63

8 0 0
                                        

Il giorno dopo, la neve aveva cominciato a scendere in modo più insistente. I fiocchi cadevano morbidi e silenziosi, ricoprendo il terreno con un manto bianco che sembrava quasi irreale. Era una giornata perfetta per una passeggiata, e, anche se avevo un groviglio di emozioni che mi lacerava dentro, decisi comunque di uscire. In fondo, la compagnia di Draco mi era sembrata una buona distrazione.

Eravamo diretti a Hogsmeade, una delle poche occasioni in cui gli studenti potevano uscire dal castello senza troppe restrizioni. Thomas aveva lezione, quindi non sarebbe stato nei paraggi, e io avevo bisogno di un po' di spazio per pensare senza essere sotto il suo sguardo attento.

Draco camminava al mio fianco, con il cappotto nero che ondeggiava dietro di lui mentre avanzavamo sotto la neve che cadeva leggera. La sua presenza, un po' impetuosa e sicura, mi faceva sentire più libera, ma anche più inquieta allo stesso tempo. Il nostro rapporto aveva preso una piega che non mi aspettavo, eppure non riuscivo a smettere di pensare a lui.

"Vieni, velocemente," disse Draco, un sorriso malizioso sulle labbra, prendendomi la mano e portandomi con sé verso una delle taverne di Hogsmeade, come se fosse ormai un luogo sicuro, un angolo di tranquillità nel caos dei miei pensieri.

Il calore all'interno della taverna ci avvolse subito, il profumo del sidro di mele e delle spezie invernali che ci circondava ci dava una sensazione di intimità, di protezione. Mi sedetti accanto a lui, il mio cuore che batteva più forte per un motivo che non riuscivo a spiegare. Avevo voglia di ridere, di lasciarmi andare, ma la mia mente continuava a tornare a Thomas, alla sua protezione, e a tutto ciò che avevo appena vissuto.

Draco sembrava non aver bisogno di molte parole. Senza nemmeno farmi domande, si avvicinò a me con uno sguardo carico di una strana intensità, un'energia che non avevo mai visto prima. Si chinò verso di me e, senza pensarci troppo, le sue labbra si posarono sulle mie.

Il bacio fu diverso dal precedente, meno intenso ma più profondo, come se stessimo cercando di comunicare qualcosa senza parole. Ogni suo movimento era lento, come se stesse cercando di esplorare ogni angolo del mio mondo. Mi sentii confusa, ma in qualche modo... viva. Per un momento, le tensioni, le paure, la mia confusione svanirono. C'era solo lui, e il suo bacio, il suo calore che mi faceva sentire di più, ma anche di meno.

Mi staccai solo quando la realtà mi colpì di nuovo come un'onda. La mente tornò alla mia situazione, al caos che avrei dovuto affrontare. Ma non riuscii a dire nulla. Non volevo spezzare l'incanto del momento. Restammo così, vicini, seduti l'uno accanto all'altra, senza parole, mentre la neve continuava a scendere fuori, come una pioggia di piume bianche che inghiottiva ogni altro suono.

Mentre camminavamo fianco a fianco, il silenzio intorno a noi era rotto solo dal suono dei nostri passi sulla neve fresca. Il cielo era grigio e minacciava di portare altra neve, ma non mi importava. La compagnia di Draco era sufficiente a farmi dimenticare le preoccupazioni che mi tormentavano da settimane. Ogni tanto, uno dei suoi sorrisi, uno dei suoi gesti, mi faceva dimenticare tutto, anche se solo per un attimo.

Decidemmo di fare una passeggiata un po' più lunga, allontanandoci da Hogsmeade e avvicinandoci a una zona che non avevamo mai esplorato prima. La Strambega Strillante, un vecchio edificio che sembrava più una rovina che una taverna, sorgeva in lontananza, isolata dal resto di Hogsmeade.

Mentre ci avvicinavamo, iniziai a sentire strani rumori provenire dall'interno, suoni acuti e strani, che mi fecero accapponare la pelle. C'era qualcosa di inquietante nell'aria, una tensione che non riuscivo a spiegare. Il vento si alzò improvvisamente, soffiano più forte, e i suoni si fecero più intensi, quasi come se qualcuno stesse urlando, ma in modo distorto.

"Cos'è quello?" chiesi, fermandomi a metà strada, il cuore che accelerava per la paura.

Draco mi guardò con un'espressione di incertezza. "Non lo so... ma non mi piace."

I suoi occhi scivolarono verso la taverna in lontananza, le sue mani si stringevano, mentre cercava di capire cosa stesse succedendo. I rumori che provenivano da dentro si facevano sempre più forti, un suono stridente e raccapricciante, che mi fece sentire come se qualcosa di orribile fosse sul punto di accadere.

Senza un'altra parola, Draco afferrò la mia mano con forza e mi tirò indietro. "Andiamo," disse con voce bassa, ma decisa. "Non è sicuro."

Cominciai a correre insieme a lui, il battito del mio cuore che si mischiava al rumore dei nostri passi. La paura mi stringeva il petto, eppure non osavo fermarmi. Non riuscivo a immaginare cosa stesse succedendo, ma sentivo nell'aria qualcosa di minaccioso. Il vecchio edificio, che sembrava già di per sé inquietante, ora era il centro di una misteriosa oscurità che mi faceva rabbrividire.

Arrivammo a Hogwarts con il fiato affannato, i nostri passi rapidi e incespicati per il terreno innevato. Quando varcammo la porta del castello, sentii finalmente una sensazione di sollievo, ma non riuscivo a scrollarmi di dosso il terrore che mi aveva assalito alla Strambega Strillante. La paura sembrava crescere dentro di me, come se avessi appena intravisto qualcosa che non avrei mai dovuto vedere.

La cena si svolgeva normalmente, ma io non riuscivo a concentrarmi su niente. Il trambusto della sala grande, il chiacchiericcio delle persone intorno a me, sembravano lontani, come se fossi in un altro mondo. Ero troppo persa nei miei pensieri, preoccupata per quello che mi aspettava durante le vacanze natalizie. Sapevo che stavo per essere chiamata a casa, ma il pensiero di tornare da lui, di rivedere il volto di mio padre, mi stringeva il cuore in un nodo doloroso.

Quando finalmente la cena si avviò verso la fine, Thomas si avvicinò a me con una faccia seria, quella stessa espressione che metteva quando doveva dirmi qualcosa di importante, qualcosa che non avrei voluto sentire. Il suo tono basso e controllato non lasciava spazio a fraintendimenti.

"Megan," disse in modo che solo io potessi sentirlo, "il Signore Oscuro ha richiesto che tu torni a casa per Natale."

Il mio stomaco si contorse. Avvertii una fitta di terrore al solo sentire quelle parole. Non volevo tornare a villa Riddle. Non volevo vedere mio padre, non volevo affrontare quella casa che mi faceva sentire più sola che mai. La mia mente cercava disperatamente una via di fuga, ma sapevo che non c'era. Non avevo scelta.

"Non posso," risposi, il mio cuore che batteva forte nel petto. "Non voglio tornare. Non posso sopportarlo."

Thomas mi guardò con gli occhi pieni di un'intensa serietà, e il suo sguardo mi fece capire che non c'era nessuna via di scampo. "Megan," disse, quasi con una sfumatura di compassione, "lo so che non vuoi. Ma non hai scelta. Lo devi fare."

Il suo tono era fermo, senza spazio per repliche. Anche se capivo che non c'era nulla che avrei potuto fare per evitare di tornare a casa, il pensiero di dover affrontare di nuovo quella situazione mi angosciava. Non potevo smettere di pensare a cosa sarebbe successo quando sarei tornata lì, a cosa mi avrebbe imposto di fare mio padre.

"Non dirlo a nessuno," continuò Thomas, abbassando ancora di più la voce. "Non voglio che gli altri sappiano. Draco e gli altri sono già informati, ma non è il momento giusto per far sapere a tutti la verità."

Era un ordine, più che una richiesta. E, come sempre, Thomas aveva il potere di farmi obbedire, anche se dentro di me il mio cuore urlava per sfuggire a tutto questo. Volevo urlare, volevo far sapere a tutti quanto fosse difficile per me essere intrappolata in una vita che non avevo scelto. Ma dovevo stare calma, dovevo fingere di non sentire l'angoscia che mi consumava.

Con uno sguardo furtivo, Thomas si allontanò, lasciandomi sola con i miei pensieri. La sala grande sembrava all'improvviso troppo rumorosa, troppo piena di vita, e io non riuscivo a respirare. Avrei dovuto affrontare tutto di nuovo.

L'erede di Merlino La tua prossima ossessione. Scoprilo ora