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Quando il treno si fermò finalmente a Hogwarts, un'ondata di eccitazione attraversò l'intero vagone. La stazione di Hogsmeade, con i suoi torchi di neve e il cielo grigio che si stendeva sopra il castello, dava l'impressione di un luogo fuori dal tempo. Eravamo tutti pronti a tornare a scuola, eppure io, in qualche modo, non vedevo l'ora che tutto finisse.

Uscendo dal treno, sentii l'aria fresca della sera che mi accarezzava il volto. Draco, con la sua solita aria altezzosa, si girò verso di me. "Prepara la tua faccia da brava studentessa, Megan," disse con un sorriso malizioso. "Non credo che ci sia un posto migliore di Hogwarts per imparare davvero cosa vuol dire essere potente."

Non risposi. Guardai intorno a me, cercando il viso familiare di Harry, Ron e Hermione, ma non riuscivo a trovarli nella folla. Sentivo un fastidio crescente dentro di me, come se il mondo stesse continuando a girare senza che io riuscissi a rimanerci dentro.

Thomas era già davanti, camminando con passo sicuro tra i vari studenti. Mi colpì quanto fosse imponente, ma nel contempo c'era qualcosa di lontano, come se la sua mente fosse già altrove. Non ci parlammo nemmeno mentre venivamo guidati verso le barche che ci avrebbero condotti al castello.

Arrivati davanti al castello, il mio cuore iniziò a battere più forte. Hogwarts, con i suoi immensi corridoi e la luce delle candele che illuminava la sala, mi sembrava ancora più imponente ogni anno. Ma quest'anno c'era qualcosa di diverso, come se stessimo tutti aspettando una tempesta che sarebbe arrivata da un momento all'altro.

Mentre ci avvicinavamo alla Sala Grande, Thomas, Draco e io fummo separati per l'ormai familiare cerimonia dello smistamento. Thomas sembrava impassibile, ma io potevo percepire il suo disagio. Nonostante tutto, lo seguivo a distanza, cercando di ignorare il mio crescente senso di ansia.

"Thomas," gli dissi sottovoce, prima che entrasse nella sala. "Buona fortuna."

Mi lanciò un sorriso che non riuscì a nascondere la sua apprensione. "Ci vediamo dopo, Megan. Non preoccuparti." Poi entrò sotto il grande arco della sala. La cerimonia aveva inizio.

Vidi Thomas salire sul palco, il Cappello Parlante che gli si posava sulla testa. Un istante che sembrava durare un'eternità. E poi, come mi aspettavo, sentii la parola:

"Serpeverde!"

Era ufficiale: Thomas sarebbe stato uno di loro. Non mi sorpresi, ma un leggero nodo mi si formò nello stomaco.

Un urlo di approvazione esplose nella sala, mentre il mio viso si impallidiva. In fondo lo sapevo già, ma l'idea che sarei stata nella stessa casa di Draco, Thomas e di tutta quella gente che non volevo vedere mi fece sentire ancora più sola.

Lo guardavo dal mio posto, il cuore che continuava a battere forte. Da un lato, non ero sorpresa. Ma dall'altro, avvertivo quel senso di inquietudine che non riuscivo a scrollarmi di dosso. Ora eravamo tutti dentro.

Thomas, che ormai doveva iniziare il quinto anno e che era stato smistato in Serpeverde, mi seguiva a distanza. Anche se la sua presenza mi faceva sentire meno sola, un senso di oppressione non mi abbandonava.

Non ero riuscita a fare amicizia con nessun altro Serpeverde; intorno a me, gli sguardi dei compagni sembravano curiosi o indifferenti, e i soliti volti di Harry e Ron, non comparivano tra le file di studenti.

Seduta al tavolo quasi isolata, cercavo di trovare un appiglio in quella confusione. Ogni tanto, scorgevo Thomas che mi seguiva a distanza, la sua presenza, sebbene mi facesse sentire meno sola, mi opprimeva come un'ombra. Sapevo bene, anche se lui non mi chiamava per nome e non sembrava interessato a stringere amicizia, che il suo ruolo non era quello di un compagno di scuola; Thomas era lì per un motivo diverso, e io ero la causa.

Mentre cercavo di concentrarmi sul cibo - che, a dire il vero, non sapevo nemmeno se avessi veramente fame - i miei pensieri tornavano inevitabilmente a Thomas.

Mi alzai dal tavolo con un sospiro, cercando di scrollarmi di dosso la sensazione di oppressione che mi aveva accompagnato durante la cena. I miei compagni di casa erano già diretti verso il dormitorio, e io li seguivo a distanza, immersa nei miei pensieri.

Arrivata al dormitorio, fui accolta da un'atmosfera di chiacchiere e risate. Daphne Greengrass e Pansy Parkinson, due delle mie compagne di casa, erano sedute sui letti, discutendo animatamente di qualcosa che non riuscivo a comprendere. Il loro tono era alto e allegro, ma c'era una sottile tensione nell'aria, come se stessero cercando di nascondere qualcosa.

Mi avvicinai al mio letto, cercando di non attirare l'attenzione. Daphne mi lanciò uno sguardo rapido, ma non disse nulla. Pansy, invece, mi rivolse un sorriso forzato. "Ehi, Megan," disse con tono dolce ma con un'ombra di sarcasmo. "Spero che tu abbia avuto una buona cena."

Annuii, cercando di sembrare più sicura di quanto mi sentissi. "Sì, grazie," risposi, evitando il suo sguardo.

Mi sedetti sul mio letto, cercando di concentrarmi sui miei pensieri. Daphne e Pansy continuarono la loro conversazione, ma la loro presenza mi faceva sentire ancora più sola. Non riuscivo a fare amicizia con nessuno, nemmeno con le mie compagne di casa. La sensazione di essere un'estranea in un luogo che avrei dovuto considerare casa era opprimente.

Mi sdraiai sul letto, fissando il soffitto. La giornata era stata lunga e piena di emozioni contrastanti. Mi chiesi se le cose sarebbero migliorate con il tempo o se avrei sempre sentito questa sensazione di solitudine. Ma sapevo che dovevo essere forte. Avevo un ruolo da svolgere, e non potevo permettermi di essere debole.

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