Il giorno della partenza arrivò più velocemente di quanto avessi pensato, eppure, nonostante tutta l'eccitazione che mi girava intorno, sentivo un nodo allo stomaco. Hogwarts, l'inizio di un nuovo capitolo, ma anche il fardello di una vita che non avevo mai scelto. Remus era visibilmente preoccupato, le sue raccomandazioni non finivano mai.
"Megan, ricordati, se hai bisogno di qualcosa, non esitare a chiedere," disse, il suo sguardo grave fisso su di me. "Sii prudente, soprattutto con le persone. Non tutti a Hogwarts hanno le stesse intenzioni."
Annuii, cercando di sembrare più tranquilla di quanto mi sentissi realmente. Mi chiesi per l'ennesima volta cosa avrebbe fatto mia madre in una situazione del genere. Poi mi voltai verso Remus.
"Non ti preoccupare, Remus," risposi con un sorriso che tentava di sembrare rassicurante, ma che probabilmente suonava più come una mezza verità. "Ce la farò."
Mi fissò per un momento più a lungo del solito, come se cercasse di cogliere qualche altro segno di incertezza, ma alla fine si limitò a sospirare.
"Fai attenzione, Megan. E ricorda che... qualunque cosa accada, tu non sei sola," aggiunse, mettendo una mano sulla mia spalla. "Ti voglio bene."
Le sue parole suonarono strane, ma non nel senso negativo. Forse era la prima volta che me le diceva davvero con sincerità. Non che ci fossimo mai avvicinati troppo, ma oggi sembrava diverso. Forse perché sapevamo entrambi che stavo per intraprendere un cammino che non era né facile né garantito.
Quando il treno partì, mi sistemai nel mio scompartimento con una leggera sensazione di nausea. Eppure, c'era qualcosa di eccitante nel viaggiare verso Hogwarts. Il paesaggio che scivolava veloce fuori dal finestrino, i suoni del treno che rimbombavano attraverso i corridoi, tutto sembrava irreale, come se stessi per entrare in un altro mondo. Un mondo che, onestamente, mi stava stretto. Ma ormai non avevo più scelta.
Mi sistemai su una delle panchine e, pochi minuti dopo, la porta del mio scompartimento si aprì con un leggero cigolio. Un ragazzo entrò, facendosi strada tra le tende del corridoio. Aveva un'espressione nervosa ma curiosa. Aveva i capelli castani, un po' spettinati, e gli occhi grandi e gentili. Non sembrava affatto diverso da me in quel momento: un po' confuso, ma desideroso di affrontare quello che sarebbe stato.
"Posso sedermi?" chiese con un sorriso che cercava di sembrare amichevole, ma che aveva un che di incerto.
"Perché no?" risposi, cercando di sembrare più socievole di quanto mi sentissi.
Si sedette di fronte a me, togliendosi lo zaino dalle spalle. La sua espressione era una via di mezzo tra la curiosità e l'imbarazzo.
"Non ti conosco. Sei del primo anno anche tu, vero?" chiese, osservando il mio viso con un accenno di sorriso.
"Già," risposi, guardandolo meglio. "Mi chiamo Megan."
"Ah, io sono Neville," disse, scusandosi mentre cercava di sistemarsi meglio sulla panchina. "Neville Paciock. È la mia prima volta, insomma, sono un po' nervoso."
"Anch'io," dissi, un sorriso più naturale che mi veniva da dentro. "Immagino che lo siamo tutti, in un certo senso."
Neville sembrava sollevato di non essere l'unico a sentirsi fuori posto. In effetti, non sembrava il tipo da stare al centro dell'attenzione, ma la sua sincerità e il suo modo di essere mi ricordavano quanto a Hogwarts ci fossero persone molto diverse tra loro.
"Mi scusi," continuò dopo un momento di silenzio. "Ho sentito che Hogwarts è... un po' pericolosa."
"Pericolosa?" ripetei, ridacchiando. "Non credo che sia tanto pericolosa, semplicemente... interessante. E comunque, la parte pericolosa è quella che ti fa crescere."
Neville alzò un sopracciglio, ma non disse nulla, come se stesse valutando se prendermi sul serio o se fosse solo un modo di dire. Io, comunque, ero abbastanza seria: Hogwarts era un posto dove ogni angolo nascondeva misteri e probabilmente anche pericoli. Ma forse era proprio quello che lo rendeva così intrigante.
"Comunque, se ti interessa," aggiunsi con un sorriso sarcastico, "sono abbastanza certa che non avremo a che fare con un drago nel primo giorno."
Neville si sforzò di sorridere, ma il suo sorriso nervoso tradiva il suo disagio. "Non voglio avere a che fare con un drago," rispose. "Se non ci sono draghi... allora posso farcela."
"Stai tranquillo," dissi, cercando di sembrare più sicura di quanto mi sentissi. "Probabilmente dovremo solo fare i conti con qualche fantasma che vaga per i corridoi."
Neville ridacchiò. "Non mi piacciono i fantasmi."
Nel giro di qualche minuto, il nostro scompartimento si riempì di un'atmosfera più rilassata. Parlammo di Hogwarts, delle case, delle leggende, e anche delle nostre preoccupazioni. E, in qualche modo, sentii una certa connessione con Neville. Forse era il fatto che, nonostante fosse apparentemente più semplice e più timido di me, sembrava proprio come me: un po' perso, ma curioso di scoprire cosa fosse in serbo.
Il treno continuava il suo viaggio, e mentre guardavo fuori dal finestrino, una sensazione di attesa mi prendeva. Hogwarts, per quanto potessi temerla, rappresentava anche una possibilità. Una possibilità di essere qualcosa di diverso. E nonostante tutte le incertezze, era questo che stavo cercando: un posto dove potermi finalmente definire.
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L'erede di Merlino
FanfictionAudrey Wilson è la nipote del grande mago Merlino. Cadrà nella trappola di Tom Riddle. La sua impulsivtà la metterà nei guai e il giovane Riddle ne approfitterà. Tuttavia Audrey lascerà un'eredità più grande e pericolosa di quanto lei o Lord Voldemo...
