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L'estate sembrava infinita, ma la mia prigionia nella villa di Voldemort, o meglio, la casa che lui aveva fatto sua, mi faceva sentire come se ogni minuto si allungasse come un'eternità. Non era mai stato così difficile respirare. La calda aria estiva che filtrava attraverso le finestre chiuse non riusciva a liberarmi dal peso che mi schiacciava il petto.

Thomas veniva a portarmi i pasti, ma non parlavamo mai. C'era una barriera tra di noi che nemmeno lui cercava di abbattere. Non faceva domande, non cercava di confortarmi, eppure non c'era odio nei suoi occhi, solo una triste accettazione. Ma io non riuscivo ad accettare.

Ogni mattina mi svegliavo nella stessa stanza opprimente, lo stesso letto che mi faceva sentire più prigioniera di quanto già non fossi. Mi alzavo, mi vestivo in silenzio e camminavo senza meta. La villa era gigantesca, le stanze sfarzose, ma non riuscivo a trovarci nulla di confortante. Ogni angolo mi parlava della persona che l'aveva conquistata, di una forza che non avrei mai voluto conoscere.

Un giorno, mentre vagavo per i corridoi, giunsi in una stanza che non avevo mai visto. La porta era socchiusa e, curiosa, mi avvicinai. Non c'era nessuno dentro.

Mi avvicinai alla finestra e guardai fuori, verso il giardino che sembrava infinito. La vista mi distrasse, ma mi ricordò anche quanto fossi lontana dalla libertà. Pensavo ai miei amici a Hogwarts, ai sorrisi di Harry, Ron e Hermione. Mi mancavano, ma era come se mi stessi allontanando da tutto ciò, come se le mie radici fossero state recise una volta per tutte.

I miei pensieri furono interrotti dal rumore dei passi veloci nel corridoio. Thomas apparve sulla soglia, con una faccia che non tradiva emozioni. Mi fissò brevemente prima di parlare.

"Voldemort vuole vederti," disse con tono neutro. "Stasera."

Sospirai, ma non dissi nulla. Ormai sapevo che ogni suo comando non era negoziabile. Avevo imparato a non combattere le sue decisioni, anche se dentro di me urlavo. La mia unica speranza era che, un giorno, qualcosa sarebbe cambiato, che avrei trovato un modo per sfuggire.

"Per favore," mormorai, senza guardarlo. "Non voglio più essere qui."

Thomas si limitò a fare un passo indietro, lasciando che la porta si chiudesse con un suono cupo. E ancora una volta, mi ritrovai sola, intrappolata in una casa che sembrava prigione, con la certezza che nulla sarebbe cambiato fino a quando non avrei trovato una forza che nemmeno Voldemort avrebbe potuto fermare.

Mentre mi trovavo in quella stanza, con il cuore appesantito e la mente immersa nei ricordi, non potei fare a meno di pensare alle estati che passavo con Remus, quelle che sembravano così lontane ormai. Non erano mai state estati lussuose o ricche di regali, ma erano state piene di calore, di risate, di quei piccoli gesti che solo un genitore poteva fare per rendere ogni momento speciale.

Mi ricordavo di quando passavamo le giornate a fare passeggiate nei boschi, Remus mi raccontava storie su quando era giovane, su come la sua vita fosse stata segnata dalla guerra, ma anche da piccole gioie. Le sue storie erano semplici, ma mi facevano sentire al sicuro, come se nulla potesse farmi del male. Non c'erano castelli imponenti o regali sontuosi, solo il calore di un caminetto acceso e il profumo di pane appena sfornato che Remus preparava con le sue mani.

La sera, spesso, ci sedevamo sotto il cielo stellato. Guardavamo le stelle, parlavamo dei sogni, delle cose che avremmo voluto fare se solo la vita fosse stata più facile. A volte ridevamo per nulla, mentre altre volte silenzi avvolgevano la nostra piccola casa, ma c'era sempre un senso di pace, come se nulla potesse minacciare quel piccolo angolo di mondo che ci eravamo creati.

Era il calore di quelle estati che mi mancava di più ora, lontana dalla libertà, lontana da Remus. Non avrei mai potuto immaginare che un giorno mi sarei ritrovata in una villa del genere, a vivere sotto l'ombra di Voldemort, senza alcuna via di scampo. Quella realtà era così distante dal rifugio che avevo conosciuto, che a volte mi sembrava di non appartenere a questo nuovo mondo.

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