Le settimane successive trascorsero rapidamente a Hogwarts, con le lezioni che riprendevano il loro ritmo abituale. Draco Malfoy, con la sua consueta arroganza, non perdeva occasione per vantarsi di essere stato scelto come nuovo Cercatore della squadra di Quidditch di Serpeverde.
Un pomeriggio, durante una pausa tra le lezioni, Draco si pavoneggiava nella Sala Comune di Serpeverde, circondato dai suoi fedeli seguaci, Crabbe e Goyle.
"Mio padre ha donato delle nuove Nimbus 2001 alla squadra", dichiarò con un sorriso compiaciuto. "Grazie a me, quest'anno la Coppa del Quidditch sarà nostra."
Alcuni studenti applaudivano, mentre altri, come me, ascoltavano in silenzio, riflettendo su come il denaro e l'influenza dei Malfoy potessero manipolare le dinamiche della scuola.
Mi sentivo infastidita dal modo in cui Draco si vantava, come se il mondo fosse ai suoi piedi solo per il fatto di essere un Malfoy. Non sopportavo quell'ostentazione, la sua continua ricerca di attenzione, e come ogni sua parola fosse un tentativo di dimostrare la sua superiorità sugli altri.
"Megan, sembri così annoiata da tutto questo," disse Draco con un sorriso sardonico, guardandomi con disprezzo. "Forse dovresti stare zitta e imparare qualcosa da me."
Non riuscivo a trattenere un sospiro, sentendo il calore salirmi al volto, ma non ero una che lasciava correre. "Sì, perché tu hai così tanto da insegnare, vero?" risposi sarcastica, cercando di mascherare il fastidio con una punta di ironia.
"Dovevi proprio parlare?" continuò Draco, facendosi avanti con un'aria di superiorità. "Sei solo una povera sciacquetta che sta cercando di stare al passo con i grandi."
In quel momento, un'ombra si fece più vicina. Thomas, che fino a quel momento si era tenuto in disparte, si fece avanti e, con un sorriso gelido, guardò Draco con disprezzo.
"Tu, Malfoy, la smetti di aprire quella bocca? O ti piace solo sentirti dire quanto fai schifo?" disse Thomas con tono minaccioso, la sua voce bassa e ferma.
Draco sbarrò gli occhi per un istante, sorpreso dalla rapidità con cui Thomas intervenne. "Cosa vuoi, Sallow?" chiese con tono sprezzante.
"Non so, forse un po' di rispetto per la gente che non ha bisogno di mettersi in mostra come te," rispose Thomas, avvicinandosi a Draco con passo lento, ma minaccioso. "Perché, se proprio insisti, posso farti capire che non è il caso di andare oltre con queste cazzate."
Crabbe e Goyle si avvicinarono, pronti a fare qualcosa, ma Thomas non fece nemmeno una mossa per allontanarsi. La tensione nell'aria era palpabile.
Draco guardò Thomas con occhi pieni di rabbia, ma dopo qualche secondo, capì che non sarebbe stato così facile metterlo in difficoltà. "Tu e la tua puttana," sbottò con disprezzo, voltandosi per andarsene.
Non mi aspettavo che Thomas si difendesse per me, ma, in qualche modo, mi sentii sollevata. "Non avresti dovuto fare così," mormorai, ma il sorriso di Thomas mi rassicurò.
"Non mi piace come trattano chi non si è mai dato arie," disse, un sorriso sardonicamente soddisfatto sulle labbra. "E comunque, ti consiglio di stare alla larga da quel cretino. Non vale neanche un secondo del tuo tempo."
Dopo l'agitazione della cena e il litigio con Draco, mi ritrovai a correre nel silenzio del dormitorio, con Thomas al mio fianco. Quella sera, dopo tutte le tensioni e le parole taglienti, cercai conforto nel divano del mio angolo preferito, dove Thomas, con la sua presenza silenziosa, mi fece accomodare. Ci accoccolammo insieme, le spalle vicine, e per un attimo il mondo sembrava sospeso.
Il calore delle sue braccia mi donava una calma fragile, mentre il brusio del dormitorio si attenuava intorno a noi. Cercavo di smorzare il tumulto dei miei pensieri, di lasciare che almeno per un po' la serenità di quel momento potesse prendere il sopravvento. Ma poi, quasi impercettibilmente, una voce si fece strada nel silenzio.
Era un sussurro profondo e antico, quasi un mormorio che proveniva dalle ombre del corridoio. Non so spiegare esattamente cosa diceva, e la mia mente era troppo confusa per interpretare appieno il messaggio; l'unica cosa certa era che il tono era inquietante, minaccioso in modo irreale.
Il suono mi fece trasalire. Per un istante, il mio cuore sembrò battere ancora più forte, e mi strinsi contro Thomas. "Hai sentito anche tu?" chiesi, la voce rotta da un misto di timore e curiosità, ma lui mi guardò, confuso, scuotendo la testa.
"No, Megan... non ho sentito nulla," disse, con tono assonnato e distratto.
Io rimasi lì, in un silenzio pesante, cercando di capire se la voce fosse frutto della mia immaginazione o un'eco proveniente da qualche angolo oscuro della scuola. La sensazione era disturbante, come se un segreto antico stesse bussando, nascosto dietro le pareti di pietra.
Thomas mi strinse leggermente, forse cercando di rassicurarmi, ma la mia mente era altrove, in un labirinto di domande e sospetti.
"Non è normale, Thomas," insistetti, accarezzandomi nervosamente la mano. "Hai idea di cosa possa significare questo?"
Lui si limitò a scuotere la testa, il viso ancora segnato dalla stanchezza e dalla serietà del momento. "Forse stai solo immaginando cose, Megan. Qui in questa scuola, i rumori sono tanti. Non ti preoccupare, cerca di riposare."
Nonostante il suo tentativo di tranquillizzarmi, il mormorio continuava a riverberare nelle mie orecchie. La sua origine mi era sconosciuta, eppure, quella voce mi fece capire che il mondo di Hogwarts nascondeva misteri ben più profondi e inquietanti di quanto avessi mai immaginato.
Così, mentre Thomas cercava di farmi addormentare con parole gentili e carezze rassicuranti, io restavo sveglia, avvolta in una morsa di incertezza. Non sapevo cosa aspettarmi dal giorno seguente, ma una cosa era certa: quella notte avrebbe segnato l'inizio di una ricerca per scoprire cosa, davvero, stesse cercando di comunicarmi quella voce misteriosa.
STAI LEGGENDO
L'erede di Merlino
FanfictionAudrey Wilson è la nipote del grande mago Merlino. Cadrà nella trappola di Tom Riddle. La sua impulsivtà la metterà nei guai e il giovane Riddle ne approfitterà. Tuttavia Audrey lascerà un'eredità più grande e pericolosa di quanto lei o Lord Voldemo...
