Thomas mi afferrò con forza, ignorando la mia resistenza. Mi spinse verso la porta della mia stanza, e ogni passo che facevo mi sembrava più pesante del precedente. C'era qualcosa in lui che mi confondeva. Non sembrava come Voldemort, ma c'era una durezza nei suoi occhi, un'implacabile determinazione che mi spaventava. Non capivo il perché del suo comportamento. Perché obbediva ciecamente a quel mostro? Non sembrava un normale Mangiamorte. Non sembrava godere nel farmi del male.
Quando arrivammo alla porta della camera, mi spinse dentro con violenza. Cercai di reagire, ma era più forte di me. Non avevo il tempo di lanciargli un incantesimo, e lui mi afferrò con una mano stretta sulla spalla mentre con l'altra mi colpiva. Il dolore mi attraversò come una scossa elettrica, ma cercai di non farlo vedere. Non avrei mai dato a lui o a Voldemort la soddisfazione di vedermi cedere.
Mi rialzai di scatto, ma la stanza girava. Le parole che Voldemort aveva pronunciato mi risuonavano in testa: "Non ti opporre a me..." Ma come potevo accettare tutto ciò? Come potevo permettere che qualcuno, anche mio padre, pensasse che fosse giusto distruggermi, semplicemente per aver cercato di essere me stessa?
"Smettila!" urlai, cercando di lanciargli un incantesimo, ma non riuscivo a concentrarmi. La mia bacchetta era lontana, e la mia mente era affollata da troppe emozioni. Il suo sguardo, però, non tradiva alcuna pietà. Mi sentivo in trappola, completamente impotente.
Lui non rispose, ma continuò a colpirmi. Il dolore aumentava, ma cercavo di non cedere. Sentivo che dentro di me c'era una parte che non avrebbe mai potuto essere sottomessa a loro. Non avrei permesso che quel ragazzo, qualunque fosse il suo legame con Voldemort, avesse il potere di distruggermi.
Quando finalmente si fermò, mi accasciai sul pavimento, con il respiro affannoso. Le lacrime non venivano, ma il mio corpo tremava. Non avevo mai provato tanta impotenza. Avevo sempre pensato di essere più forte di tutto questo. Ma il dolore, la paura... mi stavano sopraffacendo.
Mi chiesi perché Thomas fosse così. Cosa lo aveva fatto diventare quello che era? Perché obbediva così ciecamente a Voldemort? Non era un Mangiamorte come gli altri. Non lo sentivo. C'era qualcosa di diverso in lui. Ma cosa?
"Sapevi cosa sarebbe successo, vero?" dissi con voce rotta, guardandolo negli occhi. "Perché fai questo? Perché obbedisci?"
Thomas si fermò, quasi sorpreso dalla mia domanda. Poi, senza una parola, si abbassò accanto a me, ma il suo volto non tradiva alcun rimorso. "Non ho scelta, Megan," rispose, la sua voce bassa e vuota. "Voldemort ha ucciso i miei genitori. Mi ha preso quando ero solo un bambino. Mi ha cresciuto... male, ma almeno non mi ha lasciato morire. Non c'era alternativa. Non c'è mai stata."
Le sue parole mi colpirono come un pugno allo stomaco. La sua vita era stata distrutta da un uomo senza scrupoli, proprio come la mia. Ma mentre io avevo avuto la possibilità di conoscere l'amore, la famiglia, Thomas non aveva avuto niente di tutto ciò. Era stato forgiato nel dolore, e Voldemort aveva spezzato ogni suo legame con la speranza.
"Non so perché l'ho fatto," continuò, più a se stesso che a me. "Ma lui ha il controllo su di me. Non posso andarmene, non posso ribellarmi... se faccio qualcosa di sbagliato, uccide chiunque si metta sulla sua strada."
Le sue parole mi fecero sentire un dolore straziante. Non potevo capire completamente il suo mondo, ma sapevo che non aveva scelto di diventare ciò che era. Era una vittima, proprio come me, solo che la sua prigionia non si vedeva. Era nel suo cuore, nella sua mente.
Mi alzai con difficoltà, le gambe tremanti. Non riuscivo a reggermi in piedi. Ogni muscolo del mio corpo sembrava aver ceduto, e il dolore mi faceva quasi svenire. Avevo le mani tremanti e il respiro corto, ma cercai di mantenere la calma.
Thomas mi guardò per un momento, come se stesse valutando cosa fare. Non sapevo cosa aspettarmi da lui, ma quello che fece mi sorprese. Con un movimento lento e quasi incerto, si avvicinò e mi sollevò tra le braccia. Non riuscivo nemmeno a reagire, troppo debole per oppormi.
Mi strinse delicatamente, come se temesse di farmi del male. Il suo corpo era caldo e solido contro di me, e nonostante tutta la confusione e il caos che mi circondavano, quella breve sensazione di sicurezza mi fece rilassare un po'. Mi portò fino al letto e mi posò con delicatezza sopra le coperte.
"Stai tranquilla," disse in tono basso, quasi come se stesse cercando di consolare se stesso tanto quanto me. "Non ti farò del male."
Non sapevo se credergli. Tuttavia, non riuscivo a nascondere una parte di me che, pur combattuta, desiderava credere in quelle parole.
Thomas si allontanò lentamente, ma non prima di sistemare il cuscino dietro di me e accertarsi che fossi comoda. Non avevo mai pensato che una persona che avesse causato tanto dolore potesse essere anche capace di gentilezza.
Lo guardai mentre si avvicinava alla porta, e la mia mente era ancora confusa. C'era una parte di me che lo odiava, ma c'era anche una parte che provava compassione. Non riuscivo a capire come fosse possibile, ma il suo comportamento sembrava dimostrare che, nonostante tutto, una piccola parte di umanità fosse ancora dentro di lui.
"Perché?" chiesi, la voce quasi un sussurro. "Perché mi hai portata qui se... se poi mi tratti così?"
Thomas si fermò alla porta, e per un momento sembrò non sapere cosa rispondere. Poi, con un lungo respiro, rispose: "Perché non posso fare a meno di pensare che tu non meriti questo. Ma la verità è che non posso cambiare nulla."
La porta si chiuse dietro di lui, lasciandomi sola nella stanza, avvolta in un silenzio che sembrava rimbombare nella mia mente. Sentivo un nodo al petto, un miscuglio di rabbia, tristezza e un'inaspettata pietà per Thomas. Non avevo mai voluto che qualcuno soffrisse come lui, ma ora che lo vedevo da vicino, mi rendevo conto che, in qualche modo, lui era prigioniero di una maledizione che non aveva scelto.
Mi distesi sul letto, guardando il soffitto. I pensieri mi giravano in testa come una tempesta. Avevo tante domande, troppe. Ma una cosa era certa: quello che avrei dovuto fare ora era trovare un modo per liberarmi, per affrontare il mio destino e, se possibile, liberare anche Thomas. La lotta non era finita.
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L'erede di Merlino
FanfictionAudrey Wilson è la nipote del grande mago Merlino. Cadrà nella trappola di Tom Riddle. La sua impulsivtà la metterà nei guai e il giovane Riddle ne approfitterà. Tuttavia Audrey lascerà un'eredità più grande e pericolosa di quanto lei o Lord Voldemo...
