Il risveglio non fu affatto gentile. Nessun suono melodioso o il dolce mormorio di un sogno che sfuma al mattino. No, il mio risveglio fu accompagnato dal rumore insopportabile di un oggetto che cade e si schianta contro il pavimento.
Mi svegliai di soprassalto, il cuore che batteva all'impazzata, come se qualcuno avesse acceso un allarme dentro di me. Il buio che pervadeva la stanza non aiutava affatto. Non ero più abituata alla solitudine del mio vecchio letto a Godric's Hollow, dove la quiete era l'unica compagnia. Qui, nel dormitorio di Serpeverde, sembrava che il silenzio fosse sempre in lotta contro i rumori circostanti: sussurri, passi, lo scorrere incessante della vita che non dava tregua.
Un rumore di passi mi fece voltare bruscamente, cercando di orientarmi. All'improvviso una voce disturbò il mio tentativo di recuperare lucidità.
"Alzati, Megan, altrimenti non ce la farai mai!" era Daphne, che mi guardava dall'alto, lanciandomi un sorriso quasi sadico. Non so se fosse il suo modo di svegliare qualcuno, ma avevo la sensazione che fosse tutto tranne che amichevole.
Non avevo ancora messo insieme il mio cervello con il mio corpo, quindi la mia risposta fu tutto tranne che eloquente. "Che diavolo vuoi, Daphne?" ringhiai, tentando di scrollarmi di dosso il sonno e la confusione.
"Oh, non pensavo che dormissi così tanto," mi rispose con un sorriso che sapeva di sarcasmo.
Tirai un sospiro esasperato, ignorando il suo tono provocatorio. Mi alzai dal letto, notando che le altre due ragazze erano già sveglie e si stavano preparando in silenzio. "Spero che non mi stiate preparando una festa di benvenuto," sbuffai, mentre cercavo di sistemarmi i capelli. Che bello, ancora il caos del mattino che mi avvolgeva.
Mentre mi dirigevo verso il bagno, lo specchio mi restituì l'immagine di una ragazza che non riconoscevo nemmeno. Avevo i capelli arruffati, gli occhi gonfi per il sonno, ma anche una sorta di espressione che gridava al mondo: "Non ho nessuna voglia di essere qui". Poi, come se non bastasse, una fastidiosa sensazione mi colpì. La paura. La paura di non essere mai abbastanza.
Non c'era nessuna pace, nessuna sicurezza in quel luogo. Hogwarts sembrava così grande, così intimidatoria, e io mi sentivo una straniera in mezzo a tutti. In qualche modo, non importava quanto cercassi di adeguarmi. La sensazione che qualcosa di brutto fosse imminente non mi lasciava mai.
Quando uscii dal bagno, trovai Pansy che mi fissava in modo curioso, con quell'aria di chi sa più di quanto sia disposto a rivelare. Mi guardò con gli occhi semi-schiusi, come se stesse cercando qualcosa di nascosto in me. Non fu una novità. Odiavo quella sensazione di essere studiata, analizzata da occhi che cercavano di scoprire se c'era una crepa nella mia facciata perfetta.
"Non è il massimo, vero?" disse con un sorriso che non nascondeva niente di buono. "Perché sembri così... fuori posto?"
Le risposi con un'alzata di spalle e una smorfia di disinteresse. "Probabilmente perché lo sono," dissi senza pensarci troppo. "E tu? Lo sei mai?"
Pansy si fermò un istante, come se le avessi detto qualcosa che la costringeva a fermarsi a riflettere. Ma non durò a lungo. "Lo scopriremo, Megan," rispose semplicemente, come se stesse lanciando una minaccia velata.
Quando arrivammo alla sala comune, mi sentii di nuovo schiacciata da una marea di volti e sguardi che mi osservavano. Non c'era niente di confortante in quella stanza piena di sconosciuti. Quella mattina, tutto ciò che volevo era una pausa, un po' di tempo per respirare senza sentire gli occhi di tutti addosso.
"Vuoi stare con noi?" chiese Daphne, mentre si preparava a sedersi al tavolo.
"Certo, come no," risposi con un sarcasmo che era ormai diventato parte di me, quasi per proteggermi. "Magari ci facciamo una chiacchierata profonda sul significato della vita."
Daphne non sembrò cogliere il tono. "Perfetto, mi piace il tuo spirito," disse, mentre si siede accanto a me.
"Che sorpresa," mormorai tra me e me, guardando fuori dalla finestra. Hogwarts non era solo una scuola, era un campo di battaglia psicologico. E io, ovviamente, ero nel bel mezzo del fuoco incrociato.
La giornata a Hogwarts non sembrava migliorare, anzi. Le conversazioni erano vuote, troppo leggere, troppo ovvie. La tensione nell'aria era palpabile, e a me sembrava di essere il bersaglio in un tiro a segno che nessuno aveva deciso di fermare.
"Ti va di unirti a noi per una partita a scacchi magici?" chiese Draco Malfoy, con un sorriso che, almeno per lui, doveva sembrare amichevole. Potevo quasi sentire l'orgoglio che trasudava dalle sue parole. Si era avvicinato al nostro tavolo senza nemmeno chiedere il permesso, come se pensasse che la sua presenza fosse la cosa più normale del mondo. Non era così.
"No, grazie," risposi secca, senza distogliere lo sguardo dal mio piatto, cercando di concentrarmi sull'idea di mangiare qualcosa per distrarmi. Draco sembrò per un attimo confuso, come se non avesse capito come potevo rifiutare una sua proposta. Ma il suo orgoglio non era mai stato così facilmente intaccabile. Lo sapevo.
"Non ti preoccupare, non ti mangio," continuò, alzando le spalle. "Ma spero che non ti stia isolando, Megan. Hogwarts non è un posto dove ci si può nascondere."
Tutto in lui urlava "superiorità", eppure non mi interessava minimamente. Come se volesse che mi sentissi intimidita dalla sua presenza. Ma la verità era che lo trovavo divertente, in un certo senso. Non mi toccava, non era riuscito a farmi né paura né fastidio. Draco Malfoy era solo una delle tante ombre che si aggiravano per Hogwarts, e io avevo imparato a non farmi intimidire.
"Non mi sto isolando," risposi con un sorriso che non nascondeva nulla se non un pizzico di sarcasmo. "Sto solo cercando di capire chi sono. E per farlo, mi basta stare lontano da chi pensa di sapere sempre cosa è meglio per gli altri."
La sua faccia cambiò per un attimo, ma solo per un attimo. Non lo avevo convinto, ma non mi importava. Il suo sguardo mi attraversò senza fermarsi, e quel tipo di indifferenza mi andava bene. Avevo più cose da fare che preoccuparmi di quello che pensava un ragazzo viziato come lui.
Nel frattempo, Pansy, che era sempre una presenza silenziosa al mio fianco, sembrò divertirsi in modo un po' malizioso della scena che si stava svolgendo. "Sei un po' strana, Megan, lo sai?" disse a bassa voce, con quella sua solita aria di superiorità. "Non sembri nemmeno il tipo che vuole fare amicizia con qualcuno."
"Che scoperta," risposi, senza alzare gli occhi. "Credo che Hogwarts sia piena di persone che non vogliono fare amicizia. A meno che non ci sia qualcosa che nascondo. E a te non interessa davvero, vero?"
Pansy fece una smorfia di disappunto, ma non replicò. Non era ancora riuscita a capire come avevo il potere di ignorarla senza nemmeno farle troppo male. Probabilmente era una novità per lei.
"Però," continuai, con un sorrisetto ironico, "mi sembra che stiamo tutti cercando di sopravvivere a qualcosa. Quindi, se mi lasci un po' di respiro, ci riuscirò benissimo."
Daphne si fece avanti, tentando di cambiare argomento. "Siete davvero così simpatiche tra di voi, vero?" disse con un tono che faceva sembrare la sua voce come un filo di veleno. "A Serpeverde, si sa, chi non si adatta è fuori."
Le ignorai. Serpeverde non era una casa da cui avrei mai pensato di scappare. Ma non era nemmeno un posto che mi sentivo di chiamare "casa". Era solo il luogo in cui mi trovavo, come una marionetta appesa a un filo invisibile. Se non mi adattavo, avrei fatto lo stesso. Ma non pensavo che nessuno avrebbe davvero capito.
Quando la giornata volgeva al termine e la sala comune si stava lentamente svuotando, cercai un angolo tranquillo dove riflettere. Mi ero stancata di chiacchiere inutili, di sguardi che non avevano significato, di giochi di potere che non mi appartenevano. Hogwarts non era diversa da come me l'ero immaginata. Ma dentro di me, sapevo che c'era qualcosa di molto più grande che mi aspettava, e non c'era modo che me ne sarei andata senza fare sentire la mia voce.
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L'erede di Merlino
FanfictionAudrey Wilson è la nipote del grande mago Merlino. Cadrà nella trappola di Tom Riddle. La sua impulsivtà la metterà nei guai e il giovane Riddle ne approfitterà. Tuttavia Audrey lascerà un'eredità più grande e pericolosa di quanto lei o Lord Voldemo...
