La cena passò velocemente, ma la mia mente non riusciva a staccarsi dalle preoccupazioni che mi turbinavano dentro. E mentre tornavo verso la Sala Comune, cercavo di non pensare all'evaso, alla lettera che mi aspettavo, a ciò che stava per accadere. Ogni passo mi sembrava più pesante.
E quando finalmente entrai nella Sala Comune, la luce fioca dei camini che crepitavano non riusciva a riscaldarmi abbastanza. Avevo bisogno di qualcosa di diverso per calmarmi, qualcosa che non riuscivo nemmeno a definire.
Poi, proprio quando mi stavo sistemando nella poltrona vicino al fuoco, un gufo entrò dalla finestra, con un battito d'ali forte e sicuro. La lettera che mi portava era nera, con il sigillo che non avevo mai visto prima, ma che immediatamente riconobbi. Era il sigillo di mio padre.
Il cuore mi sussultò, mentre il gufo posava la lettera sulle mie ginocchia e poi, senza nemmeno guardarmi, volò via, scomparendo nella notte. Mi rimase in mano il peso di quella lettera, che sentivo come se fosse stata forgiata apposta per schiacciarmi il petto.
Le mani tremanti, la aprii lentamente, e iniziai a leggere.
"Figlia mia,
ho saputo dell'evaso. Si tratta di un uomo che ha legami molto più profondi di quanto tu possa immaginare. La sua fuga non è casuale, ma il risultato di una serie di eventi ben orchestrati, eventi che, temo, potrebbero riguardarti da vicino.
Ti consiglio di stare attenta e di non fidarti troppo di chi ti circonda. Il pericolo è imminente, e tu sei più vicina di quanto pensi alla verità.
Stai tranquilla. Ti proteggerò, come sempre."
La lettera terminava con la firma di mio padre, ma le sue parole mi lasciarono senza fiato. Non avevo idea di chi fosse quest'evaso, né di cosa stesse accadendo realmente, ma una cosa era chiara: ero di nuovo nel mirino di qualcosa che non comprendevo.
La paura mi paralizzò. Mio padre parlava di protezione, ma come potevo fidarmi di lui? Aveva sempre avuto il suo modo di "proteggermi", ma ciò che mi preoccupava davvero era il fatto che mi stesse mettendo in guardia da qualcosa senza spiegarmi di cosa si trattasse. Mi sentivo sopraffatta.
Guardai la lettera per un momento, poi la strinsi tra le mani, come se potesse darmi la forza di affrontare quello che stava per accadere. Ma non ero sicura di nulla. Mi sentivo confusa, vulnerabile.
Era troppo tardi per nascondersi. E troppo tardi per non chiedermi se fossi davvero pronta ad affrontare la verità che si stava lentamente rivelando.
La lettera di mio padre continuava a pesarmi sul cuore mentre camminavo senza meta nel cortile di Hogwarts. La notte era fredda, ma non tanto quanto il gelo che si era impossessato di me. Avevo bisogno di una pausa, di un po' di aria fresca per cercare di pensare chiaramente, anche se la paura mi stava soffocando.
Mi inoltrai più lontano, lontano dalle luci della scuola, cercando la solitudine che mi avrebbe permesso di raccogliere i miei pensieri. Ogni passo sembrava farmi sentire più lontana dalla realtà, eppure, proprio mentre mi trovavo a camminare sotto le alte mura di Hogwarts, qualcosa di oscuro e minaccioso si fece sentire nell'aria.
Un sibilo gelido, come se l'oscurità stessa avesse preso vita. Prima che potessi capire cosa stesse accadendo, mi accorsi di essere circondata da figure scure, il loro respiro pesante come una nebbia che congelava ogni fibra del mio essere. I dissennatori. Il gelo che portavano con sé mi paralizzò, e il terrore mi invadeva fino a farmi mancare il respiro.
Provai a muovermi, ma le gambe non rispondevano. Non riuscivo a pensare chiaramente, l'aria intorno a me sembrava diventare sempre più densa e nera, come se mi stesse risucchiando in un vuoto senza fine.
Proprio quando stavo per cedere al panico, sentii una figura che si avvicinava. La sua presenza mi colpì come un'ancora di salvezza. Remus.
Il suo sguardo era determinato, il suo volto segnato dalla preoccupazione, ma c'era anche una calma che mi rassicurò. Senza dire una parola, Remus brandì la sua bacchetta e, con un incantesimo rapido, emise una luce brillante che illuminò il buio che mi circondava. I dissennatori, colpiti dalla luce, si ritirarono, fuggendo nel buio come ombre spaventate.
Il respiro tornò lentamente a sistemarsi nei miei polmoni, ma il gelo era ancora nel mio corpo, come se avessi bevuto un sorso di ghiaccio. Remus si avvicinò rapidamente, mettendomi una mano sulla spalla con gentilezza, come se cercasse di darmi un po' di stabilità.
"Megan," disse con voce bassa, ma preoccupata. "Stai bene?"
Non risposi immediatamente. Sentivo ancora il battito del cuore che martellava nel mio petto e il freddo che sembrava non voler lasciare il mio corpo. Remus mi guardò intensamente, poi senza una parola mi prese per il braccio, guidandomi attraverso il cortile e verso la scuola.
Quando arrivammo alla porta di Hogwarts, non si fermò, ma continuò a condurmi verso il suo ufficio. Mi fece entrare nella sua camera privata, un luogo che avevo visto solo di sfuggita in passato, ma che ora mi sembrava un rifugio sicuro, lontano dal mondo che mi stava schiacciando.
"Prenditi un po' di tempo," disse Remus, chiudendo la porta dietro di sé. "Devi riprenderti."
Sedetti su una poltrona vicino al fuoco, cercando di respirare normalmente. Mi sentivo stordita, come se avessi appena corso una maratona senza fermarmi. Ma ero viva. E per ora, quello doveva bastare.
Remus si sedette vicino a me, mantenendo una certa distanza, ma la sua presenza era una fonte di conforto che non avevo mai pensato di cercare. Non sapevo cosa sarebbe successo dopo, ma per quel momento, in quella stanza calda e protetta, sentivo di poter respirare di nuovo.
Mi sentivo confusa, smarrita. Il gelo che i dissennatori mi avevano lasciato dentro non sembrava voler andare via, e nonostante la protezione che Remus mi aveva dato, c'era qualcosa che mi mancava. Forse era la sensazione di essere al sicuro, quella che avevo provato da bambina, quando Remus era il mio rifugio, il mio scudo contro tutte le paure che sembravano non avere fine.
Senza pensarci, mi alzai dalla poltrona e, con un impulso che non riuscivo a controllare, mi avvicinai a lui. La paura che mi aveva assalito prima, il terrore che mi aveva gelato le ossa, tutto sembrava riversarsi in quel momento.
Lo abbracciai. Come quando ero piccola e lui mi teneva stretta, come quando mi rassicurava dopo ogni incubo, ogni paura, ogni piccola cosa che sembrava più grande di me. Mi aggrappai a lui come se fosse l'unica cosa solida in un mondo che stava perdendo ogni forma.
Remus non si mosse subito. Rimase lì, immobile, come se stesse cercando di comprendere la mia reazione. Poi, dopo un attimo che mi sembrò un'eternità, avvolse le sue braccia attorno a me, restando silenzioso. Era un abbraccio forte, ma gentile, come se volesse dirmi che, nonostante tutto, avrei potuto stare al sicuro, che non ero sola.
Gli anni erano passati, ma in quel momento sembrava che il tempo non fosse mai stato davvero importante. Era ancora lui, il mio protettore, colui che mi aveva fatto sentire al sicuro anche nelle notti più buie, colui che mi aveva insegnato a camminare nel mondo senza paura.
Il calore del suo abbraccio mi fece sentire un po' meglio, anche se la confusione continuava a tormentarmi. Le domande non smettevano di assalirmi, ma per quel momento, non le pensai. Per quel momento, c'era solo lui e la sua presenza, un ancoraggio in mezzo al caos che avevo dentro.
Mi staccai lentamente da lui, ma rimasi comunque vicino, guardandolo con uno sguardo che non riuscivo a decifrare nemmeno io. "Non so più cosa fare, Remus," dissi a bassa voce, cercando di mantenere la calma, ma sentendo la mia voce tremare. "Sento come se tutto stesse crollando."
Remus mi guardò, il suo volto serio e compassionevole. "Non devi farcela da sola, Megan," rispose dolcemente. "E non devi nascondere ciò che provi. Siamo una famiglia, ricordi?"
Annuii senza dire altro, sentendo il nodo che mi stringeva la gola. Ma c'era qualcosa in quelle parole, in quella rassicurante verità, che mi faceva sentire per un momento come se davvero potessi respirare di nuovo.
STAI LEGGENDO
L'erede di Merlino
FanfictionAudrey Wilson è la nipote del grande mago Merlino. Cadrà nella trappola di Tom Riddle. La sua impulsivtà la metterà nei guai e il giovane Riddle ne approfitterà. Tuttavia Audrey lascerà un'eredità più grande e pericolosa di quanto lei o Lord Voldemo...
