Capitolo 88

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«Che fate?» domanda Giuseppe, il fratellino del ricciolino, sullo stipite della porta.

«Ci prepariamo per andare a fare una passeggiata in centro, vuoi venire con noi?» gli sorrido mentre tiro fuori la pochette dei trucchi.

«È meglio di no» ci interrompe Alessandro e sbuffiamo entrambi, il bambino entra nella stanza e si mette accanto a me rovistando nella borsa.

«Anche mamma ha tutti questi, sono trucci?» faccio una risatina appena sento l'ultima parola detta.

«Si sono trucchi» lo guardo e prende in mano il mascara e la spugnetta cercando di capire a che cosa possono servire e sopratutto dove vanno messi.

«Posso farlo io?» sbatte le palpebre e guardo il mio ragazzo che nel frattempo sta guardando il telefono.

«Si, andiamo in salotto però, qua è scomodo» mi alzo e lo prendo per mano, guardo il ricciolino e gli faccio cenno di venire con noi e contro voglia lo fa.

«Dovevamo uscire però» si lamenta e roteo gli occhi.

«Per un giorno possiamo far divertire anche il tuo fratellino, che problema c'è?» scuoto la testa e mi vado a sedere sul divano dove mi aspetta Giuseppe.

«Allora... questo va su tutto il viso e per spalmarlo usi questa, ci sei?» annuisce e inizia a mettermi il correttore su tutta la faccia.

Prende la spugnetta e senza un briciolo di delicatezza inizia a picchiarmela sul viso, rido e indietreggio per i punti in cui me la sta appoggiando.

«Giuse fa più piano mi fai male» lo rimprovero.

«Scusa» risponde e continua a fare quello che stava facendo poco prima, guardo Alessandro e vedo che la sua attenzione è sul telefono e non su di noi.

«Oh ma vieni un po' con noi al posto di farti i cazzi tuoi» gli tolgo il telefono di mano, mi guarda scazzato e subito dopo se lo riprende nervosamente.

«Dammelo Elizabeth cazzo» alzo le sopracciglia.

«Sta calmo eh» lo guardo dall'alto verso il basso e alza un sopracciglio mentre si accende una sigaretta.

Dopo un po' di tempo Giuseppe finisce di truccarmi e appena mi vado a guardare allo specchio scoppio a ridere insieme a lui, che segue la mia risata.

Esco dal bagno e vado a sbattere contro l'altro fratello del mio ragazzo, Antonio, che come sempre è attraente quasi quanto il ricciolo.

«Che hai fatto alla faccia?» trattiene le risate e faccio cenno con la testa indicando il piccoletto.

«Ha un futuro» scherza e rido per poi lasciargli lo spazio per entrare dentro la stanza.

«Andiamo di la?» dico ad Alessandro obbligandolo a vedere il "bellissimo" trucco che mi aveva fatto il piccoletto, appena mi vede rotea gli occhi.

«Come sei conciata, vatti a struccare che sembri una pagliaccia» sbuffa e va prendere il suo giubbotto nel mobile all'entrata, al che lo guardo male.

«È tutto il giorno che mi tratti di merda si può sapere che cazzo hai?!» aggrotto la fronte e lo vedo mettersi le scarpe senza guardarmi.

«Dove stai andando? Alessandro!» alzo la voce e finalmente riesco ad ottenere la sua attenzione.

«Esco. Non posso? Vai a casa Elizabeth, ma prima togliti sta merda di dosso» mi squadra da testa a piedi ed esce di casa sbattendo la porta.

«Spero che tuo fratello non si è arrabbiato perché sono rimasta a casa con te, altrimenti è seriamente incredibile» stropiccio i miei occhi e sospiro.

Mi strucco, ma al posto di andare a casa come detto dal ricciolino, entro in camera del fratello.

«È da tanto che io e te non parliamo seriamente... non credi Anto?» lo vedo velocemente alzarsi i pantaloni e togliere la mano da sotto le coperte.

Appena realizzo cosa stava facendo poco prima che io entrassi mi scappa una risatina e mi poso sul letto.

«È da quand-» lo interrompo.

«Da quando abbiamo scopato e Alessandro ti ha massacrato di botte» a quelle parole cala il silenzio e mi mordo il labbro senza distogliere lo sguardo.

«Come stai? Sei ritornato come prima?» gli chiedo e si guarda intorno cercando le parole giuste.

«Ti preoccupi per me piccrè?» a quel nomignolo faccio una risatina e abbasso gli occhi per poi posarli nuovamente nei suoi blu mare.

«Non è stato affatto male però...» mi mordo il labbro e mi metto sopra di lui mettendolo in difficoltà.

«Dico il sesso» specifico e mi avvicino alle sue labbra ma indietreggia con la testa e la scuote.

«Elizabeth non-non dovremmo» scuote la testa allargando le braccia per non metterle nel mio culo, spalanco gli occhi e mi tolgo subito.

«Cazzo... scusami non so cosa mi è preso. Non ne parlare con nessuno, in particolare con Alessandro ok?» sospiro e mi gratto la fronte nervosamente.

Esco da camera di Antonio velocemente e dopo aver preso tutte le mie cose me ne vado correndo da casa.

Guardo la posizione del mio ragazzo e vedo che è in un posto molto lontano dal centro, perciò metto in moto il motorino e guido fino a quel posto.

Appena mi avvicino lo vedo attaccarsi ad una bottiglia di alcol e subito dopo aspirare da una canna che ha acceso in questo momento.

«Hey» gli vado incontro, posa lo sguardo su di me ma lo riposa sulla Vodka, a quel punto mi siedo davanti a lui sul muretto a gambe incrociate.

«Scusami se ti ho trattato così oggi...» guarda in basso e fa un altro tiro dalla canna.

«È che-è che ho scoperto che devo andare un po' di giorni giù a Napoli perché mia zia si è sentita male» fa una pausa e gli vedo una lacrima scendere.

«È la sorella di mio padre ed ho così tanta paura di rivederlo Elizabeth che non puoi capire... sono nervoso, arrabbiato, impaurito» scoppia a piangere.

«Ci sono io con te Alessandro, sempre» vado ad abbracciarlo e si stringe forte a me.

«Ti accompagno» dico e si blocca appena sente ciò.

«Che vuoi dire?» scuote la testa mentre tira su con il naso, sorrido e gli butto la bottiglia di sotto per poi accarezzargli i capelli delicatamente.

«Vengo con te a Napoli, sempre se mi vuoi eh» alza l'angolo della bocca e mi bacia.

«Ti amo» conclude abbracciandomi.

Incapable of LovingLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora