La carrozza che mi aspettava era imponente, proprio come la villa che avevo lasciato dietro di me. I cavalli che la trainavano erano bianchi come la neve, con criniere lucenti e occhi che sembravano vedere oltre il mondo. La carrozza stessa era decorata con intricate incisioni, la parte superiore ornata da fregi dorati che brillavano al contatto con il debole sole del mattino. Non era la tipica carrozza che mi aspettavo, ma qualcosa di regale, come se stessi per entrare in un'altra realtà, un mondo che mi apparteneva ma che non avevo ancora capito.
Mi sedetti all'interno, cercando di prendere fiato mentre la porta si chiudeva dietro di me con un suono soffuso, come se il castello di cui mi ero separata stesse cercando di proteggermi. Non mi sentivo pronta a tornare a Hogwarts, a quel luogo che ormai mi era familiare, ma che mi sembrava sempre più lontano da me. Avevo la sensazione che qualcosa stesse per cambiare, che non sarebbe stato più come prima. La verità, il mistero che mi aveva perseguitato, continuava a inghiottire ogni pensiero, ogni respiro.
Guardai fuori dalla finestra della carrozza, le strade che scorrevano velocemente, il paesaggio che cambiava mentre il viaggio proseguiva. Ma dentro di me, sentivo una battaglia tra quello che pensavo di sapere e quello che stavo per scoprire. Avevo trascorso giorni e notti cercando risposte, cercando di decifrare ogni piccolo indizio che mi fosse stato dato. Eppure, il medaglione, il segreto di mia madre e mio padre, tutto sembrava ancora un labirinto senza uscita.
Mi tirai il cappotto più stretto addosso, sperando che quel gesto potesse darmi un minimo di conforto. Quando la carrozza si fermò finalmente alla stazione di Hogwarts, mi sentii sollevata e, allo stesso tempo, delusa. Ogni passo che facevo mi portava più vicino alla realtà, ma più lontano da quello che avrei voluto essere.
Un pensiero mi attraversò la mente: Forse, una volta a Hogwarts, avrei trovato qualcuno che mi avrebbe spiegato tutto. Forse qualcuno avrebbe avuto la chiave di questo mistero che mi opprimeva.
Eppure, la sensazione di solitudine non mi abbandonava. Non avevo mai avuto una vera famiglia, non avevo mai avuto un posto che sentissi come casa. Hogwarts, nonostante fosse diventato il mio rifugio, non riusciva a colmare il vuoto che avevo dentro. Mi guardai attorno, sperando di trovare qualcuno, ma non c'era nessuno. Solo la nebbia che avvolgeva la stazione.
Il castello di Hogwarts si ergeva davanti a me come un'enorme ombra, le torri alte che tagliavano il cielo grigio e il portone massiccio che sembrava inghiottire ogni suono. I miei passi, ormai familiari, risuonavano sui gradini di pietra, eppure, nonostante la consueta frenesia di ritorno, qualcosa sembrava diverso. La neve che aveva cominciato a cadere delicatamente nella mattina avvolgeva ogni angolo di Hogwarts, e l'aria era fredda, ma non abbastanza da alleviare la tensione che sentivo dentro di me.
Avevo passato giorni lontana dal castello, ma l'ansia che mi serpeggiava dentro sembrava crescere ogni volta che mi avvicinavo a quel luogo. Non sapevo cosa mi aspettasse, se la mia curiosità sarebbe stata soddisfatta o se avrei dovuto ancora vivere con il peso del mistero che mi circondava. Remus, il medaglione, la verità su mia madre... su mio padre. Le domande continuavano a inghiottirmi, ma non riuscivo a trovare alcuna risposta che mi desse la pace che cercavo.
Quando entrai finalmente nel grande salone, l'atmosfera era diversa. Il brusio di sempre era più forte, più carico di eccitazione, ma c'era qualcosa di strano, una tensione sottile che percorreva l'aria. Non riuscii a vedere Remus da subito, ma mi sentivo osservata. Gli occhi di alcuni studenti sembravano più curiosi del solito, ma nessuno osò avvicinarsi. Mi sentivo straniera, anche in un posto che avevo imparato a chiamare casa.
Trovai il mio posto a tavola, guardando distrattamente i miei compagni di casa, ma il mio sguardo andò subito verso l'angolo, dove Draco Malfoy sedeva con il suo consueto atteggiamento altezzoso. I suoi occhi mi fissavano per un momento, ma non si avvicinò. I suoi compagni, Crabbe e Goyle, parlavano tra loro, ridendo sommessamente, mentre lui rimaneva immobile, come se stesse riflettendo su qualcosa. Forse su di me. Forse sapeva qualcosa che io non sapevo.
Mi sforzai di concentrarmi su qualcosa di diverso. La conversazione con Hermione, Harry e Ron, che da tempo erano diventati i miei unici veri amici, mi diede un po' di sollievo. Parlavano della partita di Quidditch che si sarebbe tenuta la prossima settimana, ma non riuscivo a partecipare davvero alla discussione. Il pensiero di ciò che stava succedendo dietro le quinte del mio passato mi aveva sopraffatta.
Draco Malfoy mi stava osservando. Non potevo fare a meno di notarlo. C'era qualcosa nel suo sguardo, un misto di curiosità e disprezzo, che non riuscivo a ignorare. Mi stavo sforzando di concentrarmi sulla conversazione con Hermione, Harry e Ron, ma la sua presenza, come al solito, era troppo potente per essere ignorata.
Ad un certo punto, quando mi voltai per rispondere a Ron, vidi Draco chinarsi leggermente, come se stesse studiando qualcosa con attenzione. I suoi occhi si fermarono sul mio collo, precisamente sul medaglione di Serpeverde che avevo indossato per tutto il giorno. Un flash di consapevolezza mi attraversò la mente: lo aveva notato.
Sospirai tra i denti, sperando che non fosse abbastanza curioso da fare domande. Ma ovviamente, non fu così.
"Interessante medaglione," disse Draco, la sua voce tagliente come al solito, "Non credevo che qualcuna di Serpeverde fosse così... interessante da indossare questo." La sua smorfia era evidenti, come se non fosse solo un commento casuale, ma una provocazione ben studiata. Il suo tono faceva trasparire un'acida sfida, un disprezzo che mi faceva rabbrividire.
Mi bloccai per un momento, sentendo il cuore battere forte. Non avevo voglia di entrare nei suoi giochi, ma c'era qualcosa in quel tono che mi spingeva a non farmi sopraffare da lui. In un attimo, mi ritrovai a prendere una decisione che, forse, non avrei dovuto prendere. Non gli avrei dato il piacere di farmi sentire piccola.
Mi alzai in piedi con decisione e, senza pensarci troppo, gli diedi uno schiaffo. La mia mano colpì la sua guancia con un rumore secco, e l'intera sala sembrò congelarsi per un secondo. Draco Malfoy rimase paralizzato, il suo viso che per un attimo si fece rosso. I suoi occhi, increduli e furiosi, si fissarono su di me, ma non dissi nulla. Non avevo bisogno di aggiungere altro.
"Non osare mai più insultarmi," sussurrai tra i denti, il mio corpo teso come una corda pronta a scattare.
Un silenzio imbarazzante si abbatté sul tavolo, e le risate dei Grifondoro si fermarono per un attimo. Draco rimase in silenzio, guardandomi con occhi pieni di odio. Non osò replicare, almeno non subito. E mentre il suo viso si contorceva in una smorfia, mi resi conto che forse avevo fatto qualcosa che non avrei potuto fermare. Avevo scelto di non subire, ma il prezzo che avrei pagato per questo gesto non lo conoscevo ancora.
Mi girai verso i miei amici, che sembravano sorpresi, ma non giudicanti. Hermione mi sorrideva con un'espressione di approvazione, mentre Ron sembrava più preoccupato per Draco che per me. Harry, invece, mi guardava intensamente, come se cercasse di capire cosa fosse davvero successo.
Sapevo che questa scena avrebbe avuto conseguenze, ma per la prima volta in quel periodo, sentivo che avevo fatto qualcosa di giusto.
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L'erede di Merlino
FanfictionAudrey Wilson è la nipote del grande mago Merlino. Cadrà nella trappola di Tom Riddle. La sua impulsivtà la metterà nei guai e il giovane Riddle ne approfitterà. Tuttavia Audrey lascerà un'eredità più grande e pericolosa di quanto lei o Lord Voldemo...
