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La cena si svolgeva con il consueto trambusto, il clangore delle posate e il vociare di studenti che parlavano dei propri compiti e dei piani per il fine settimana. Ma improvvisamente, un silenzio gelido si abbatté sulla sala, come se un'ombra avesse oscurato la luce delle candele sospese sopra i tavoli.

Il preside, Professor Silente, si alzò lentamente dal suo posto, guardando tutti con una serietà che non avevo mai visto prima. Il brusio si spense del tutto, e ogni sguardo fu rivolto verso di lui, i suoi occhi azzurri che brillavano di un'intensità insolita.

"Studenti," iniziò con voce ferma, "devo informarvi di un grave incidente. Un prigioniero è riuscito a evadere dalla Torre di Azkaban."

Un'ondata di panico si diffuse tra gli studenti, ma fu subito soffocata dallo sguardo autoritario di Silente. "Non c'è motivo di allarmarsi," continuò, "ma vi chiedo di mantenere un comportamento disciplinato e di prestare attenzione a qualsiasi strano comportamento. Gli insegnanti e le autorità stanno già prendendo tutte le precauzioni necessarie."

Mentre Silente parlava, il mio cuore batteva più forte. Un prigioniero fuggito da Azkaban? Non riuscivo a immaginare la gravità della situazione. Qualcuno che era riuscito a evadere da quella prigione così sicura e impenetrabile doveva essere molto pericoloso. La paura sembrava serpeggiare tra gli studenti, e anche se cercavo di mantenere una facciata calma, il mio stomaco era in preda all'ansia.

"Non voglio creare panico," proseguì Silente, "ma vi invito a rimanere nei vostri dormitori appena possibile. Gli insegnanti faranno ronde extra per garantire la sicurezza di tutti."

Il suo sguardo si posò su di noi, come se stesse cercando di rassicurarci, ma la tensione nell'aria era palpabile. Non riuscivo a scrollarmi di dosso la sensazione di inquietudine che mi aveva preso. Qualcosa di molto oscuro stava accadendo, e sentivo che non era finita qui.

Dopo che Silente terminò il suo discorso, la sala riprese a borbottare, ma la solita allegria era svanita. Anche Draco sembrava meno chiacchierone, e la sua espressione di solito arrogante era stata sostituita da una nota di preoccupazione.

"Chi pensi che sia?" mi chiese Thomas, abbassando la voce mentre gli altri studenti continuavano a parlare tra loro.

"Non lo so," risposi sinceramente, "ma se è riuscito a scappare da Azkaban... deve essere qualcuno davvero pericoloso."

Thomas mi guardò pensieroso, ma prima che potesse dire altro, Draco si intromise, con un sorriso che sembrava più forzato del solito.

"Beh, è ovvio che Silente non vuole che ci preoccupiamo troppo. Ma chi sa, magari è qualcuno che conosciamo," disse, guardando me con un sorriso sornione che non riusciva a nascondere l'ombra di curiosità nei suoi occhi.

Non risposi, ma il mio pensiero tornò immediatamente al passato, al padre che avevo cercato di dimenticare. L'idea che potesse essere coinvolto, che potesse esserci una connessione con l'uomo che mi aveva cresciuta, mi fece gelare il sangue nelle vene. Avrei dovuto affrontarlo, ma non ero ancora pronta.

La cena si concluse in fretta, senza l'allegria consueta. La notizia dell'evasione aveva gettato un'ombra su tutti, e mentre mi alzavo per andare verso i dormitori, sentivo il peso del futuro incombere su di me. La verità che mi ero sempre nascosta, quella che avevo cercato di evitare, stava tornando alla superficie, e io non ero affatto pronta a confrontarmi con essa.

"Stai bene?" mi chiese Thomas, notando la mia espressione più cupa.

"Lo sarò," risposi, anche se sapevo che quella notte non avrei trovato pace.

Il silenzio che seguì la notizia dell'evasione era pesante, come un velo che copriva la Sala Grande. Gli studenti continuavano a guardarsi l'uno con l'altro, alcuni ansiosi, altri apparentemente indifferenti, ma l'atmosfera era inevitabilmente cambiata. Non c'era più la spensieratezza di prima, e tutti, me compresa, avevano la sensazione che qualcosa stesse per accadere, qualcosa che avrebbe cambiato tutto.

Mi alzai lentamente, cercando di non dare troppo nell'occhio. Non sapevo cosa pensare, ma dentro di me sentivo una premonizione. La notizia dell'evasione sembrava così... familiare, come se in qualche modo fosse legata a ciò che avevo vissuto in passato. Le ombre del passato non erano mai davvero andate via. Ora, con il ritorno di un prigioniero pericoloso, mi sentivo più vicina a quelle ombre di quanto avessi mai voluto.

Thomas camminava al mio fianco, ma non diceva nulla. Non aveva bisogno di parole. Il suo sguardo era più pensieroso che mai, e anche lui sembrava percepire la tensione nell'aria.

"Ti preoccupa?" mi chiese infine, la voce bassa, come se temesse che qualcuno potesse sentire.

"Non è tanto la fuga," risposi, "è quello che potrebbe succedere dopo."

La sua espressione si fece più seria, e mi guardò intensamente, come se cercasse di leggere nei miei occhi qualcosa che non ero pronta a rivelare. "C'è qualcosa che non mi stai dicendo, vero?" chiese, ma con gentilezza, senza insistere troppo.

Io, però, non risposi. Non ero pronta a condividere i miei timori, né con lui né con nessun altro. La verità era che quella fuga mi aveva scosso più di quanto volessi ammettere. Avevo paura, ma non di un prigioniero in fuga. Avevo paura che quella figura misteriosa avesse qualcosa a che fare con il mio passato, con mio padre, con il buio che avevo cercato di tenere lontano.

"Non preoccuparti," dissi infine, cercando di sorridere, ma il mio sorriso non raggiunse mai gli occhi. "Sono solo... stanca."

Thomas non sembrava convinto, ma non disse altro, e insieme ci dirigemmo verso i dormitori. La sala comune di Serpeverde era più silenziosa del solito, come se tutti avessero percepito il cambiamento nell'aria.

Quando arrivammo, trovai un po' di sollievo nel silenzio del nostro angolo. Non c'erano domande, nessuna pressione. Solo un momento di tranquillità che mi serviva più di quanto avessi pensato.

Ma anche lì, la paura non mi abbandonava. L'ombra della minaccia che aleggiava sulla scuola mi faceva sentire come se ogni angolo, ogni ombra, nascondesse qualcosa di terribile. Avrei dovuto affrontare quella paura, ma come? E soprattutto, quando?

Non avevo le risposte, e in quel momento, mi resi conto che, nonostante tutto, stavo solo cercando di sopravvivere. Ma a che prezzo?

Quella notte, mentre cercavo il sonno, la mente continuava a vagare. La figura di quel prigioniero in fuga si mescolava con le immagini del passato che cercavo di dimenticare. La paura di ciò che sarebbe potuto accadere mi assalì, ma non c'era nulla che potessi fare per fermarlo.

Il mio passato stava tornando, e non sapevo se sarei riuscita a fermarlo.

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