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Mentre mi sistemavo nel mio posto tra i Serpeverde, cercando di ignorare la preoccupazione che continuava a tormentarmi, qualcosa cambiò nell'aria. Una sensazione strana, difficile da descrivere, mi percorse la schiena come un brivido gelido. E poi, la voce.

Era un sussurro sibilante, come un sussurro che veniva da sotto terra, quasi un sibilo che accarezzava il mio orecchio. Ma non riuscivo a capire le parole. Sembrava che venisse da lontano, eppure era così vicina. La mia mente cercava di trovare una spiegazione, ma la mia pelle si accapponava e le gambe tremavano impercettibilmente.

"Non... non può essere," sussurrai tra me e me, guardandomi nervosamente intorno. La sala sembrava tranquilla, la gente intorno a me chiacchierava senza preoccupazioni. Eppure, io sentivo quella voce, inconfondibile.

Il mio cuore cominciò a battere più forte. Sapevo che non ero sola. Sapevo che qualcosa, o qualcuno, stava cercando di farmi ascoltare, di farmi sentire. Ma chi o cosa? La voce continuava a mormorare, senza che riuscissi a capirla del tutto. Era come un messaggio nascosto in un linguaggio che non avevo mai sentito prima.

Mi alzai di scatto, facendo attenzione a non attirare l'attenzione degli altri Serpeverde. Sapevo che Thomas e gli altri stavano parlando, ma non riuscivo a concentrarmi su di loro. La mia mente era completamente rapita da quel suono misterioso.

"Dove sei?" mormorai, più a me stessa che a chiunque altro, guardandomi intorno, cercando di capire cosa stesse succedendo. La voce non era più un sussurro lontano; era dentro di me, come se mi stesse chiamando.

Non riuscivo a capire se fosse reale o solo nella mia testa, ma il terrore che provavo mi faceva credere che ci fosse qualcosa di malvagio dietro quella voce.

"Fermati," dissi, a bassa voce, come se cercassi di sgridare me stessa. Ma la voce non si fermò. Anzi, sembrava più vicina.

Thomas uscì dall'angolo della sala, il suo passo rapido, ma attento. Mi guardò subito, cogliendo l'espressione di paura sul mio volto. Non c'era bisogno di spiegazioni, sembrava che avesse capito subito che qualcosa non andava. Senza dire una parola, si avvicinò e mi afferrò delicatamente il braccio, facendomi scuotere leggermente dal mio stato di ansia.

"Megan, vieni," disse semplicemente, con un tono che non ammetteva repliche. Mi stava guidando con decisione, ma con la solita dolcezza, verso la porta che conduceva alla Sala Comune di Serpeverde.

Mi lasciavo trascinare, ma il mio cuore continuava a battere velocemente. La voce continuava a ronzare nella mia mente, come un eco. Non riuscivo a scrollarmi di dosso quella sensazione di inquietudine, come se fosse troppo tardi per sfuggire a ciò che stavo vivendo.

Quando finalmente arrivammo nella Sala Comune, Thomas mi condusse verso uno degli angoli più isolati, lontano da occhi curiosi. Mi fece sedere su uno dei divani, mentre lui si fermava davanti a me, in piedi, fissandomi con una certa preoccupazione.

"Sei sicura che va tutto bene?" mi chiese, gli occhi pieni di una comprensione che non avevo mai visto prima. La sua mano si posò delicatamente sulla mia spalla, cercando di darmi conforto.

"Non lo so," risposi, le parole mi uscirono a fatica, come se la mia mente stesse cercando di mettere ordine in un caos di pensieri. "C'è qualcosa... qualcosa che non va. Una voce, una sensazione... è come se stesse venendo da dentro di me."

Thomas non disse nulla per un momento, come se stesse riflettendo. Ma la sua espressione, sebbene calma, tradiva una preoccupazione che non riusciva a nascondere del tutto.

Nel frattempo, dalla parte opposta della sala, Draco stava parlando con Crabbe e Goyle. Sembravano discutere di qualcosa, ma non riuscivo a sentire bene le loro parole, a causa del chiacchiericcio che riempiva la stanza. Poi, senza preavviso, Draco e i suoi amici si alzarono di scatto e si allontanarono velocemente, con un movimento che mi sembrò insolito. C'era qualcosa di strano in quel comportamento, qualcosa che mi mise in allerta.

"Che stanno facendo?" chiesi, alzando lo sguardo verso Thomas.

Lui guardò Draco e i suoi amici allontanarsi, ma non sembrò particolarmente sorpreso. "Probabilmente stanno semplicemente facendo quello che fanno sempre," rispose con una calma apparente, ma non convinta. "Se hai bisogno di qualcosa, sono qui."

Ma io non riuscivo a ignorare la sensazione di inquietudine che cresceva dentro di me. C'era qualcosa che non tornava, e sebbene avessi voluto fidarmi di Thomas, la mia mente continuava a tornare a Draco e ai suoi strani movimenti. Perché si erano allontanati così in fretta? E cosa stavano facendo di tanto urgente?

"Thomas," dissi, con un filo di voce. "C'è qualcosa che non mi quadra. Forse dovrei parlare con Harry..."

"Harry non è la soluzione a tutto," rispose Thomas, ma senza la solita freddezza. "Ma ti prometto che parleremo di tutto, quando sarai pronta."

Non sapevo se fidarmi di quelle parole o se la mia sensazione fosse giusta, ma qualcosa mi diceva che quella notte non sarebbe stata come le altre.

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