Il mattino seguente fu un vero inferno. Il sole entrava dalla finestra del dormitorio, ma non riusciva a scaldarmi. Non mi sentivo più come la Megan di ieri, quella che poteva prendersi gioco di tutto. No, quella ragazza sembrava lontana, come se fosse esistita solo in un'altra vita. Oggi, ero preda dei miei pensieri e dei miei dubbi. La notte scorsa, nella sala dei trofei, qualcosa si era rotto dentro di me. E ora, la mia mente era una tempesta.
Mi svegliai presto, prima che le altre ragazze si accorgessero che non dormivo. La mia mente era come una prigione in cui il mio cognome, "Riddle", rimbombava come un'eco inquietante. Non riuscivo a fermarmi. Non potevo ignorare quello che avevo visto. La targhetta. Il nome di mio padre. Le parole che Remus mi aveva detto così a lungo: "I tuoi genitori sono morti in un incidente." Non ci credevo più. Mi avevano mentito. O forse, non mi avevano mai detto tutto. E ora, avevo bisogno di sapere.
Mi alzai dal letto con una decisione che non avevo mai avuto prima. Mi vestii in fretta, senza guardarmi allo specchio. Non avevo bisogno di sembrare perfetta. Non avevo bisogno di nulla che mi distrasse. Corsi verso la sala comune, evitando le facce conosciute che mi sorridevano distrattamente. Mi dirigersi verso un angolo tranquillo, e lì, con mani che tremavano più per la rabbia che per la paura, presi un foglio di pergamena e una piuma.
Iniziai a scrivere, senza pensarci troppo. Non avevo tempo per le parole gentili, non avevo tempo per nascondere ciò che provavo. Era ora che Remus sapesse che ero stufa di vivere nell'ignoranza.
Caro Remus,
"Ti scrivo perché non posso più sopportare di non sapere la verità. Cosa mi stai nascondendo? Cosa mi hai sempre nascosto? Ti ho creduto quando mi hai detto che i miei genitori sono morti in un incidente. Ma non ci credo più. Ho visto qualcosa, ho trovato qualcosa. Nella sala dei trofei, ho trovato il nome di mio padre. Tom Orvoloson Riddle. La verità, Remus. La verità è che mi hai mentito. Mi hai mentito su di lui, mi hai mentito su di me. Ma ora basta. Ho bisogno di sapere chi sono. Ho bisogno di sapere da dove vengo. Perché non mi hai mai parlato di lui? Perché non mi hai mai detto che appartengo a una famiglia di cui dovrei aver paura?"
Megan
Non appena finii di scrivere, la mia mente era in subbuglio. Avevo paura di come avrebbe reagito, ma era troppo tardi per tornare indietro. Dovevo farlo. Dovevo sapere. Mi alzai, presi la lettera e la strinsi tra le mani, guardandola per un lungo momento. Poi, con un respiro profondo, la lanciò nel fuoco magico che c'era accanto, e la lettera scomparve nel fumo verde, destinata a raggiungere Remus, ovunque fosse.
Non avrei mai più permesso a nessuno di decidere la mia storia per me. Ora sapevo che dovevo cercare la verità, qualsiasi essa fosse, anche se fosse più oscura di quanto avessi mai immaginato.
La lezione di volo era, in un certo senso, una distrazione benvenuta. Con la mia mente ancora intrappolata tra le domande senza risposta e il peso di quella lettera che avevo appena inviato, il pensiero di volare sopra la scuola sembrava la soluzione perfetta per fuggire un po'.
Mi presentai sul campo, con il vento che sferzava il mio volto e una leggera adrenalina che cominciava a salire. C'erano gli altri ragazzi, tutti ansiosi di provare la loro prima lezione, ma io, tra i vari sentimenti che mi opprimevano, avevo un'espressione più sarcastica che entusiasta. "Oh, volare. Perché no, sono sicura che mi aiuterà a dimenticare la mia geniale famiglia," pensai tra me e me, mentre osservavo le scope allineate.
Il professore, Madam Hooch, ci fece salire su una vecchia scopa, vecchia e polverosa, ma sembrava comunque funzionare, e ci spiegò le basi. Io guardavo più con disinteresse che con emozione. Il mio pensiero era fisso su quella lettera, ma comunque cercavo di seguire le istruzioni come dovevo. Dopotutto, non volevo sembrare una completa imbranata di fronte a tutti.
Fu allora che lo vidi per la prima volta.
Harry Potter.
Lo avevo sentito nominare, ovviamente, come tutti a Hogwarts, ma non l'avevo mai incontrato di persona. In effetti, avevo evitato di avvicinarmi ai suoi gruppetti di fan, pensando che ci fosse qualcosa di... troppo drammatico nel suo stare sempre al centro dell'attenzione. Ma lì, sul campo di volo, non potevo non notarlo. Si stava sistemando sulla scopa con una certa sicurezza, come se avesse già volato da anni. C'era qualcosa di diverso in lui, come se il mondo intero fosse già pronto a scrivere una leggenda su quel ragazzo.
E in effetti, a quanto pareva, ci aveva già provato.
"Beh, non è che possa restare in ombra per sempre," pensai cinicamente, guardandolo mentre prendeva il volo.
Non avevo molta voglia di farmi notare, ma inevitabilmente i miei occhi si trovavano spesso a fissarlo. Era tutto così... inevitabile con Harry Potter. Sembrava quasi che l'universo intero orbitasse intorno a lui. Era impossibile non notarlo. I suoi capelli disordinati, il viso da ragazzo normale (se non fosse stato per quella cicatrice sulla fronte), e quel modo di essere che trasudava qualcosa di più grande di ciò che potevo comprendere.
"Allora, Megan, ti piacciono le altezze?" una voce improvvisa mi scosse dai miei pensieri. Era lui, Harry. Sì, proprio Harry Potter, che sorvolava il campo con la sua scopa come se fosse nato su di essa. Non ero sicura se avessi dovuto rispondere con entusiasmo o sarcasticamente, ma alla fine scelsi il sarcasmo, come sempre.
"Beh, chi non ama essere lanciato nell'aria senza alcun tipo di controllo?" dissi, fissando la scopa. "Davvero una meraviglia."
Harry rise, non ridacchiò o si fece offeso, ma rise genuinamente, come se avesse capito perfettamente il tono di quella frase. Un bel sorriso gli si dipinse sul volto, rendendo la sua cicatrice ancora più visibile. "Immagino che tu preferisca restare con i piedi per terra," disse lui, come se stesse scherzando.
"Proprio così," risposi, alzando un sopracciglio. "O almeno, in piedi quando voglio, non come una scopa che decide per me."
Ci scambiammo uno sguardo che fu breve, ma sufficiente per capire che avevamo qualcosa in comune. Non che mi aspettassi che diventassimo amici, ma c'era qualcosa di stranamente familiare in lui. Non per la cicatrice o per la sua fama, ma per quell'ironia e quel distacco.
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L'erede di Merlino
FanfictionAudrey Wilson è la nipote del grande mago Merlino. Cadrà nella trappola di Tom Riddle. La sua impulsivtà la metterà nei guai e il giovane Riddle ne approfitterà. Tuttavia Audrey lascerà un'eredità più grande e pericolosa di quanto lei o Lord Voldemo...
