Quando gli studenti iniziarono a tornare dalle vacanze di Natale, la tensione nell'aria era palpabile. La grande sala, normalmente piena di voci e risate, era stranamente silenziosa. I ragazzi che si sedevano ai loro posti erano più cupi del solito, i loro sguardi sospettosi. Ma ciò che più mi colpì fu l'assenza di Thomas. Nonostante l'assenza evidente, nessuno sembrava davvero parlarne, come se tutti avessero capito che la sua mancanza era legata a qualcosa di più profondo.
Mentre mi avvicinavo al mio posto, i miei occhi incontrarono quelli di Draco. Il suo sguardo era gelido, ma anche pieno di qualcosa che non riuscivo a decifrare. Appena gli fui abbastanza vicina, non esitò a alzarsi e ad affrontarmi, il suo volto teso e scuro.
"Dove diavolo è Thomas?" chiese con un tono che tradiva un misto di preoccupazione e rabbia. La sua voce era bassa, ma tagliente.
Non sapevo cosa rispondere. La verità era che non avevo visto Thomas da quando ero tornata, e mi sentivo un po' persa nel tentativo di ricostruire i pezzi del nostro rapporto.
"Non lo so," risposi, cercando di mascherare la mia ansia. "Non è tornato con gli altri?"
Draco mi guardò intensamente, come se cercasse di leggere tra le righe. Poi, con un'espressione che tradiva una rabbia contenuta, scosse la testa.
"Non è una domanda a cui ti aspettavi una risposta, Megan," disse con voce bassa. "La verità è che sei cambiata. Sei diventata come lui, come tuo padre. E tu non lo vedi, vero?"
Il suo commento mi colpì come una scossa elettrica. Non avevo mai pensato di essere simile a lui, ma a quel punto, ogni cosa che avevo fatto, ogni scelta che avevo preso, sembrava gridare il contrario. La bacchetta. La mia trasformazione in drago. La rabbia che mi consumava. Il sangue che mi correva nelle vene. Eppure, sentirmi dire quelle parole da Draco mi fece sentire come se avessi davvero fallito.
"Non è vero," risposi, cercando di mantenere una parvenza di calma, ma la mia voce tradiva una punta di insicurezza. "Io... io non voglio diventare come lui."
Draco mi guardò con uno sguardo che avrebbe potuto congelare il tempo. "Ma lo stai già facendo, Megan. Non importa quanto cerchi di negarlo, tu sei tua madre, e il sangue che hai nelle vene non cambia. E Thomas... dov'è? Non è qui. Non ti interessa, vero?"
Un peso enorme si stese sul mio cuore. Non potevo negare che in un certo senso aveva ragione. Mi ero persa nel mio stesso odio, nel mio desiderio di potere, e avevo allontanato tutte le persone che avrebbero potuto aiutarmi a rimanere ancorata alla realtà. Thomas, Draco, Remus... tutti avevano provato ad aprirmi gli occhi, ma avevo rifiutato di vederli. E ora non sapevo nemmeno dove fosse Thomas, né se ci fosse ancora un posto per lui nella mia vita.
"Lo cercherò," dissi finalmente, con voce tremante, non più sicura di niente. "Ma non puoi continuare a dirmi che sono come lui. Non sono così."
Draco non sembrava convinto, ma non rispose. Si limitò a guardarmi un'ultima volta con quegli occhi pieni di delusione e rabbia, poi si voltò e si allontanò, lasciandomi lì, con le parole che mi ronzavano nella testa.
Erano come un'eco che non riuscivo a fermare: Sei come lui.
E più ci pensavo, più sentivo che c'era del vero in quelle parole. Mi stavo trasformando in qualcosa che non avrei mai voluto essere, e non sapevo come fermarmi. La paura mi assaliva come un fiume in piena, e io ero incapace di arginarla.
La lezione di Pozioni era sempre stata una delle mie preferite, ma quel giorno l'atmosfera era pesante, e non riuscivo a concentrarmi come avrei voluto. Mentre mi dirigevo verso il mio banco, notai che Draco era già seduto, con lo sguardo fisso sulla superficie del banco. Quando mi avvicinai, alzò gli occhi, ma non sorrise. Il suo sguardo era impassibile, come se fosse arrabbiato con il mondo intero. E io ero parte di quel mondo.
Mi sedetti accanto a lui senza dire una parola, tentando di concentrarmi sui preparativi della lezione. Il professor Snape, come sempre, entrò in aula con passo lento e maestoso, e un silenzio tombale scese su tutti. Era chiaro che oggi ci avremmo lavorato su una pozione particolarmente complessa, ma la mia mente era lontana. Non riuscivo a smettere di pensare a quello che era successo prima, alla rivelazione di Draco e alla mia crescente paura di diventare qualcosa che non riuscivo a fermare.
"Vedi come stanno facendo quei due?" sussurrò Draco improvvisamente, interrompendo il mio flusso di pensieri.
Mi voltai e notai due compagni di classe, cercando di preparare la pozione nel modo giusto. Ma Draco non parlava di loro. Lo capii subito quando i suoi occhi tornarono a fissarmi, gli angoli della bocca tesi in una smorfia.
"Mi hai davvero deluso, Megan," disse, la sua voce bassa, ma carica di rancore. "Non posso credere che tu abbia scelto quella strada. Sei troppo simile a lui, come se non lo avessi mai visto prima, come se non lo sapessi."
Io lo guardai, cercando di mantenere la calma. Ma ogni parola che usciva dalla sua bocca sembrava colpirmi nel profondo. Non avevo idea di come fermarlo, di come placare quella rabbia che sembrava crescere dentro di lui.
"Non è come pensi," risposi, cercando di non far trasparire la mia frustrazione. "Io non voglio essere come lui. Ma devo fare i conti con quello che sono, Draco. E quello che sono è qualcosa che non posso cambiare."
Draco mi fissò a lungo, come se stesse cercando di capire se stavo davvero parlando sul serio o se fosse solo una scusa che mi stavo raccontando. Alla fine, scosse la testa.
"Mi dispiace, Megan," disse, la sua voce diventando più fredda. "Ma non ci credo. E non voglio più avere niente a che fare con te. Non così. Non se davvero stai diventando come lui."
Le sue parole mi colpirono più di quanto avrei voluto ammettere, ma invece di rispondere, mi voltai verso la lezione, cercando di concentrarmi sui dettagli della pozione. La sua voce sembrava un eco lontano, eppure mi risuonava dentro come un campanello d'allarme.
La pozione che stavamo preparando richiedeva precisione, ma il mio cuore non riusciva a battere con lo stesso ritmo. Ogni movimento sembrava meccanico, come se il mio corpo stesse lavorando da solo, mentre la mia mente era intrappolata in un turbinio di pensieri oscuri. Mi chiesi se c'era davvero una via di fuga, se potessi fermare questa discesa, ma non avevo risposta.
Snape passò davanti a noi con il suo solito passo lento, ma si fermò per un attimo a guardare il nostro lavoro. Avevo paura che notasse qualcosa, che vedesse oltre la superficie e capisse che il mio cuore era troppo lontano dalla pozione che stavo preparando. Ma lui non disse nulla, e in qualche modo, la sua indifferenza mi fece sentire ancora più vuota.
La lezione continuò, ma il peso del silenzio tra me e Draco sembrava crescere con ogni minuto che passava. Non sapevo più cosa sperare, se c'era davvero una via per tornare indietro o se ormai fossi irreparabilmente cambiata. Ma una cosa era certa: quel giorno, sentivo il divario tra me e le persone che mi circondavano crescere ogni istante.
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L'erede di Merlino
Hayran KurguAudrey Wilson è la nipote del grande mago Merlino. Cadrà nella trappola di Tom Riddle. La sua impulsivtà la metterà nei guai e il giovane Riddle ne approfitterà. Tuttavia Audrey lascerà un'eredità più grande e pericolosa di quanto lei o Lord Voldemo...
