche su di te faceva un bell'effetto. Mirage, intendo. Perché non vi rivolgete più la parola?>>

<<Perché è meglio così>>

Anche se ogni tanto, senza volerlo, mi ritrovo a cercarla tra i corridoi. Solo per accertarmi che stia bene o forse per assicurarmi che mi abbia dimenticato.

Mi alzo e mi dirigo verso il bagno.

<<Per caso hai fatto sesso con Molly?>>

<<Perché?>>

<<Era da un po' che non vi vedevo così appiccicati e poi sei sparito per tutto il pomeriggio quindi deduco che tu sia stato da lei>>
<<Anche fosse?>>

<<Ti comporteresti proprio come vuole papà, da perfetto puttaniere menefreghista>>
<<E così sia>> Dico, anche se alla fine i miei sentimenti per Mirage sono stati più forti di qualsiasi altra cosa.

Chiudo la porta del bagno alle mie spalle e accendo la doccia. Lascio che il rumore dell'acqua le faccia capire che il discorso è chiuso.

<<Mamma e papà hanno inviato gli inviti, perciò avremo ospiti per Natale>>
Che gioia, penso con  profonda amarezza nel petto. 

Oltre a dover sopportare l'arrivo del mio compleanno, ora dovrò anche condividere la casa con decine di parassiti mascherati da amici di famiglia. Gente che non sa nulla di me, di noi.
Gente attratta solo dal carisma di mio padre e dalla bellezza di mia madre.

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