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Stavo seduta sul letto, con le mani tra i capelli, cercando di trovare una distrazione. La stanza era grande, elegante, ma vuota di ogni calore. Ogni angolo rifletteva il lusso e l'opulenza della casa, ma nulla di tutto ciò riusciva a calmare il tumulto che avevo dentro. Ero sola. Lontano da Hogwarts, da Remus, dagli amici, da una vita che sembrava un altro mondo.

Il ticchettio dell'orologio sulla parete, l'unico suono che rompeva il silenzio, mi faceva venire la pelle d'oca. Le ore passavano lentamente e senza significato. La porta, che avevo tentato di aprire più volte, era sempre chiusa a chiave, come se qualcuno volesse impedirmi di andare da qualche parte. Non sapevo più cosa fare.

Avevo provato a chiamare per qualcuno, sperando che magari l'elfo domestico Baker o qualcun altro venisse a cercarmi, ma la risposta era sempre il silenzio. Non ero sicura di cosa mi aspettassi. Forse volevo qualcuno con cui parlare, qualcuno che mi aiutasse a capire. Ma quel qualcuno non arrivò mai.

Camminai nervosamente per la stanza, fissando i dettagli che mi circondavano. Il tappeto riccamente decorato, la grande finestra che dava su un giardino ben curato ma desolato, i mobili antichi che sembravano raccontare storie di tempi lontani, ma non mi dicevano nulla di utile. Tutto quello che vedevo mi ricordava chi ero e chi non ero.

Ogni tanto mi fermavo davanti allo specchio, guardandomi per cercare un segno, una traccia di me stessa che potesse farmi sentire meno persa. Mi sembrava di essere in un'altra vita, una vita che non avevo scelto e che non avevo mai voluto. Quella vita di lusso, di segreti e di menzogne.

Feci un altro giro nella stanza, quasi senza pensarci, e quando mi avvicinai di nuovo alla porta, il cuore mi batteva forte. Non potevo stare lì in eterno. Avrei dovuto trovare un modo per uscire, per scoprire cosa volevo fare. Per scoprire chi ero.

"Perché non posso uscire?" Mi chiesi a voce alta, più per me stessa che per qualcuno in particolare. Ma non c'era risposta.

Mi ero stancata di camminare per la stanza, di fissare la porta chiusa, di sentire il ticchettio incessante dell'orologio. Avevo provato ogni possibile modo per distrarmi, ma tutto sembrava inutile. Il silenzio era opprimente. Mi sentivo intrappolata, come un topo in una gabbia dorata, circondata dal lusso ma senza alcuna libertà.

Finalmente, dopo ore di inutili tentativi, la frustrazione prese il sopravvento. Non ce la facevo più a restare lì, senza sapere cosa stesse accadendo, senza un motivo per essere rinchiusa in quella stanza. Le lamentele avevano lasciato il posto a un bisogno più urgente: quello di fuggire.

Tirai fuori la bacchetta di cristallo, avevo bisogno di uscire, di prendere il controllo. Mi concentrai sulla porta, sulla sua solida superficie di legno massiccio, e, con un movimento deciso, lanciai il primo incantesimo.

"Incendio!" La mia voce risuonò nella stanza, ma subito dopo la fiammata che emerse dalla punta della bacchetta si abbatté sulla porta con una forza sorprendente. La legno cominciò a bruciare, e il fumo si alzò rapidamente.

Il calore era intenso, ma non mi fermai. Un'altra raffica di incantesimi. "Reducto!" Urlai, dirigendo la magia contro la serratura. Il legno esplose con un fragore, e la porta, ormai rovinata e avvolta dalle fiamme, cadde a pezzi.

Non avevo mai pensato che una cosa simile potesse succedere, ma mi sentivo invincibile. Tuttavia, il rumore del legno che si frantumava non passò inosservato. In pochi istanti, sentii dei passi veloci avvicinarsi.

La porta della stanza si spalancò e, in un angolo della stanza, mi trovai di fronte a una figura che non avevo visto arrivare. Era lui. Mio padre. Lord Voldemort.

Il suo sguardo era gelido e penetrante, un misto di sorpresa e rabbia. "Hai osato sfidarmi?" La sua voce, bassa e velenosa, mi colpì come un colpo al cuore.

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