La mattina seguente, il sole si fece largo tra le torri di Hogwarts, gettando raggi caldi sui corridoi antichi. Mi trovavo in seconda, eppure il peso delle ultime settimane - di quella villa, delle punizioni, delle conversazioni dolorose - era ancora vivo in me. Non riuscivo a distogliere lo sguardo dai corridoi, immaginando che ogni ombra potesse celare il ricordo di una prigionia ineluttabile.
Appena arrivai nella Sala Grande, mi resi conto che, nonostante la confusione e il dolore che avevo provato, la vita scolastica riprendeva il suo corso. Gli studenti, con le loro chiacchiere e risate, sembravano dimenticare per un attimo le mie inquietudini. E poi, il momento della lezione arrivò: il professor Gilderoy Lockhart, l'insegnante di Difesa contro le Arti Oscure, fece il suo ingresso trionfante.
Con il suo abito scintillante e il sorriso smagliante - quasi troppo perfetto per questo mondo pieno di segreti e ombre - Lockhart prese posto davanti a noi. "Buongiorno, cari studenti!" esclamò, con una voce troppo acuta e forzata. "Oggi vi illustrerò le tecniche essenziali per difendervi dai pericoli oscuri che potreste incontrare... ovviamente, se siete in grado di seguirle!"
La sua presenza era esagerata, eppure, mentre parlava, non riuscivo a distogliere lo sguardo dal grande arazzo raffigurante la Camera dei Segreti. Un antico mistero che aleggiava nei corridoi, di cui molti sussurravano, ma che pochi avevano mai visto con i propri occhi. In qualche modo, quell'eco di un passato oscuro mi faceva sentire ancor più fuori posto, ma allo stesso tempo, curiosa di scoprire se il destino avesse in serbo per me qualche risposta.
Lockhart iniziò la lezione con la solita teatralità. "Vi racconterò una storia," annunciò, "di come, in un'epoca lontana, un giovane mago si trovò ad affrontare un terribile segreto nascosto proprio nel cuore di questa scuola." Mentre la sua voce ondeggiava tra il serio e l'assurdo, mi chiesi se fosse possibile che la Camera dei Segreti celasse davvero verità tanto inquietanti.
Il professor proseguì con una serie di incantesimi e dimostrazioni, mostrandomi le parole e i gesti che, a suo dire, avrebbero potuto proteggerci dalle creature oscure. La sua dimostrazione era spettacolare, ma mi sembrava più una messa in scena che una lezione reale. Qualcosa non quadrava, e io, pur essendo in classe, non riuscivo a distogliere il pensiero dai miei ricordi e dalle mie paure.
Nel frattempo, accanto a me, Thomas - che ora, pur rimanendo un enigma, si era guadagnato una posizione silenziosa tra i miei compagni - mi osservava con un'espressione che non tradiva né affetto né del tutto freddezza. Sapevo che il suo ruolo nella mia vita era ben diverso da quello dei miei amici, e la sua presenza mi ricordava costantemente che la mia esistenza a Hogwarts era solo un frammento di un destino più oscuro.
Ad un tratto, mentre Lockhart continuava a parlare delle presunte tecniche per domare la paura e l'oscurità, una conversazione tra alcuni compagni di casa iniziò a sussurrare il tema della Camera dei Segreti, quella misteriosa aula che sembrava abitare i sussurri di vecchi segreti. Un mormorio, un brivido di eccitazione misto a terrore, percorse la sala. Non sapevo se questo mi avrebbe dato conforto o ulteriori inquietudini, ma il mio cuore si fece più pesante di nuovo, come se ogni parola si intrecciasse con il mio passato tormentato.
La lezione finì e, mentre la sala si svuotava, Thomas mi fece un cenno silenzioso di incoraggiamento. Non ci fu tempo per commenti o sguardi complici; la magia di Hogwarts era fatta di attimi fugaci e di misteri che non potevano essere spiegati.
Uscimmo insieme nel cortile, in attesa della cena, e mentre camminavamo lungo i corridoi illuminati dalle torce, mi sentii stranamente sospesa tra il desiderio di scoprire il mondo e la paura di affrontare il mio destino. Thomas, sempre discreto, non parlava, ma il suo sguardo mi diceva che aveva compreso il peso di tutto questo.
Mi guardai intorno, il cuore che batteva forte nel petto. Il corridoio era deserto, rischiarato solo dalle fioche torce appese ai muri. Thomas era davanti a me, le braccia incrociate, quello sguardo enigmatico che mi faceva impazzire.
"Non dovresti essere qui," mormorò, il tono basso ma non severo. "Se ci trovano insieme, soprattutto lui..."
"Lo so," lo interruppi, "ma non mi importa."
Un istante. Un battito di ciglia. Poi mi sollevai leggermente sulle punte e, senza dargli il tempo di reagire, gli sfiorai le labbra con un bacio.
Fu rapido, quasi furtivo, ma il calore del contatto mi fece tremare. Lui rimase immobile per un attimo, come sorpreso, poi - con un sorriso che era insieme dolce e ironico - ricambiò. Il bacio si fece più vero, più sentito. Il mondo intorno sparì, lasciando solo noi due.
Ma il momento si spezzò bruscamente.
"Sallow!"
Una voce risuonò nel corridoio, ferma, autoritaria.
Thomas si staccò da me in un lampo, il viso che si irrigidì in un'espressione seria. Solo in quel momento mi resi conto che nessuno lo chiamava mai per nome. Sempre e solo Sallow. Come se il suo nome fosse solo un'ombra dietro al dovere.
Lui abbassò lo sguardo su di me, il tono sussurrato: "Vai, adesso."
"Ma..."
"Niente ma," tagliò corto, con quella fermezza che odiavo e amavo allo stesso tempo. "Ci rivedremo. Promesso."
E senza aggiungere altro, si allontanò, lasciandomi sola, il sapore del suo bacio ancora sulle labbra e mille domande a bruciarmi nella mente.
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L'erede di Merlino
FanfictionAudrey Wilson è la nipote del grande mago Merlino. Cadrà nella trappola di Tom Riddle. La sua impulsivtà la metterà nei guai e il giovane Riddle ne approfitterà. Tuttavia Audrey lascerà un'eredità più grande e pericolosa di quanto lei o Lord Voldemo...
