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La cena, nonostante fosse servita in una grande sala da pranzo elegantissima, sembrava vuota, come se qualcosa fosse stato sottratto da quel luogo. L'enorme tavolo di legno lucido, con posti a sufficienza per una dozzina di persone, risplendeva alla luce delle candele, ma non c'era nessuno ad occupare quei posti, tranne me. La sala era ampia e silenziosa, con enormi finestre che davano su giardini nebbiosi e giardini incantati. Non riuscivo a sentire nemmeno il fruscio del vento.

Baker, l'elfo domestico, mi aveva fatto scendere al piano inferiore e mi aveva guidato fino alla sala da pranzo, dove mi stavo sedendo in uno dei posti più vicini alla testata del tavolo. In mano mi teneva un abito di seta blu, magnifico e raffinato, con dettagli dorati che sembravano brillare leggermente alla luce tremolante delle candele. Mi guardai allo specchio prima di scendere e mi sentii stranamente inadeguata in quella veste che non avevo mai visto prima, una sensazione che mi aveva invaso sin dal momento in cui avevo messo piede in quella villa. Ma la domanda che mi stava più a cuore in quel momento era un'altra.

Remus non c'era.

Le sedie erano tutte vuote, e non potevo fare a meno di notare l'assenza di quella sua presenza familiare, che ormai mi era diventata così necessaria.

Mi alzai dal mio posto e mi avvicinai a Baker, che stava sistemando un piatto davanti a me con un sorriso un po' troppo sforzato. "Dove... dove è Remus?" gli chiesi, cercando di nascondere la frustrazione che mi salivano in gola.

L'elfo mi guardò per un momento, il suo viso scuro e le orecchie puntate che sembravano percepire ogni sfumatura del mio stato d'animo. "Il signor Remus non mangia al tavolo di Merlino, signorina," disse semplicemente, con un tono che non lasciava spazio a spiegazioni.

Non capivo. "Perché?"

Baker piegò la testa, come se fosse sorpreso dalla mia domanda. "Solo i membri della famiglia Wilson siedono al tavolo di Merlino, signorina," rispose, come se fosse la cosa più naturale del mondo.

Non avevo mai sentito nulla di simile. In quel momento, l'intero castello sembrò chiudersi su di me, come se fossi stata imprigionata in una realtà che non avevo mai scelto, una realtà che mi era stata imposta senza preavviso. Ma non potevo fare a meno di chiedermi chi fossi, cosa significasse appartenere a quella famiglia.

Quando mi sedetti nuovamente, il mio sguardo cadde sull'enorme camino della sala, con il fuoco che danzava davanti a me, quasi a cercare di riscaldare il freddo che sentivo dentro. Ma non ero preparata a ciò che stava per accadere.

Baker tornò dopo qualche minuto, questa volta con una pergamena in mano. Mi porse il rotolo di carta con uno sguardo un po' preoccupato.

"Signorina, questo è per voi," disse, senza dire altro.

Il mio cuore batté forte mentre srotolavo la pergamena. Le lettere erano scritte con un'inchiostro scuro e ricco, la calligrafia elegante e pulita. Quando la lettura divenne chiara, la realtà sembrò colpirmi come un fulmine.

Era un documento che descriveva in modo chiaro, quasi chirurgico, la verità che avevo sempre ignorato. Audrey Wilson, mia madre, non era solo una donna qualunque. Non era solo la madre che avevo perso, la madre di cui sapevo così poco. Audrey Wilson era la nipote di uno dei maghi più potenti di tutta la storia della magia, il leggendario Mago Merlino.

Il mio sangue, la mia discendenza, non era una semplice eredità di una madre amata e perduta, ma una dinastia antica e potente. Il peso di quel nome mi schiacciava, ma allo stesso tempo mi terrorizzava. Non avevo mai immaginato una cosa del genere.

Guardai Baker, le mani tremanti mentre stringevo la pergamena. "Perché non me l'avete mai detto?" chiesi, la voce incrinata dalla frustrazione. "Perché Remus non mi ha mai parlato di mia madre? E di Merlino?"

L'erede di Merlino La tua prossima ossessione. Scoprilo ora