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E anche oggi, dopo 11 anni, sveglio in una stanza che conosco bene, ma che non riesco mai a chiamare "casa". Il soffitto, basso e ingiallito, mi fa sentire come se il mondo intero stesse crollando su di me. Il freddo della notte sembra ancora avermi seguito, si infiltra nei miei ossi e mi impedisce di respirare come vorrei. Le lenzuola, scomode e troppo sottili, non sono mai riuscite a offrirmi quel conforto che avrei voluto, come se la casa intera fosse costruita per ricordarmi che non c'è nulla che possa davvero calarmi addosso e farmi sentire protetta. Niente è mai abbastanza.

Mi alzo piano, cercando di non fare rumore, non voglio svegliare Remus. Lo trovo già nel soggiorno, seduto con le gambe incrociate e lo sguardo lontano. C'è una tazza di tè fumante davanti a lui, ma sembra che non l'abbia nemmeno notata. Non è la prima volta che lo trovo così, perso nei suoi pensieri, ma ogni volta mi fa sentire più sola.

"Remus?" la mia voce esce più debole del solito, ma cerco di mascherarlo con un sorriso che so che non sembra mai vero.

Alza lo sguardo, i suoi occhi si fanno più morbidi appena mi vede. "Megan," dice, la sua voce è calda, ma non riesce a coprire tutta la tristezza che si nasconde sotto. "Come ti senti?"

"Sono... solo stanca," rispondo, ma dentro so che non è solo quello. Mi sento sempre stanca, da quando ricordo, come se un peso enorme fosse sempre sulle spalle e non se ne volesse mai andare.

"Non è facile," ammette, sorseggiando lentamente il tè, come se volesse diluire le sue parole, farle scivolare più facilmente.

Non dico nulla, lo so anche io. Non è mai facile. E non lo è mai stato. Mi guardo intorno, pensando a come le cose siano rimaste uguali, a come io, anche dopo anni, non sono riuscita a trovare il mio posto. Non so cosa cerco. Non so nemmeno cosa mi manca.

"Perché non scendi un po'?" mi chiede Remus, alzandosi lentamente, stirandosi. "La giornata è lunga, dobbiamo prepararci. Vedrai, andrà meglio."

Non rispondo subito, ma mi alzo comunque. Non voglio sembrare una di quelle persone che si arrendono, che si lasciano abbattere dalla tristezza. In fondo, voglio essere forte. Ma non lo sono. E non voglio dirlo a Remus, non voglio dirgli che la mia forza sta per spezzarsi.

Mi dirigo verso la cucina, e come sempre, c'è quella sensazione di essere invisibile in questo posto. Il forno, il frigo che emette quel rumore sordo, il tavolo che sembra sempre troppo vuoto. Non è la casa che vorrei. Non è il posto in cui mi vedo diventare grande. Ma è l'unico che ho, e non posso cambiarlo.

Mi giro e vedo Remus che mi osserva da lontano, il suo sguardo è dolce, ma triste. "Non sei mai sola, Megan," dice, come se potesse leggere i miei pensieri. Ma lo so. Non è vero. Anche se fosse, non riuscirei mai a scacciare quella solitudine che mi afferra in ogni angolo della mia vita.

Mi avvicino a lui, e per un attimo mi lascio cadere sulla sedia di fronte a lui. "Senti, Remus... io... non so cosa fare. Non so come fare per cambiare, per... trovare il mio posto."

Lui resta in silenzio, come se avesse paura di dire la cosa sbagliata. Ma dopo un respiro profondo, mi guarda e dice: "Tu hai il tuo posto, Megan. Non devi cercarlo. È dentro di te."

Ma quelle parole, invece di risuonare come un conforto, mi fanno sentire ancora più persa. Come se fossi destinata a restare ferma, incapace di muovermi verso qualcosa che potesse darmi pace.

La neve continua a cadere fuori dalla finestra, e io mi perdo nel suo silenzio, sperando che un giorno, magari, la neve seppellisca anche tutte le cose che non riesco a capire, e mi lasci finalmente in pace.

L'erede di Merlino La tua prossima ossessione. Scoprilo ora