MIRAGE'S POV
Ormai tra me e Cole si è creato qualcosa che va oltre le parole, oltre i silenzi, oltre anche la paura.
Il nostro rapporto si è consolidato e ogni giorno trascorso insieme aggiunge un frammento di calore in quella parte di me che da tempo avevo dato per spenta.
Ogni momento insieme sembra cancellare la distanza che per anni ho mantenuto tra me e il mondo.
Non sono più soltanto innamorata di Cole — lo amo, nel modo più puro e totalizzante che conosca.
E questa consapevolezza mi spaventa più di qualunque altra cosa, perché non so se è troppo, o se è semplicemente troppo presto.
In queste settimane l'ho conosciuto davvero, senza filtri né barriere e ogni giorno che passa mi convince di più che è lui la persona giusta per me, ma la paura resta. La paura che, se glielo dicessi, se lasciassi uscire tutto quello che ho dentro, lui potrebbe rendersi conto che sto correndo troppo.
Che forse non sente le stesse cose o non con la stessa intensità e allora resto in silenzio.
Gli sorrido, gli lascio credere che vada tutto bene, mentre dentro di me infuria una tempesta che solo io conosco.
<<A che pensi?>>
La voce di Arthur mi riporta bruscamente alla realtà.
Mi volto verso di lui, sorpresa, cercando di decifrare se quella domanda fosse davvero rivolta a me. Il suo sguardo è serio, calmo, ma indagatore.
<<Niente di speciale, solo che la fine della scuola si avvicina e dobbiamo ancora fare un sacco di test.>>
<<Eh lo so, ma pensa che tra poco finisce tutto>>
<<Già. Quante cose sono cambiate quest'anno, vero?>>
So che quest'anno è stato intenso, eppure sono felice perché mi sono ritrovata e ho trovato delle persone che non pensavo avrei mai incontrato.
<<Vero. Non mi sarei mai aspettato di conoscere un'amica così speciale come te>>
Le sue parole mi arrivano come un abbraccio inaspettato.
Mi stringe le spalle con affetto e io ricambio il gesto, cercando di nascondere l'emozione che mi sale agli occhi.
<<Anche per me è così>>.
Il corridoio si svuota lentamente mentre camminiamo verso l'uscita.
L'aria è tiepida, attraversata da voci lontane, risate leggere e lo scricchiolio dei passi sulle mattonelle.
È in quel momento che la vedo: Dafne.
Una fitta mi attraversa il petto.
Non mi rivolge la parola da un mese o forse più.
Cammina verso di me, lo sguardo basso, le dita che si attorcigliano nervosamente intorno a una ciocca di capelli.
Quando i nostri occhi si incontrano, il tempo sembra rallentare.
<<Ciao Mirage, ti volevo parlare>>
Il suo tono è incerto, quasi timido.
<<Ci vediamo domani Mirage>>
Mi saluta Arthur rivolgendomi uno sguardo preoccupato prima di allontanarsi con il suo solito andamento tranquillo e misurato.
Non ho intenzione di iniziare la conversazione, perciò mi limito a guardarla senza proferire parola, mentre la mia mente inizia a vagare alla ricerca di risposte sul perché mi abbia fermata.
<<Mirage...So che sono stata parecchio ingiusta con te, ma in questo periodo ho capito che nessuno mi ascolta e mi consola come fai tu. Ho bisogno di te nella mia vita>>
Le sue parole scivolano dentro di me come un coltello e una carezza insieme.
Una parte di me vorrebbe cedere, tornare indietro, dimenticare il dolore per riabbracciare l'abitudine, ma l'altra parte — quella che ha imparato a farsi bastare da sola — riconosce la verità che si nasconde dietro quelle parole.
Non è amore, non è amicizia. È bisogno e io non voglio essere più la toppa di nessuno.
<<Dafne, con te ho vissuto momenti belli, ma se tu vuoi ritornare con me soltanto perché non hai trovato nessuno disposto ad assecondarti allora no. Non dopo tutto quello che mi hai detto>>
Lei abbassa lo sguardo, incerta e so di aver colpito nel segno.
Un dolore sordo mi stringe la gola mentre la oltrepasso, ma non mi fermo.
I miei passi risuonano nel corridoio vuoto, secchi, rabbiosi, eppure fragili.
Appena metto piede fuori, l'aria mi travolge.
Il sole mi colpisce in pieno viso, costringendomi a socchiudere gli occhi.
Sento le lacrime bruciare dietro le palpebre — e le asciugo in fretta, quasi vergognandomi di me stessa.
Non dovrei essere triste, lo so, ma dopo una vita passata a sentirmi "la seconda scelta", la ruota di scorta, quella che consola ma non resta mai impressa, il dolore si fa sentire.
Mi rivedo con la mia vecchia migliore amica, quella con cui pensavo avrei passato la vita intera, ma che alla fine se n'è andata, lasciandomi sola con i sensi di colpa e senza una chiusura vera e propria.
Scendo le scale di corsa, il cuore che batte forte, quasi volesse convincermi che sono ancora viva.
<<Mirage>>
Mi volto e, con mio disappunto, vedo Cole. Il suo sguardo capisce subito che qualcosa non va.
<<Ehi, ciao>>, gli dico, mettendo su uno dei miei sorrisi migliori.
<<Non ti ho vista uscire con Arthur, va tutto bene?>>
<<Oh sì, mi ha solo fermata Dafne>>
<<E cosa voleva?>>
Il suo volto cambia, impercettibilmente.
La mascella si tende, lo sguardo si fa più freddo.
Capisco subito che non gli piace neanche sentirne il nome.
<<Niente di importante. Sono solo stanca, vorrei solo tornare a casa.>>
<<Ti accompagno>>
È immediato, istintivo. Come se il suo primo pensiero fossi sempre io, ma scuoto la testa, cercando di nascondere quanto quella premura mi scaldi dentro.
<<Ultimamente mi accompagni sempre tu, forse è ora che usi un po' le mie gambe.>>
Gli sorrido con dolcezza, per rassicurarlo.
<<Va bene>>
Dice arrendevolmente e dal modo in cui mi guarda temo che abbia capito che c'è qualcosa che non va, ma il fatto che non abbia insistito mi consola.
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FATE
RomanceDopo un anno lontani da tutto, Micòl e Cole tornano nella loro città natale. Credevano che la fuga avrebbe messo fine alle loro paure, che il passato sarebbe rimasto indietro, ma certi fantasmi trovano sempre la strada di casa. Ricominciare non è se...
