Il passo verso la porta del suo studio era più pesante di quanto avessi mai immaginato. Ogni muscolo nel mio corpo urlava per fermarmi, ma la rabbia e il desiderio di dire la verità mi spingevano in avanti. Non avevo più intenzione di rimanere in silenzio, non avevo più intenzione di sopportare la sua autorità. Dovevo dirglielo, dovevo affrontarlo.
Quando entrai nella stanza, lui era già lì, seduto alla sua scrivania, con uno sguardo che avrebbe potuto ridurmi in polvere. Ma io non avevo paura, non più. Non ora che avevo finalmente capito chi ero e cosa significava per me essere sua figlia.
"Padre," dissi, la voce ferma, "devi smettere di trattarmi come se fossi una tua proprietà. Non voglio vivere sotto il tuo controllo, voglio stare con Thomas."
Lui sollevò lo sguardo da una pergamena che stava leggendo, i suoi occhi di serpente fissi su di me. Il silenzio che seguì fu opprimente, quasi insostenibile. Non era sorpreso. Lo sapeva già. Il suo sguardo diventò gelido, e un sorriso malvagio si fece strada sulle sue labbra sottili.
"Stai parlando di lui," disse, la sua voce un sibilo velenoso, "quel figlio di un traditore. Quello che ha il coraggio di sfidare me, il Signore Oscuro, e che ti ha messa contro di me."
"La verità è che sei solo arrabbiato per non essere riuscito a controllare la mia vita come hai fatto con la mia infanzia," ribattei, cercando di mantenere la calma, ma il mio cuore batteva forte nel petto. "Thomas mi ha mostrato una vita diversa. Una vita che io voglio, e non voglio più essere una marionetta nelle tue mani."
La sua mano si sollevò lentamente, come se avesse deciso di non rispondere con le parole, ma con il potere che mi aveva sempre insegnato a temere. La sua bacchetta brillò nella sua mano e, con un movimento rapido e deciso, lanciò la Maledizione Cruciatus verso di me.
Il dolore che normalmente avrebbe straziato chiunque si avventò su di me, ma non provai nulla. Il mio corpo non tremò, non si piegò sotto il peso di quella maledizione. Invece, rimasi ferma, lo sguardo fisso su di lui, come se niente potesse scuotermi.
Lui smise di muoversi, i suoi occhi spalancati in una sorpresa che non riusciva a nascondere. Il suo volto si fece livido di rabbia, ma non reagì, non subito. La verità che gli avevo appena rivelato lo stava consumando. Non pensava che avessi ereditato la forza che solo la mia madre, la nipote di Merlino, poteva trasmettermi. Ma l'avevo. E non sarei stata più la figlia che obbediva cieca ai suoi ordini.
"Sei una benedizione e una maledizione, Megan," sibilò, il suo tono velenoso, carico di disprezzo. "Ma non credere che il tuo sangue ti proteggerà per sempre. Non sei invincibile, come non lo era tua madre."
"Voglio vivere come scelgo, con le persone che amo."
Ci fu un lungo silenzio. Lui sembrava stordito, ma la sua rabbia cresceva come un incendio in un bosco. Sapevo che non sarebbe stato facile, ma non mi sarei ritirata. Non più. Avrei combattuto per ciò che volevo, anche se significava affrontare mio padre.
Lui sembrò calare gli occhi sul pavimento, ma il suo sorriso tornò, più gelido che mai.
"Vedremo quanto durerà la tua determinazione, figlia mia," mormorò. "Vedremo se sei davvero capace di resistere. Ma non c'è niente che tu possa fare per cambiarlo."
Mi voltai e mi allontanai dalla stanza senza una parola. Avevo finalmente messo in chiaro chi ero, e cosa volevo. Non sarei mai stata come lui. Non sarei mai stata un burattino nelle sue mani.
E con quel pensiero, varcai la soglia della stanza, pronta ad affrontare qualunque cosa fosse arrivata, perché sapevo che, da quel momento in poi, non mi sarei mai più piegata.
Mi aggirai per i corridoi di villa Riddle, il cuore ancora in tumulto per la discussione che avevo avuto con mio padre. Ogni passo sembrava più pesante del precedente, come se la casa stessa stesse cercando di schiacciarmi con il suo silenzio opprimente. Le parole di Voldemort mi rimbombavano nella testa, ma cercai di ignorarle. Non sarebbe stato facile, lo sapevo, ma non mi sarei mai più piegata. Non mi sarei fatta abbattere dalla paura.
Arrivai alla stanza di Thomas, convinta che sarebbe stato lì. Doveva esserci. Avevo bisogno di parlargli, di trovare una sorta di conforto in lui, dopo tutto quello che era successo. Ma quando aprii la porta, il mondo sembrò fermarsi.
Lì, nel letto, c'era Thomas, ma non era solo. Una ragazza, bionda e dal viso innocente, giaceva con lui. Il suono dei loro respiri e dei corpi che si muovevano in un ritmo quasi ipnotico mi colpì come un pugno allo stomaco. La scena era così surreale che mi chiesi per un attimo se stessi sognando. Ma non ero nel mio sogno. Era realtà.
Non riuscivo a muovermi. Non riuscivo a parlare. Il dolore mi pervase come un fuoco che mi bruciava dentro, ma la mia bocca era sigillata, incapace di emettere un suono. L'immagine che avevo di lui, di Thomas, che mi aveva sempre fatto sentire speciale, ora sembrava ridotta a nulla.
Lui non mi vide subito. Continuò a muoversi con la ragazza, inconsapevole della mia presenza. Poi, quando si girò e i suoi occhi incontrarono i miei, tutto si fermò. Un'espressione di sorpresa e imbarazzo attraversò il suo viso, ma non ci fu rimorso nei suoi occhi. Non c'era quella reazione che mi sarei aspettata. Nessun "mi dispiace", nessun tentativo di giustificarsi. Solo il suo sguardo che cercava di nascondere il disappunto.
"Me... Megan?" disse, come se non fosse sicuro di cosa dire.
L'incredulità mi soffocò, ma il dolore era più grande. Mi voltai senza una parola, uscendo dalla stanza con i passi incerti, e le lacrime minacciavano di scivolare, ma non le lasciai uscire. Non davanti a lui. Non davanti a nessuno. Mi chiusi nella mia stanza, cercando di mettere insieme i pezzi di quello che avevo appena visto.
In quel momento, sentii che avevo perso qualcosa di fondamentale. Quel ragazzo che avevo amato, che avevo pensato fosse diverso, ora mi sembrava estraneo. E il più grande tradimento non era stato solo il suo corpo con un'altra, ma il fatto che mi avesse fatto credere che fosse speciale, che fossi speciale. Ma ora... ora mi rendevo conto che non lo ero.
Mi accasciai sul letto, la testa tra le mani, cercando di raccogliere i pezzi di me stessa.
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L'erede di Merlino
Fiksi PenggemarAudrey Wilson è la nipote del grande mago Merlino. Cadrà nella trappola di Tom Riddle. La sua impulsivtà la metterà nei guai e il giovane Riddle ne approfitterà. Tuttavia Audrey lascerà un'eredità più grande e pericolosa di quanto lei o Lord Voldemo...
